DATA: 13 maggio 2008
TITOLO: "Il Cattivo Cronista" di Piergiorgio Pulisci
FONTE: Paese d'Ombre

Chi afferma che in Sardegna non ci siano gli squali, sbaglia. Ci sono. Il punto è che non si trovano nel mare. Si trovano un po’ dappertutto, ma non nell’acqua. Il tribunale, gli studi legali, le sezioni di partito, i commissariati, le discoteche, sono tutti posti che ne contengono tantissimi. Ma sono pesci piccoli. Squaletti. I loro denti sono arrotondati. Quando sbranano fanno male, ma non sono letali. Piccoli, insulsi, insignificanti squaletti. I veri predatori, quelli che fanno venire un infarto anche solo a vederli, sono pochissimi. Ma ce n’è uno che è ferocia pura. Cattivo come un tumore, avido di fama come una velina, egoista come un verme solitario, ma al tempo stesso dotato di un talento geniale per la scrittura. Si chiama Rudy Saporito: è cagliaritano, non sardo. Cronista di nera del più importante quotidiano della Sardegna, si muove nelle acque torbide di una Cagliari notturna e insidiosa. Si muove cattivo, pronto a sbranare la notizia: se sei sulla sua strada fatti da parte, perché ti sorriderà e poi ti pugnalerà alle spalle pur di superarti. Questo è Rudy: uno dei personaggi più cattivi e innovativi della letteratura italiana degli ultimi anni. Rudy Saporito, il Cattivo Cronista.

Perfidia. Il cuore di Rudy pompa perfidia nelle vene. La spinge ad una pressione altissima. E quella perfidia, quella cattiveria, è la benzina che fa muovere la macchina Rudy Saporito: una macchina da guerra nata per scovare notizie, rubarle agli altri a costo di mostrare le zanne, e poi riversarla su carta con rabbia e con un talento affilato all’estremo. Questo cronista di nera non si ferma di fronte a nulla pur di raggiungere il suo scopo: sentimenti, emozioni, pietà, amicizia, sono solo intralci per gli obbiettivi di Rudy, che quindi li scavalca senza voltarsi indietro. Questo è Rudy. Un bastardo. Ma un bastardo maledettamente simpatico.

Forse questa componente endemica di cattiveria deriva dal suo patrimonio genetico: infatti il giovane cronista viene da una famiglia di avvocati, di bravi avvocati, che si fanno strada nel foro grazie ad una bastardaggine senza pari, temperata su falsi sorrisi e ipocrite pacche sulle spalle. In realtà anche per Rudy la strada era stata spianata verso il tribunale, ma il giovane non era tagliato per quella vita. Così, con grande delusione del padre e del fratello, due vere iene in completi sagomati, ha iniziato a fare ciò per cui è nato: scrivere. E la cattiveria è il suo propellente, quello che gli permette di avere una marcia in più, di anticipare i suoi colleghi, di farsi beffe di quel poco di coscienza che gli è rimasto. Ma forse sbranare la vita come fa lui, non avere scrupoli di fronte a niente o nessuno, può avere dei rischi…

Come ci è finito il protagonista di questo romanzo su un letto d'ospedale, delirante di morfina e con braccia e gambe rotte? Lo si saprà avventurandosi all'indietro in un anno della sua esistenza. Lo si saprà seguendo Rodolfo Saporito, Rudy, cronista di nera. Rudy sta al centro della storia: perché è lui, sbruffone ciarliero con carico grosso di vanità, a gestirla con la sua voce la storia, proprio come s'industria o s'illude, nella vita, di gestire e manovrare le persone che gli stanno intorno e i fatti di cronaca che con penna scaltra ri-plasma a suo uso e consumo. Tutt'intorno una giostra di fatti e persone che sono le tante storie e la varia e commovente umanità di questo romanzo. Una giostra, per Rudy, da far girare alla velocità di una vita priva di scrupoli, alimentando un ego senza fondo. Salvo imprevisti.

Questa la trama de Il Cattivo Cronista, romanzo dello scrittore cagliaritano Francesco Abate, dove per la prima volta viene introdotto il personaggio di Rudy Saporito, il vero architrave portante del libro di Abate. La struttura narrativa di questo bel romanzo è suddivisa in quattro parti: una per ogni stagione. Sì, perché per capire come il giovane cronista è finito in un letto d’ospedale, più morto che vivo, Abate ci fa ripercorrere tutto un anno di vita del giornalista, in modo tale che il lettore può capire chi è Rudy, e cosa significa essere un cronista di nera, o meglio, il miglior cronista di nera di tutta la città. Perché il titolo, Il Cattivo Cronista, vuol dire proprio questo: essere il migliore, vincere su tutto, laddove la coscienza non è un impedimento, perché la coscienza non esiste più: è stata soffocata dal cinismo e dalla voglia di arrivare.

A seguire Rudy come un’ombra nelle lisergiche notti cagliaritane, c’è Gepi, uno spacciatore, suo unico vero amico, a cui copre le spalle grazie alle sue conoscenze in Questura e nel comando dei Carabinieri. Dal canto suo Gepi protegge Rudy dalla fauna giovanile di periferia che lui conosce molto bene, poiché da lì proviene. Abate tratteggia molto bene questa strana amicizia tra il cronista e lo spaccia: un’amicizia forgiata sulla base di condivisioni di esperienze allo sbando, fatte di infinite notti in discoteca, strisce di coca, ecstasy, avventure con diciottenni, vacanze ad Ibiza, il sogno di aprire un bel locale proprio lì, nella magica Ibiza, per fuggire definitivamente da quell’isola prigione, ventre bastardo che li ha partoriti.

Il personaggio di Gepi è delineato talmente bene, ed è intrecciato a corda doppia al Cattivo Cronista, che i lettori lo rincontreranno anche in Così si dice, seguito ideale del primo romanzo, e in Mi Fido di Te, romanzo scritto da Abate in coppia con Massimo Carlotto, dove Rudy e Gepi giocheranno delle parti fondamentali nello snodo della trama. Ma è proprio in questo primo romanzo che l’amicizia tra i due personaggi viene messa più in risalto, e il lettore capisce che in fondo Rudy e Gepi sono fatti della stessa pasta: entrambi sono affamati di vita e di notti tirate per le orecchie fino all’alba. Entrambi si sentono divinità della notte, che niente e nessuno può scalfire.

