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06 luglio 2006
TITOLO: "Catfish" di Sergio Palumbo
FONTE:Sepanet |
I
due racconti, di Massimo Carlotto e di Francesco Abate, hanno
in comune il protagonista: Catfish, ex poliziotto e ora dj, detective
improvvisato per insopprimibile curiosità ma anche per
un bisogno profondo di giustizia. Nel primo episodio è
la morte violenta dela bella Jasmine, ballerina di un locale equivoco
e donna dell'equivoco proprietario, a suscitare la sua volontà
di andare al di là dele facili conclusioni degli ex colleghi.
Catfish racconta, tra un brano musicale e l'altro, le sue avventure
agli ascoltatori di Radio Zero e dipinge, con il tono in apparenza
distaccato e sorridente del dj, il mondo rutilante di luci ma
marcio in profondità dei locali notturni, dove la droga
scorre a fiumi e povere donne, incaute o disperate, vedono appassire
presto la loro bellezza o finiscono all'obitorio.
Un tono di particolare originalità ha il secondo episodio
di Francesco Abate, in cui vediamo Catfish alle prese con una
banda di candidi vecchietti, che forse non sono tanto innocui
e sprovveduti come sembrano. Chi ha ucciso Benzinetta, l'anziano
usuraio del quartiere cagliaritano di Pisciurrè, calcando
la pentola che gli è caduta in testa durante una gita in
pullman per persone della terza età? Catfish arriverà
alla soluzionedell'enigma ma terrà per se le sue scoperte,
tanto la verità non è dimostrabile e forse rivelarla
non onorerebbe che un criterio astratto di giustizia. Ci sono
realtà che sembrano scritte nelle pietre stesse del vecchio
quartiere e nelle rughe di quegli anziani, ma è meglio
che si estinguano con loro. E c'è il male, quello vero
e senza età, che si annida nelle pieghe più insospettabili
della società, dietro la supposta dignità di ruoli
che dovrebbero essere rassicuranti: il prete, l'alto funzionario
della questura.
Particolarmente piacevoli risultano il tono leggero e scanzonato
di Carlotto e l'ironia di Abate, che rendono la lettura accattivante,
ma con un retrogusto talora amaro che lascia pensoso il lettore.
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| DATA:
01 luglio 2006
TITOLO: "Catfish" di Cesira Rosa
FONTE:PrimaLibri
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In
Catfish troviamo due racconti lunghi, Jasmine, di Massimo Carlotto,
e Il caso benzinetta, di Francesco Abate, accomunati dal protagonista,
dalla cornice narrativa e dalla musica. Colpisce subito positivamente
come elemento di novità il fatto che il protagonista di
entrambi i racconti sia lo stesso ma contemporaneamente diverso,
e non perché sia la risultante di aspetti giustapposti
creati da due autori differenti, ma nel senso che nei due racconti
mostra aspetti di sé diversificati e complementari.
Il detective protagonista è Valerio Vallorani (in arte
Catfish) - un ex poliziotto congedato dal servizio con una medaglia
al valore e innamorato della musica - che in Jasmine è
solo una voce, un io narrante dj che alla radio, in una torbida
e calda notte estiva, accompagnato dall’alcol e dal blues
racconta gli avvenimenti di cui è stato testimone. In Il
caso benzinetta Valerio è un uomo in carne e ossa, con
una lunga cicatrice chiara che dallo sterno gira fino alla schiena,
che si indispettisce e si innamora, e che erediterà la
radio di quartiere dal vecchio Amedeo, noto “Valvolina”.
Lo sfondo narrativo è sempre Cagliari, una città
malata e corrotta nel racconto di Massimo Carlotto, divertente
e ironica nel quartiere di Pisciurrè, governato da leggi
arcaiche e nascoste, nel racconto di Francesco Abate.
La musica dà il ritmo ai racconti e ci accompagna dentro
le storie fino alle verità conclusive.
Jasmine ha una struttura noir classica. “Quando una storia
mi attraversa la strada non riesco proprio a evitarla”,
spiega ai suoi radioascoltatori - lettori Valerio Catfish, che
dopo il congedo dalla polizia è diventato giornalista investigativo,
cioè “uno di quelli che braccano la verità
che si nasconde nei meandri più bui della nostra bella
città”.