Così come il suo personaggio, anche Francesco Abate è un giornalista di nera; ad essere precisi un cronista di strada, categoria ormai in via d’estinzione. Per questo quando Rudy ci mostra l’interno di una redazione di giornale, che pare quasi una grande ragnatela dove una miriade di ragni cercano di mangiarsi l’un l’altro, non si può fare a meno di sorridere. C’è molta ironia nelle parole di Abate verso un mondo, quello del giornalismo, dove il clientelismo, l’ipocrisia, l’invidia, l’egoismo e la falsità, sono demoni con cui si deve avere a che fare, volenti o nolenti. E allora non resta che sorridere quando Rudy parla dei suoi colleghi, perché sembra quasi che Abate ci stia confessando tutte le cattiverie e tutte le falsità, tutte le persone per bene e tutti i pezzi di merda, con cui ha avuto a che fare. Ecco allora il povero Filo, precario da anni, bravo ragazzo un po’ sfigato che non riesce a farsi assumere in pianta stabile nel giornale e a cui Rudy insegna il mestiere; ecco Bonaria, l’amica più sincera di Rudy, che gli vuole bene per quello che è; ecco Lavori Sessualmente Utili che si fa strada nel giornale aprendo le gambe; e così via, in questa giostra di favori e doppiezza che costituisce il cuore marcio di qualsiasi giornale.

Con una spietata narrazione in soggettiva, Francesco Abate ci mostra la realtà direttamente attraverso gli occhi e i cattivissimi pensieri di Rudy. Ed è realtà vera quella che Abate spiattella sulla pagine; questo è un elemento molto importante. Francesco Abate è uno scrittore al servizio della realtà. Vede i suoi romanzi come lenti d’ingrandimento sulla società, su ciò che gli sta intorno; così intesse fatti reali con una trama inventata ma altamente verosimile, supportata da alcuni fatti di cronaca realmente accaduti e da una straordinaria fluidità della scrittura, secondo punto importantissimo nell’identità di quest’autore. La scrittura di Abate, infatti, è una di quelle che resta impressa nella mente anche dopo che si chiude il libro. È radioattiva. Fluorescente. Ti rimane inchiodata agli occhi come la luce degli strobo dopo una notte passata in discoteca. È viscerale. Buca la carne come un proiettile. Va dritta al cuore o allo stomaco. Senza pietà. Senza filtri. Ciò che Abate vede, Abate riporta. Se la sua scrittura fosse un cane, sarebbe un feroce e cattivo pit-bull da combattimento, di quelli che non smettono di sbranare finché non sentono toccare dente contro dente.

Questi due elementi, l’attenzione verso la realtà e il talento puro per la scrittura, coagulandosi tra loro vanno a formare lo stile Francesco Abate. Uno stile molto originale, nato per corrodere il perbenismo e l’ipocrisia. Uno stile creato ad arte per essere un antidoto alla noia e regalare notti insonni ai lettori.




DATA: 30 agosto 2007
TITOLO: "Il Cattivo Cronista" di Alessandra Anzivino
FONTE: Milano Nera

Francesco Abate, eclettico scrittore e Dj, nonchè stimato giornalista, classe 1964, nel 2004 ha dato alle stampe questo straordinario romanzo, una lettura stimolante, piena zeppa di intrecci noir godibilissimi e di spunti di satira sociale esilaranti.
Cagliari sonnacchiosa e placida durante il giorno si trasforma di notte, la noia si caccia con lo sballo, così scendono nell’agone, uno spacciatore scaltro, noto e volutamente ignorato dalle forze dell’ordine, ragazzine svenevoli e furbette, in carriera per divenire vere pupe da malavitosi, e il protagonista Rudy, di professione giornalista di nera.
Sfuggito ad un destino già scritto per lui, ripudiato da una famiglia divisa in rami prettamente professionali(ramo architetti, ramo avvocati), Rudy si industria per ottenere massimi risultati nel più breve tempo possibile e con minimo sforzo.
Eccezionale il suo barcamenarsi tra amori futili, malavitosi, e locali notturni con mancanza totale di scrupoli, una veloce e incalzante narrazione in prima persona ci dà la sensazione di stare accanto a lui, mentre tiranneggia, spia, commenta sarcastico la piega cinica che sta prendendo la sua vita.
Piace Rudy, gli si sta dietro col fiato corto, spesso lui è già altrove, che se la sta cavando alla grande, cade e si rialza e fin dalle prime battute del libro notiamo che tutta la sua storia è narrata a ritroso a rivivere avventure più o meno esilaranti e sempre al limite se non immerse nella illegalità.
Il percorso a ritroso è una scelta vincente dell’autore perché consente al protagonista di sezionare con allucinato raziocinio tutte le mosse che lo portano al suo presente.
Piace Rudy alle donne, spesso ridicolizzate e ridotte a fantocci dal suo più bieco narcisismo, vittime a volte inconsapevoli della sua natura gradassa e sempre sopra le righe.
Noir fino al midollo la città che descrive Abate e nel quale si muove col suo “Land” Rudy, scenario anche di squallidi omicidi documentati dai quotidiani locali.
Bella la descrizione di una redazione di giornale provinciale, dove il direttore a caccia di lettori si affida alla drammaturgia sulla notizia costruita più sui pettegolezzi e sulle vecchie foto di famiglia che sulle indagini vere e proprie.
Cuore noir, che si esplica nell’intreccio thriller tutto da scoprire del libro.
Piccoli capolavori infine i micro racconti che Rudy si diletta a scrivere per il suo giornale, un’esplosione di amarezza, critica sociale e ironia perfida.
Ci si fa qualche anche risata sopra, però il retro gusto amaro che di solito lasciano i libri noir c’è tutto, è un libro intelligente perché ti porta al baratro dei pensieri meschini con leggerezza ma nasconde un sotto testo morale di disorientamento sociale fortissimo.

DATA: 10 luglio 2007
TITOLO: "Il Cattivo Cronista" di Piergiorgio Pulisci
FONTE: Thriller Magazine

Come ci è finito il protagonista di questo romanzo su un letto d'ospedale, delirante di morfina e con braccia e gambe rotte? Lo si saprà avventurandosi all'indietro in un anno della sua esistenza. Lo si saprà seguendo Rodolfo Saporito, Rudy, cronista di nera. Rudy sta al centro della storia: perché è lui, sbruffone ciarliero con carico grosso di vanità, a gestirla con la sua voce la storia, proprio come s'industria o s'illude, nella vita, di gestire e manovrare le persone che gli stanno intorno e i fatti di cronaca che con penna scaltra ri-plasma a suo uso e consumo. Tutt'intorno una giostra di fatti e persone che sono le tante storie e la varia e commovente umanità di questo romanzo.
Cattiveria. Nelle vene di Rudy Saporito scorre cattiveria pura. Rudy è un cronista di nera. Un avvoltoio. Farebbe di tutto per avere un articolo in prima pagina. Per Rudy il fine giustifica i mezzi. Sempre. È disposto a sacrificare affetti, orgoglio, pur di raggiungere il suo obbiettivo. Tutto il romanzo è una discesa a rotta di collo nella mente perfidissima di Rudy, il cattivo cronista.
Francesco Abate sa scrivere. Ha uno stile graffiante, diretto, perfido come il suo protagonista. Uno stile impossibile da dimenticare. Ma soprattutto Abate ha il coraggio di dire, (e far dire ai suoi personaggi), tutto ciò che gli passa per la testa, con un particolare riguardo ai pensieri più cattivi. Il "cattivo cronista" non risparmia nessuno: è più velenoso di una tarantola incazzata. E il lettore, mentre nuota in tutta questa cattiveria, non può far altro che ridere, perché le stesse cose che pensa Rudy, le abbiamo pensate un po’ tutti qualche volta, pentendoci poi subito dopo di averle pensate. Rudy, invece, le pensa ma non si pente.
Così come il suo creatore, anche Rudy, giornalista di nera di un noto giornale cagliaritano, sa scrivere. È un ottimo giornalista. Non è uno di quei cronisti che si limitano a fare "desk" davanti al pc, ma ha il fiuto e la fame della notizia: le da la caccia, la insegue, e quando non la trova o non ha voglia di cercarla… se l'inventa.
Nei rapporti interpersonali il protagonista di questo bel romanzo è un bastardo di prima classe. Rudy riesce a manipolare a piacimento chi gli sta intorno, senza accusare il minimo rimorso. È maledettamente egoista, è permaloso, è fedifrago, è vanitoso, è un bastardo, ma è anche un genio. È un genio perché sa giocare con le parole. Il suo stile è vivace, tagliente, corrosivo. Sa toccare le corde giuste dell'animo dei suoi lettori, e sa perfettamente cosa vogliono sentirsi dire i suoi lettori. E lui, da grande approfittatore, gli da ciò che si aspettano. È un manipolatore, è un bastardo che esce sempre pulitissimo da ogni situazione, anche la più sporca.
In questo libro Abate ci mostra cosa vuol dire essere un giornalista di nera, con tutti i pregi e i difetti che questo mestiere comporta. Lo scrittore e giornalista cagliaritano disegna con grande limpidezza una Cagliari morbosa, fradicia di clientelismi e falsità, dove il suo protagonista si muove a suo agio tra serate in discoteca, tirate di coca, scappatelle con una diciottenne, e una strana relazione con una poliziotta.
Francesco Abate, qui alla sua seconda fatica letteraria, si rivela essere un ottimo e originale scrittore, non fosse altro per il fatto che questo libro non annoia mai.
Il Cattivo Cronista è un libro originalissimo: narrato in prima persona dallo stesso Rudy colpisce sempre nel segno, non sprecando nemmeno una parola. Lo si può definire un noir, perché racconta una Cagliari oscura e notturna, e lo fa senza andarci troppo per il sottile, aggredendo la pagina come rotweiller affamato, svelando oscuri retroscena della società cagliaritana, raccontando i peccati di una città bagnata dal sole, ma che nasconde molte zone d'ombra.

DATA: 12 gennaio 2004
TITOLO: "Il Cattivo Cronista tra seduzione, mala e uomini di legge" di Francesco Mannoni
FONTE: Messaggero Veneto

Troppi romanzi contemporanei sembrano rifarsi a temi dell’attualità più violenta, diligentemente impegnati a riprodurne il linguaggio sino alla parodia. Dopo una primissima fase di curiosità, il lettore se li lascia cadere di mano e aspetta con una certa impazienza che la moda-che li ha imposti sull’onda di certi film commerciali e la complicità degli editori-passi anche più in fretta di quanto sia venuta imponendosi. Tanto più si è grati ed entusiasti quando un romanzo, pur se attento ai temi e al linguaggio particolari di certa cronaca del nostro tempo, risulta invece opera di bella e consapevole maturità, con alle spalle una tradizione letteraria di tutto rispetto. E’ affascinante, a questo proposito rintracciare nel tempo il filo che dai Picari spagnoli ai primi romanzieri inglesi e francesi-gli ufficiali, come quelli sino a ieri stampati alla macchia-arriva nella seconda metà del Novecento allo straordinario Henry Miller, sposa le atmosfere di certi film francesi e americani, per sfociare, finalmente libero di censure, in romanzi come questo Il Cattivo cronista di francesco Abate. Abate, è giusto ripeterlo, soltanto in apparenza s’inserisce nella schiera dei narratori nostrani che pedissequamente si rifanno a tanti best seller americani. La sua è una voce particolare e autentica, identificabile sin dalla prima pagina: «Il vecchio voleva che avessi una busta paga blindata». Da quella prima pagina una storia di devianze, raccontata con intonazione ironica, spesso prossima al sarcasmo, si sviluppa implacabile sino al finale che, per essere prevedibile, non colpisce meno di una scarica: «Mi sentivo elettrizzato come un addobbo natalizio, con le lucette in doppia fila che mi partivano dai piedi e mi arrivavano sino alla testa». Il passaggio dall’imperfetto al presente intona tutto il resto di questo brano di chiusura con il ritmo di un metronomo impazzito. Il cronista del titolo, per venire alla storia, è un giovanotto di buona famiglia borghese. Di questa famiglia è, se si vuole, la pecora nera. Non ha abbracciato la carriera del padre (il «vecchio» dell’incipit citato) e passa da una parte all’altra, di seduttore più accanito che convinto, di giornalista eccentrico in un quotidiano minore, di confidente, quasi complice, di esponenti della mala locale, di alleato degli uomini della legge. Il linguaggio è duro, spesso durissimo, ma risulta autentico, e necessario, come la crudeltà di certe scene. Che non sono necessariamente le più brutali. Si pensi, per esempio, al pranzo di Natale in famiglia: rimane in mente come un episodio di un film del miglior Buñuel. E non è un paragone da poco. Vale infine la pena di citare l’espediente, tutto letterario, dei racconti del protagonista nella sua veste di scrittore che si inseriscono a scatola nella narrazione vera e propria: sono trovate come questa a suggerire i pronostici più lusinghieri per la carriera dell’autore.