Non tutti i delitti sono uguali, per Valerio. Il ritrovamento
in un locale notturno del cadavere di Jasmine, una bella ragazza
il cui vero nome era Domenica perché era nata l’ultimo
giorno della settimana, gli fa “ribollire il sangue”.
C’è un colpevole, un tipo losco e con una fedina
penale molto lunga, troppo scontato per essere vero. C’è
un’ex ballerina amica di Jasmine alla quale dei bulli di
quartiere hanno spezzato le gambe perché si è rifiutata
di stare con uno di loro. Ci sono i locali notturni con tutto
il loro carico di falsità e squallore. E c’è
l’indagine di Valerio, che gli consente di arrivare alla
verità e di ripagare in parte il torto subito da Jasmine
liberando con un perfido stratagemma la sua amica Sabrina dai
bulli prepotenti e riuscendo persino a farla sorridere, mentre
ascoltano jazz in un locale in cui non si balla , prima di augurarle
buona fortuna.
Il caso Benzinetta ha un taglio ironico. Una innocua gita di anziani
alla “valle dei nuraghi”, corriera e pranzo in agriturismo
con l’immancabile asta di pentole in acciaio inox, si trasforma,
nel buio della galleria mal illuminata della statale, in un giallo
nostrano che sembra una parodia di “Assassinio sull’Orient
Express”, con la morte di un anziano pensionato, Marras
Mariano, anni 71, noto “Benzinetta”. Valerio si fa
coinvolgere dall’eterogeneo gruppo di pensionati e cerca
di dipanare il mistero della morte di Benzinetta, “per non
sentirli più, per non avere più quegli occhi addosso,
per non averli più in mezzo ai piedi”, e tutto quello
che fino a quel momento avevamo scambiato per verità si
rivelerà a uno sguardo più profondo una finzione,
dietro la quale si nasconde la vera natura della solidarietà
del gruppo di “poveri vecchietti”. Che si discostano
dai cliché con cui interpretiamo la vecchiaia, intesa come
rassegnata rinuncia a incidere sulle situazioni e a governare
i propri destini.
Con pochi tratti l’autore dà vita ai personaggi e
allo sfondo che ne anima l’esistenza, il quartiere di “Pisciurrè”,
il quartiere dove tutti hanno un soprannome e che è “come
una grande famiglia”, dove “tutti pensano per tutti”.
Ma così come il quartiere nasconde una città sotterranea
segreta, tutti i personaggi sono diversi da quello che sembrano:
“Benzinetta” non era poi tanto disgraziato e “Valvolina”
non è poi così sprovveduto e innocuo. Sotto lo sguardo
meravigliato di Valerio si rivela una regolata organizzazione
del quartiere in cui qualcuno governa e detta le regole. E dopo
lo svelamento Valerio Catfish Vallorani decide di non intervenire
e di lasciare che “ogni cosa seguisse il suo corso, che
il quartiere regolasse i conti e sciogliesse i nodi secondo le
regole interne, come accadeva da secoli”. In effetti, sembra
volerci suggerire, una qualche forma di controllo sociale e di
rispetto delle regole è pur sempre meglio dell’individualismo
e della mancanza di regole.
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DATA: 08 giugno 2006
TITOLO: "Mezzo thriller per due autori" di Giorgio Maimone
FONTE: Il Sole 24 Ore |
Una
strana iniziativa che sfiora il limite della pubblicità
ingannevole. Il prodotto, alla fine, è più misero
di quanto gli strilli di copertina farebbero pensare. Ma se voi,
appassionati di gialli e noir, entrando in libreria vedeste sugli
scaffali un libro scritto a quattro mani da Massimo Carlotto e
Francesco Abate o da Sandrone Dazieri e Daniele Genova o da Loriano
Machiavelli e Giancarlo Narciso o da Valerio Evangelisti e Paolo
Ferrucci, prima di tutto vi chiedereste chi è il secondo
corno del binomio (Abate, Genova, Narciso e Ferrucci non sono
conosciutissimi) e poi vi lecchereste i baffi per la contentezza.