DATA: 14 luglio 2003
TITOLO: "Come un giornalista arrivista insegue lo scoop" di Davide Berselli
FONTE: StradaNove

Rodolfo Saporito, detto Rudy, lavora nella cronaca nera di un quotidiano sardo; ogni tanto imbrocca uno scoop, per caso o per vie traverse, seguendo un istinto da sciacallo che lo fa sempre galleggiare. Non gli dispiace sballarsi spesso con alcool e droghe varie, non disdegna le “cattive compagnie”, e si altalena tra le donne e le ragazzine che passano per la sua strada.
Un personaggio a prima vista, e lettura, odioso, cattivo, che non nasconde la sua natura a chi lo ascolta raccontare un anno della sua vita nelle pagine di “Un cattivo cronista”. Il titolo non rende onore alle qualità del reporter, che utilizza i peggiori ferri del mestiere ma fa saltare sempre fuori la notizia esclusiva (e che inoltre dà prova di buon scrittore all’interno del romanzo, in due racconti nel racconto); più che un cattivo cronista, Rudy è semplicemente cattivo, ma che in fondo sa farsi voler bene.
Perché nella ricerca di quel qualcosa in più, nelle sbandate delle anfetamine e della cocaina, nel ritmo sballato delle discoteche, Rudy è solo uno che vuole galleggiare, un finto protagonista, un attore virtuale tra squali e finzione. Quello che l’autore crea è un sottomondo, non sotterraneo, ma nascosto agli occhi dei più; Abate svela tutte le ipocrisie e sbatte la materia sulla pagina, con violenza e carnalità.
E scrive con questa fisicità, abbandonandosi spesso a neologismi e tocchi di sardo; una penna moderna e allucinata, un vocabolario completo che sa essere stringato come un sms, sono le armi che permettono, assieme alla leggerezza della trama, di bersi in un goccio le duecento e passa pagine. Alla fine delle quali scoppia il paradosso: la redenzione pubblica di una canaglia che vuole essere furba tra furbi, ma che agita nel lettore solo una leggera compassione.

DATA: 03 luglio 2003
TITOLO: "Come fare (male) il giornalista e avere successo" di Fabrizio Ottaviani
FONTE:Il Giornale

Il cinismo è la regola del cronista d'assalto protagonista del corrosivo romanzo di Francesco Abate. Ma qualche vola la verità è più forte della deformazione professionale.
Si chiama Rodolfo Saporito, Rudy per gli amici, e nasce 31 anni fa in una famiglia di ricchi avvocati. Così ricchi, da potersi offrire come regalo di Natale gioielli di Bulgari, dopo che i domestici hanno disposto sui piatti i cibi, in geometrie che nulla hanno da invidiare alle perfette strisce di cocaina disegnate dal rampollo sulla carta di credito. Negli anni del liceo si fidanza con la reginetta della scuola, ma è sorpreso nel bagno con la figlia della bidella, la quale resta incinta. Raschiamento pagato dalla famiglia del giovanotto, et voila, tutto risolto. Superato l'esame di maturità grazie alle disinvolte pressioni del padre, di studiare giurisprudenza non se ne parla nemmeno: meglio votarsi alla cronaca nera, in un giornale locale.
Il Cattivo Cronista (Il Maestrale, pagg. 213, euro 10) l'ha scritto Francesco Abate, giornalista professionista vincitore nel 1998 del Premio Solinas per il miglior soggetto cinematografico. Il protagonista del romanzo, l'unico tra i suoi colleghi a possedere un fuoristrada, non paga il conto nei locali notturni dove si ubriaca di mirto: basta un trafiletto sul night e la clientela raddoppia, quindi, riflette il proprietario, meglio viziarlo. Una prostituta è uccisa? Inventa un articolo sul mondo delle puttane: "Gli farò dire che sono preoccupate, che la notte non è più tranquilla, che da tempo girano armate. Scrivo al pilota automatico. Format: cronaca secca più preoccupazione sociale". Quando intervista i parenti dell'assassinato, Rudy spara a zero sull'assassino; quando bisogna blandire i parenti dell'assassino, getta fango sull'assassinato ("Del tipo: se l'era proprio cercata").
Il cattivo cronista ha un amico carissimo, di professione spacciatore, che a volte coadiuva spingendo le ventenni a impasticcarsi. Se poi la ragazza muore, incastra un delinquente qualsiasi, non l'amico, dopodiché butta giù un bel pezzo ad effetto, ruffiano e moralista. Perché Rudy forse non ha mai letto i francofortesi, tuttavia ha capito benissimo che l'industria culturale non produce stimoli, ma modelli per reazioni a stimoli inesistenti. Quindi non scriverà pagine lacrimogene, piuttosto spanderà lui stesso lacrime in articoli di fronte ai quali ognuno si sente in dovere di commuoversi, anche se non se ne vede la ragione: l'equivalente di ciò che in televisione sono gli applausi registrati, o i pelosi singhiozzi della conduttrice. Certo, ogni tanto un anello non tiene: se qualcuno in redazione si distrae, sul giornale compare una foto insolita, il ritrovamento del corpo di un travestito seppellito nella sabbia. Insolita perché intorno al corpo tutti ridono: carabinieri, medico legale e giornalisti. Oppure, inopinatamente, si stampa un titolo a quattro colonne: Arrivano le vacanze, impennata del mercato degli stupefacenti. Il binomio droga=morte è sostituito da quello più diffuso, ma giornalisticamente improponibile, droga=festa. Il caporedattore dorme, l'articolo esce, la verità, per un errore, appare.
In Rudy atti ignobili e deformazioni professionali sono intrecciati così strettamente, che non si a cosa pensare della treccia. Alla fine, a differenza del Werner Totges di Heinrich Boll, sciacallo spedito sottoterra dalla purissima Katharina Blum, si ritrova in un letto d'ospedale, le gambe e le braccia spezzate. Per una storia di corna, mica per altro. Poiché tuttavia il giorno prima ha firmato un elzeviro di denuncia sulle baby gangs, tutti sono tutti sono convinti (per la logica del tanto tuonò che piovve) che si sia trattato di una ritorsione, e che dunque il cattivo cronista sia un eroe, un martire. Chi gli negherà, ormai, una scrivania da vice-direttore?

DATA: 22 giugno 2003
TITOLO: "Un protagonista sbruffone e ciarliero" di Paolo Mastino
FONTE:Reporters

Un protagonista “disgustoso”, una Cagliari stranamente “metropolizzata” e una redazione giornalistica “tribale”, tutto insieme all’interno di un romanzo assolutamente da leggere.
Un libro che «proprio come una cozza, sta nelle acque peggiori, drena le più terribili schifezze e restituisce acqua pulita», come ha affermato lo stesso autore Francesco Abate, giornalista dell’Unione Sarda, in occasione della presentazione dell’opera presso la Libreria Il Labirinto di Sassari, alla quale sono intervenuti importanti giornalisti, scrittori e intellettuali.
“Il Cattivo Cronista” inizia in una maniera curiosamente insolita: il protagonista – che in realtà cattivo non è – si trova su un letto d’ospedale con le ossa rotte. Da lì, e per tutto il romanzo, Francesco Abate narra le intricate vicende di questo giornalista «sbruffone e ciarliero». Ed è solo dopo aver letto tutto d’un fiato le pagine agili e snelle del libro che il lettore capisce il perché di quella condizione iniziale. La lettura è godibile: come ha detto il giallista Massimo Carlotto, «Abate sa utilizzare in maniera nuova le tecniche di un genere che sta tra il noir ed il poliziesco».
Apprezzabile è anche la descrizione della città di Cagliari che, secondo il giudizio di Manlio Brigaglia, «appare quasi come fosse una delle metropoli narrate nei romanzi americani». All’interno di questo scenario agisce il protagonista che per alcuni è «gradevole, affascinante e comunque un buon cronista» (Massimo Carlotto) mentre per altri è «un personaggio brutto, disgustoso», come afferma, durante la presentazione, Celestino Tabasso, giornalista sassarese trapiantato a Cagliari, scherzosamente definito come colui che all’Unione Sarda «scrive le didascalie delle immagini sportive». Per avvalorare la sua tesi Tabasso si cimenta nella divertente narrazione di uno dei tanti micro-racconti contenuti nel romanzo – tanto odiati da Brigaglia «per via dei caratteri piccoli e del corpo del testo rientrato rispetto al resto del libro» –: durante una delle tante serate mondane alle quali deve presenziare, il protagonista si esibisce in un approccio piuttosto volgare con una bellissima modella. Dopo essere stato snobbato, egli decide allora di chiamare il giornale e di dettare al capo-servizio di moda e spettacolo «trenta righe di perfidia» che abbruttiscono l’immagine della ragazza a tal punto da farla apparire come «una specie di cesso», per usare le parole di Tabasso. Come se non bastasse la firma in basso all’articolo è quella di Saverio, collaboratore del giornale tramite il quale il protagonista aveva conosciuto la modella. «Borghese nel senso peggiore del termine,» continua Tabasso «il protagonista fa il fidanzato in maniera scorretta e il giornalista in una redazione molto tribale fatta di gente che preferisce cercare un errore negli articoli degli altri che andare a caccia di notizie».
Un romanzo che si fa leggere, quindi, e una presentazione senza dubbio interessante. Unico neo: la scarsissima affluenza di pubblico. Si è notata soprattutto la totale assenza di quei circa seicento aspiranti giornalisti che compongono “l’armata” di Scienze della Comunicazione e che hanno irrimediabilmente perso un’occasione di confronto con professionisti del settore.

DATA: 17 giugno 2003
TITOLO: "Cronache dalla provincia cattiva" di Francesco Ruggieri
FONTE: Liberazione