La prima impressione infatti è che si tratti di un libro
scritto a quattro mani tra un autore famoso e uno meno noto, quasi
una “scuola di scrittura” applicata, dove la “star”
dà una mano all’emergente, una sorta di bottega medioevale
delle attività di scrittura. E invece, ecco la pubblicità
ingannevole, sotto un unico titolo di copertina, ci stanno due
racconti. E i due racconti, in genere, non c’entrano nulla
l’uno con l’altro. La casa editrice è Aliberti
e la collana è “Due thriller per due autori”.
Direte voi: dal nome della collana il gioco diventa più
chiaro. Già, ma provate voi a cercarlo sulla copertina
il nome della collana! È in piccolo, in basso a sinistra,
in una specie di logo circolare di difficile lettura. Il sottotitolo
recita: “Due grandi narratori per un brivido d'autore. I
più prestigiosi giallisti italiani si «sfidano»
a coppie, alla ricerca del racconto noir più bello e intrigante.
Peccato che lo si trovi solo sul sito della casa editrice.
Certo che preso il primo libro non ci
si casca più: il gioco è manifesto. Poi può
piacere o meno (per ora non siamo nemmeno entrati nella qualità
degli scritti proposti), ma resta il fatto che non di un romanzo
giallo si tratta, ma di due racconti brevi. Il racconto giallo
è un genere quasi più difficile del romanzo. Bisogna
sintetizzare in poche pagine una vicenda, cercare di far conoscere
i personaggi, i loro vizi e i loro vezzi, il loro modus operandi
e lasciare, in mezzo a tutto ciò, il tempo perché
anche il lettore provi a giocare con l’enigma in questione
o a familiarizzare con l’ambiente e le situazioni evocate.
Ci riesce, sempre, Massimo Carlotto, già abituato a scrivere
storie brevi (quattro suoi racconti sono anche disponibili sul
suo sito da leggere online). Tra l’altro in questo caso
Abate e Carlotto in “Catfish” cercano di dar vita
allo stesso personaggio nello stesso ambiente. Operazione in
parte riuscita. Stridono invece tra loro Sandrone Dazieri e
Daniele Genova che in “La città buia” scrivono
due storie che in comune non hanno niente e che non sono nemmeno
belle. Dazieri risolve tutto con un ricorso esasperato alla
violenza, perdendo di vista il lato più “leggero”
della sua scrittura. Daniele Genova poi, annunciato come nuovo
talento e nella vita veramente impiegato come “private
eye”, ricorre a una scrittura greve, a metafore falliche
continuate, al servizio di una trama gialla di risulta. Pollice
verso. Machiavelli e Narciso in “Arrivederci Amen”
nemmeno ci provano ad annusarsi. Il primo propone una nuova
avventura di Sarti Antonio, il suo commissario “seriale”
a Bologna, il secondo una storia di coniugi italiani a Bali.
Distanti anni luce come stile, scrittura e ambiente. Spiazzante.
Anche “Lune nere” di Valerio Evangelisti e Paolo
Ferrucci è fatto di due racconti nettamente separati
e diversi: “O Gorica tu sei maledetta” del primo
e “Il sonno degli innocenti” del secondo. In questo
caso sono due racconti che “tengono”, ma che non
c’entrano l’uno con l’altro. Non so, ma se
si volevano mettere autori a confronto era meglio scegliere
un’antologia di racconti e forse puntare su prezzi meno
alti, visto che si tratta di un’iniziativa con una buona
dose di sperimentalità e racchiusa in poche pagine. Oppure
spingere perché l’episodio di Carlotto/Abate non
resti isolato.
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DATA: 17 maggio 2006
TITOLO: "Catfish, una doppia storia" di Barbara Ferraro
FONTE: Eventi Culturali |
Per
la serie due thriller per due autori è uscito ad aprile
"Catfish" di Massimo Carlotto e Francesco Abate.