Centotrenta locali notturni per meno di duecentomila abitanti. Luoghi di "struscio", relazione, consumi ostentati e rappresentazione di rapporti sociali immutabili dietro i colori cangianti delle mode. Benvenuti a Cagliari dove, al vostro arrivo, potete trovare una guida particolare. Si tratta di Rudy Saporito, cattivo cronista. Brillante, spregiudicato, cinico, forse, ma su questo i pareri divaricano, Saporito è il protagonista dell'ultimo romanzo di Francesco Abate ("Il cattivo cronista", Edizioni Il Maestrale, Nuoro, 213 pagg, 10 euro), trentanovenne, giornalista, come la sua "creatura" in un grande quotidiano isolano, noto nei dancing sardi col nome di Frisco.
Un "togo" questo Rudy, giusto-figo-super, ma a Cagliari si dice togo e il gergo affiora spesso, senza esagerazioni, nella scrittura secca, veloce che Abate mutua dal mestiere e dal noir per portare Saporito attraverso fatti di nera e di bianca, intrecciati a vicende personali e comprimari piuttosto credibili. Le quattro stagioni del cattivo cronista si dipanano in un flashback in prima persona e in presa diretta dove il narratore-protagonista non sa nulla della situazione d'apertura dalla quale scaturisce il racconto. «Totalmente amorale e con momenti involontari di poesia», confesserà l'autore, non c'è nulla di autobiografico nella scelta di tal guisa di giornalista. Piuttosto, Abate ammette di cercare «un'altra fotografia di Cagliari» e del suo ceto borghese che lo affascina. Affari loschi e "di famiglia", delitti, consumismo, droghe, carrierismo, bulli e pupe.
La città di Abate vorrebbe essere una metropoli ma resta "bidda", provincia chiusa. Ossia cattiva. Con quel cronista cattivo perché incastonato - meglio, incastrato - nei rapporti di classe apparentemente immutabili di una città alla periferia dell'impero. La scena letteraria sarda si arricchisce di uno sguardo sulla città che promette nuovi capitoli dopo le prove di Atzeni, Bepi Vigna e molti altri spesso più attenti a scenari e memorie dell'entroterra. Un invito alla lettura, per Abate, suggerito anche da un forum apposito sul sito di Massimo Carlotto, che vive da quelle parti ed è l'autore della fortunata noir saga dell'Alligatore, denuncia di trame criminali e finanziarie al tempo della globalizzazione. Anche l'Alligatore, ne "Il mistero di Mangiabarche", è passato per gli anfratti meno raccomandabili della "bidda".

DATA: 25 maggio 2003
TITOLO: "Il trafficante di notizie" di Massimo Carlotto
FONTE: Il Manifesto

«Siamo una società basata sul profitto e io cerco solo di tenermi a galla». Questa è la filosofia di Rodolfo Saporito, giornalista di nera a Cagliari. Rudy è una vera carogna. Sfrutta tutto e tutti per vivere senza problemi. Un rampante dei nostri giorni, come se ne trova un po' ovunque, ma che tra i giornalisti è ben rappresentato. Il cattivo cronista mente, inventa, tradisce e non si offende quando qualcuno lo chiama avvoltoio. Lui desidera solo il nome in prima pagina, il denaro e le belle donne. Anche con loro si comporta nel peggiore dei modi ma alla fine riesce a imbastire una trama di menzogne che regge e convince. Come sempre. Eppure qualcosa non funziona e, all'inizio di questa storia, Rudy si ritrova in ospedale con le ossa fracassate. Qualcuno ha volto punirlo, ma la sua abilità riesce a trasformare a suo vantaggio anche questo incidente di percorso. In realtà il vero personaggio di questo bel romanzo di Francesco Abate Il cattivo cronista, edito dalla piccola ma prestigiosa casa editrice Il Maestrale di Nuoro (pp. 220, € 10), è la città. Quella Cagliari che non si legge mai sui giornali, un sottobosco di locali, cocaina, affari loschi di gente dalle mani sempre pulite e un continuo scambio di favori tra mondo dell'informazione e istituzioni tanto reale quanto indecifrabile ai non addetti ai lavori. Favori che, a volte, sembrano ricatti a cui china la testa anche la questura purché non venga pubblicata una certa notizia. Non a caso l'autore, Francesco Abate, è un giornalista dell'«Unione Sarda», oltre che noto dj col nome di Frisko, e racconta quello che conosce con dovizia di particolari.Il cattivo cronista non lavora in un quotidiano ben identificato e, comunque, non ha importanza, vista l'universalità del personaggio. Il giornale, nel romanzo come nella realtà, ha il ruolo di fabbrica del consenso in una città dove le notizie hanno sempre un senso ben preciso.

Nulla è mai casuale nell'informazione cagliaritana, soprattutto quella che riguarda la politica e gli affari, spesso così trasversali che i colori delle idee sbiadiscono. E la redazione riflette il clima che si respira in città ma Rudy è un attore nato e se la cava, evitando gli scontri diretti. Ma il giornale è anche potere. Vero. E anche Rudy lo usa per distruggere una modella, che aveva fatto successo in «continente», solo perché si è negata in modo arrogante. Una Cagliari dalle mille sfaccettature quella descritta da Abate. Il suo girovagare nella città che non fa notizia gli permette di incontrare spacciatori, casi umani e pezzi grossi. Il suo migliore amico è proprio uno spacciatore con cui sogna di aprire un locale a Ibiza, luogo che frequenta d'estate per «staccare» da Cagliari, che gli è entrata nel sangue come una malattia.Rudy Saporito è talmente preso dal suo ruolo che non cerca la benevolenza dei potenti, a dir la verità non ne ha bisogno visto che lui risponde alle loro aspettative e non esce mai dal coro.Francesco Abate per questo romanzo, ha scelto uno stile modellato su quello giornalistico, con forti contaminazioni con lo slang cagliaritano. E dove la musica del dj assume la funzione di ritmo, serrato e potente. A intercalare la narrazione ci sono dei pezzi pubblicati realmente dall'«Unione Sarda», come quello dedicato al Natale per il solito inserto annuale. Articoli di alto livello, sia giornalistico che stilistico, mascherati da pezzi di «colore» ma che invece sono vere e proprie incursioni nella realtà occulta di Cagliari. All'inizio potrebbe sembrare un romanzo di genere per la suspense di scoprire chi ha spezzato le ossa al cattivo cronista, ma si tratta solo di un abile artificio per incollare il lettore al libro.

Abate ha scritto un romanzo sull'informazione e su una città mediterranea che ha codici propri; se i Rudy Saporito sono un prodotto dell'Italia di oggi, Cagliari non è identificabile con nessun altro luogo. Questo fa del romanzo uno strumento importante per capire una città che si dibatte tra globalizzazione e arretratezza del ceto politico e imprenditoriale, che da un lato sogna di diventare metropoli ma fa di tutto per rimanere provincia. Dove tra i politici conta di più con chi si esce in barca le domeniche d'estate che la propria corrente di partito e dove, con meticolosità, si compiono scelte scellerate come ricoprire di legno l'anfiteatro romano o devastare una delle più belle spiagge del mediterraneo con un ripascimento di sabbia scura e melmosa.Forse il Cattivo cronista è il più bel romanzo su Cagliari scritto negli ultimi anni, certamente il più attuale, che esula dalle solite caratteristiche culturali isolane e punta dritto alla realtà. Quella vera, che ci interessa conoscere. Come quella dei giovani di certi quartieri di cui tutti parlano ma nessuno si prende la briga di raccontare e il cui futuro è già scritto nell'assenza di sogni.