Massimo Carlotto, scrittore, attore e autore teatrale è
nato a Padova ma vive da anni a Cagliari, tratteggia con gusto
ed esperienza un noir sui generis: siamo a Cagliari in estate
e di notte e in Sardegna le notti sono fresche e serene rispetto
ai giorni arsi e pieni di sole. La notte è quindi il momento
giusto affinché si possano narrare delle storie, anche
le più complicate e crudeli. A raccontare, la voce di Valerio
Catfish Vallorani, dj, che si spande attraverso le onde e proprio
per la sua ovattata distanza sembra dare alle parole raccontate
un vago sentore di fiaba e irrealtà. Ma quanto nelle storie
del dj c'è di verità e quanto di finzione? Catfish,
dal presente da dj e dal passato da poliziotto indaga con determinazione
sui misteri e i delitti di un'isola e di una città.
Parallela la storia di Francesco Abate, "Il caso Benzinetta".
Abate come Carlotto cagliaritano e come Catfish di professione
dj, oltre che giornalista. "Il caso Benzinetta" indaga
su di una morte grottesca avvenuta al termine di una delle più
classiche gite per pensionati alla fine delle quali c'è
sempre la solita esibizione di pentole inox. E proprio una di
quelle pentole inox viene utilizzata dall'assassino per soffocare
l'anziano Marras mariano detto "Benzinetta".
L'anziano ucciso viveva a Pisciurrè, un borgo cagliaritano,
e proprio nello stesso paese si è da poco trasferito Valerio
Vallorani, in arte Catfish...
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DATA: 25 maggio 2006
TITOLO: "Catfish" di Igor De Amicis
FONTE: Thriller Magazine |
Catfish…
è un ex poliziotto, uno speaker radiofonico, ma soprattutto
un uomo!
Un uomo segnato… nel fisico e nell’animo. Pollottole
e ferri chirurgici hanno marcato il suo corpo, delusioni e tradimenti
hanno segnato il suo animo… entrambe ferite indelebili che
lo accompagneranno per sempre! E così un ex sbirro, falsamente
rassegnato e realmente pronto a scavare nell’animo umano
e nelle turpi vicende della vita reale si trova a vagare per le
vie di Cagliari e per le terre della Sardegna indagando su morti
misteriose.
Sia che si tratti di ballerine di night barbaramente uccise, sia
di tranquilli pensionati dallo strano infarto lui Valerio Vallorani,
in arte Catfish, è lì pronto a chiedersi perché,
ad andare oltre le verità ufficiali, a mettere in discussione
tutto e tutti.
I due autori, Carlotto e Abate, costruiscono abilmente intorno
a questo nuovo personaggio, due splendide vicende tra loro svincolate
eppure complementari, due novelle che nella loro brevità
gettano squarci di luce sull’animo di un uomo che non si
rassegna malgrado le apparenze.
Il primo racconto Jasmine di Massimo Carlotto ci introduce nel
mondo dei night, delle compiacenti ballerine di lap dance, degli
imperturbabili buttafuori. Tutta la narrazione si dipana come
un unico flash-back, come il racconto del dj-investigatore ai
suoi ascoltatori e la narrazione procede fluida e incalzante,
interrotta solo dai bicchieri di whisky on the rocks e dalle canzoni
che lente scivolano nella notte radiofonica, diventando la colonna
sonora emotiva di tutta la vicenda. Le pagine scorrono veloci
e la storia avvince, la struttura della vicenda gialla è
solida e ben costruita, i dialoghi taglienti e secchi come una
lama ben affilata. Un racconto che nella sua brevità riesce
a creare un’atmosfera forte e cupa, triste e melanconica,
un moderno blues che trascina inesorabile e che sembra ricordare
i migliori hard-boilet dei maestri degli anni cinquanta. In definitiva
un racconto che rappresenta una perla del noir italiano e lancia
prepotentemente un nuovo personaggio letterario che speriamo non
ci abbandoni.
Il caso Benzinetta di Francesco Abate è la seconda indagine
di Catfish di cui si compone il libro, la struttura del racconto
è diversa dalla precedente, ma la storia è ugualmente
avvincente, il personaggio è ben costruito, approfondito,
sfaccettato e complesso in maniera mirabile. La storia nella sua
quotidianità, nella sua falsa semplicità cattura
fin dalle prime pagine. Una gita per anziani, un pulman, qualche
santuario, la dimostrazione delle pentole… un cadavere…
e tutto cambia, tutto assume una nuova prospettiva, i vecchietti
non sono poi così indifesi, l’innocenza è
forse un utopia. Il periodare è strutturato senza essere
pesante, i dialoghi e le immagini evocative, con poche frasi,
con qualche battute e con semplici descrizione di gesti si delineano
psicologie e interi rapporti personali… qualche battuta
al telefono e capiamo i rapporti fra Catfish e la sua ex, i gesti
di un semplice caffè e capiamo i rapporti fra Catfish e
il dott. Catanesi e con tutti i suoi ex colleghi della procura…
poche parole taglienti, secche, efficaci, laddove ad altri autori
occorrerebbero pagine e pagine di inutili elucubrazioni…
non è cosa da poco!
Senza voler sembrare troppo benevolo o ripetitivo… un’altra
ottima prova del noir italiano!!!
Un’ultima battuta per chiedere ai due autori di non dimenticare
Catfish… di farlo continuare a vivere, magari in una vicenda
più lunga… in un intero romanzo scritto a quattro
mani!!!
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DATA: 11 maggio 2006
TITOLO: "Catfish"
FONTE: Estemporanee.com |
Parto subito
con un giudizio: l’idea di fare una collana di libri scritti
da due autori è un’ottima idea. Aliberti Editore sta
sfornando una serie di libri scritti a due mani che ha denominato
“Due Thriller per Due Autori”. Fra i vari nomi: Valerio
Evangelisti, Sandrone Dazieri, Valerio Massimo Manfredi, Loriano
Macchiavelli.Il libro. Valerio Catfish Vallorani è un ex
poliziotto che non ha perso il vizio per le indagini. Carlotto e
Abate lo raccontano con due storie, Jasmine e Il caso Benzinetta,
che descrivono un protagonista curioso, condizionato dal passato,
ma non con un futuro
segnato. Fa il DJ in una piccola radio che utilizza per raccontare
le sue storie, le storie che il mainstream editoriale e mediatico
non può o non vuole raccontare, e lo fa vivendo come un giornalista
investigativo.
Jasmine è un racconto eccezionale, quasi un saggio su come
si condensa un’indagine in poche pagine e quali sono i passaggi
narrativi che portano il lettore (tenuto col fiato sospeso) ad arrivare
alla soluzione del caso attraverso gli occhi del protagonista. L’uso
dello stacco musicale, ossia Catfish che annuncia il prossimo brano
della scaletta notturna, permette di saltare fra lo studio radiofonico
e l’indagine che Catfish sta raccontando durante una fresca
notte estiva. Le canzoni “on air” che propone sono belle
e fra questa c’è anche qualche chicca della scena musicale
underground di Cagliari, città nella quale il protagonista
muove i suoi passi, e dove vivono anche i due autori.Il Caso Benzinetta
è un caso che racconta proprio l’ambiente del tipico
Rione di Cagliari. La storia, nella sua interezza, ci racconta una
serie di conflitti di quartiere che portano alla morte di un anziano
signore e a tutta la rete solidale e omertosa che si crea nei quartieri
storici, nelle loro minuscole vie. Un ottimo esempio di noir mediterraneo
ma da leggere in chiave ironica e divertita. In questo racconto
viene anche rivelato come Catfish arriva alla radio, come diventa
quel DJ che vive le sue giornate fra i pericoli di un mondo sommerso,
raccontando per radio le storie segrete della città.Catfish
è un ottimo personaggio, che potrebbe anche avere uno sviluppo
narrativo da parte di entrambi gli autori. Sarebbe interessante
che ne proponessero altre vicende perché è ben caratterizzato
e assai particolare per la sua attività radiofonica. Questi
due racconti, così come gli altri della Aliberti che andrò
a leggere, valgono molto per chi nutre passione per il noir e per
coloro che dimenticano tutto e si lasciano trasportare ludicamente
in un altro mondo. Nel caso di Catfish, Carlotto e Abate ci sono
riusciti perfettamente. Almeno per me.
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