DATA: 17 maggio 2003
TITOLO: "In Fiera l'inedita Cagliari di Atzeni" di Mariella Appiotti
FONTE: La Stampa/ Tutto Libri

«La città d'acqua». E' Cagliari ed anche il titolo del romanzo, Premio Deledda 2002, di Giulia Clarkson, un
viaggio cittadino nel tempo e tra esistenze «sempre al limite»: né mare, né terra,tra adolescenza e maturità, tra realtà e illusione.E Cagliari è protagonista anche di «Il cattivo cronista» di Francesco Abate, la quasi tragica avventura di un inquieto quanto sprovveduto reporter tra i marginali della città. Due volti della capitale sarda nei due nuovi romanzi che le edizioni del Maestrale mettono a confronto oggi alle 19, Stand Regione Sardegna, dopo aver presentato, ieri, un'altra Cagliari, quella negli scritti giovanili inediti di Sergio Atzeni. Molto da scoprire.

DATA: 5 maggio 2003
TITOLO: "Cattivi Cronisti"
FONTE: Giallodivino.blogspot.com

Ne ha parlato bene Flavio Soriga, buon motivo per consigliarne la lettura. Si chiama “il Cattivo cronista”, l’autore è Francesco Abate che di mestiere fa il deejay. Altro buon motivo per metterlo alla prova.

DATA: 3 maggio 2003
TITOLO: "Come si vede il mondo da una redazione" di Gianni Perrotti
FONTE: VocEuropea.it

Essere giornalisti, buoni giornalisti, non sempre equivale a essere scrittori, buoni scrittori. L’operazione è riuscita a pochi perché troppo differenti sono i due “mestieri” per poter avere in comune uno stesso destino professionale. Il mestiere di giornalista può essere esercitato, e qui non voglio scandalizzare nessuno ma solo esasperare il concetto, senza scrivere neppure una riga; per essere scrittori, cioè narratori di vicende umane, occorre “allineare” su un foglio bianco, nel modo più appropriato, parole, verbi, aggettivi; occorre sapere come le frasi devono essere articolate, quale “suono” devono avere per esprimere un concetto, quel concetto; uno stato d’animo, quello stato d’animo. Per esprimere qualcosa di incisivo, il narratore non può non tenere conto dell’ambiente in cui si sviluppa il racconto, dei personaggi che in quell’ambiente vivono, lavorano, amano, odiano. Chi desidera affrontare la spinosa impresa di riflettere sull’uomo, sia uomo-angelo sia uomo-diavolo, non può prescindere dai mille e mille risvolti di una società che si presenta sempre con le sue contraddizioni, ma anche con i suoi esaltanti stimoli. Essere buoni giornalisti non equivale all’essere buoni scrittori, ma quando i due “mestieri” si incontrano (uso le virgolette perché mi viene difficile definirli appunto mestieri) il mix sforna un prodotto fuori dal comune. La prova la fornisce “Il cattivo cronista” di Francesco Abate che la casa editrice “Il maestrale” ha appena pubblicato (223 pagine, 10 euro), dimostrando quella dose di coraggio (e soprattutto di intelligenza) che manca ad altri sedicenti editori sardi.

Il romanzo di Abate, giornalista con alle spalle un’esperienza professionale che lo ha portato ad assumere un ruolo di rilievo all’interno dell’Unione Sarda, non è il primo dello scrittore che nel ’98 ha pubblicato “Mister Dabolina” e l’anno successivo il soggetto cinematrografico “Ultima di campionato”, che gli è valso il Premio Solinas. Con “Il cattivo cronista”, Abate compie un’operazione originale: rivela il mondo della redazione di un quotidiano, abitato da una fauna multiforme e composita, senza alcuna forma di compiacimento o di mitizzazione. E in effetti, nel libro di Abate il giornale è soltanto un pretesto, il mezzo che consente al protagonista, il cronista appunto, di agire e comportarsi con spavalderia, con arroganza, con umanità profonda, con sensibilità ma anche con disprezzo e cattiveria. Il protagonista emerge dall’intreccio di ritratti, di episodi e di situazioni con una personalità non certamente mediocre, con una carica umana fuori dal comune. Ma, e qui sta un altro aspetto di rilievo dell’opera di Abate, il romanzo non è la storia del cronista cattivo, o meglio non è soltanto quella storia. E’ anche un affresco, un mosaico della sua splendida città sul mare, Cagliari, che il protagonista ama e fa amare, nonostante i vizi che in un centro di periferia si ingigantiscono, nonostante le perfidie che questa città nasconde fra le pieghe delle sue periferie. Il racconto si srotola con un ritmo che coinvolge, con uno stile e un lessico che penetra nelle radici gergali senza mai strafare, ma anzi portando linfa vitale in una lingua che rischia la sclerosi o l’imbarbarimento da troppi apporti stranieri. Francesco Abate usa parole sarde, in particolare campidanesi, per dare spessore, corpo, alla frase costruita in alcune occasioni con la struttura propria della lingua sarda. Ricordare la ricerca avviata in questo campo da Sergio Atzeni, lo scrittore scomparso prematuramente, non è fuori luogo. Come non deve essere trascurato Andrea Camilleri con i suoi “intarsi” in siciliano nei dialoghi e nelle descrizioni dei suoi romanzi. Ma è doveroso osservare che Francesco Abate può andare oltre i positivi risultati già raggiunti in quanto la sua visione del mondo è catturata da angolature differenti e complesse. Da tale osservatorio le prospettive non potranno che essere più ampie.

DATA: 21 aprile 2003
TITOLO: "Siamo una società basata sul profitto e io cerco solo di tenermi a galla" Redazionale
FONTE: Alice.it

Il "cattivo cronista" di questa storia si chiama Rodolfo Saporito - detto Rudy - cronista di nera su un giornale di provincia, studente di Giurisprudenza fallito con una ingombrante tradizione familiare di avvocati.
Ma come ci è finito Rudy su un letto d'ospedale, delirante di morfina, con braccia e gambe rotte, e tutti che vogliono complimentarsi con lui?
Lo si saprà avventurandosi all'indietro in un anno della sua esistenza. Lo si saprà seguendolo fra la redazione del giornale dove lavora e le periferie sgangherate di una grossa città di mare che ha per oasi notturne i bassi sparati, i drink blu cobalto, l'oblio anfetaminico delle discoteche.
Rudy, sbruffone ciarliero con carico grosso di vanità, s'industria o s'illude di gestire e manovrare le persone che gli stanno intorno e gli episodi di cronaca che con penna scaltra ri-plasma a suo uso e consumo. Una giostra di fatti e persone che sono le tante storie e la varia, carnalissima, anche commovente umanità di questo romanzo. Una giostra, per Rudy, da far girare alla velocità di una vita priva di scrupoli, alimentando un ego senza fondo. Salvo imprevisti.

DATA: 4 aprile 2003
TITOLO: "Francesco Abate, controcorrente nel Dna" di Roberta Mocco
FONTE: Sardinews

Francesco Abate, 38 anni, è giornalista professionista per l'Agenzia Unione Editoriale, alle spalle un passato di cronista di nera per "L'Unione". Si divide fra la redazione web e i locali notturni dove si chiama Frisko e fa il dee jay. Quando gli resta tempo scrive romanzi. Ha appena pubblicato il secondo: "Il cattivo cronista", edito da Il Maestrale. Guai a chiamarlo l'ultima sua fatica letteraria. Sì perché Abate, non sopporta il "giornalistese": le vertenze che si inaspriscono, i malviventi che fanno irruzione armati di pistola e col volto coperto, i sanitari che scendono in campo - mai visti i bidet sfilare in corteo - tutto quel gergo che, per strada, ha perso di senso e utilità, formule martoriate dall'uso, ormai solo macchie d'inchiostro dove sempre solo quell'aggettivo o quel verbo precedono sempre solo quel sostantivo. E pazienza se il cronista- inesperto, stagionato, in ritardo con il pezzo o semplicemente stanco- continua a propinarle ai lettori. Parla del suo libro. Protagonista è Rodolfo Saporito, rampollo senza laurea di una blasonata famiglia di avvocati, che finisce a fare il cronista di nera in una città di provincia.
I fatti di cronaca e molti personaggi nel tuo libro sono chiaramente riconoscibili.
"Trovi?"
Il cadavere del travestito sulla spiaggia di Giorgino, ad esempio.
"Sulla cronaca non ho voluto inventare nulla, non ce n'era bisogno: ormai non c'è più il mito di Cagliari solare del Poetto. Il cattivo cronista, che poi è anche il migliore cronista, è quello che sta lì a cercare, stanare i fatti che raccontano da una prospettiva privilegiata quello che si muove nei sotterranei della città".
Come lavori sulla scrittura? L'uso dell'elemento dialettale dà l'idea che ti sia un po' "camillerizzato". Se questo può piacere al cagliaritano vale lo stesso per un marchigiano?
"Mai letto Camilleri. Come lavoro sulla scrittura, non lo so: ascolto la musicalità delle parole. È più una questione di istinto, come quando metti camicia e pantaloni e ti accorgi che non stanno bene insieme. Ho cercato di creare un dialogo serrato e, soprattutto, ritmato. Prima che nascessero Atzeni o Fois, per anni abbiamo dovuto sorbirci il siciliano dei siciliani, e il genovese dei genovesi. Che si becchino ora anche l'eja o il bagassa".
Il cattivo cronista è sbruffone, pieno di sé, senza scrupoli. Eppure il giudizio alla fine è sospeso.
"Non sei mai al cento per cento una brava persona. I lati oscuri sono in tutti, altrimenti finisci sacrificato a San Pietro. Rudy Saporito è un prodotto della sua famiglia, solo ha scelto di delinquere in un altro campo, con un minimo di coscienza in più. I momenti positivi li vive quando fa autoanalisi, quando si accorge di viaggiare per stereotipi, ad esempio, nel rapporto con le donne. Salvo il giorno dopo correre appresso alla stangona bionda".
La cronaca ha una doppia verità, a volte tripla, e i giornali fanno fatica a raccontare. Il rapporto con le fonti ufficiali a volte finisce per trasformarsi in rapporto di fedeltà fra cronista e fonte. È accettabile per il lettore?
"Il cronista vero è specie rara. Più spesso è megafono delle conferenze stampa. Oggi nelle questure c'è l'ufficio stampa. Quando non esisteva, il cronista girava per le stanze, andava negli ospedali. Parlava con l'amico infermiere. La legge sulla privacy ha portato all'appiattimento della notizia. Tutelare la privacy non dovrebbe significare rinuncia all'informazione".
Per il tuo personaggio la provincia è pesante da reggere ma allo stesso tempo porto sicuro. Per Francesco Abate, cos'è la provincia?
"È vero, Rudy è come il re nello stagno. Per me, sì, è un porto sicuro in cui ho le mie dimensioni. È un posto dove non sempre stare ma ritornare. Eppoi questa provincia è molto particolare: autoreferenziale al massimo. Non ricordo chi ha detto che la Sardegna è fatta di tante città-stato. Cagliari stessa vuole essere la capitale di quest'isola ma poi, alla fine, se ne vergogna. Ci sono contraddizioni così forti che alla fine quel che è provincia non lo è più. Le potenzialità si perdono perché poi alla fine ci automutiliamo. Qualcuno dice che Cagliari è un porto messicano. Io penso che sotto i sombreri covino le rivoluzioni".
E l'invidia come sport diffuso? Il parlare sempre e comunque male di tutto e di tutti?
"Sono fortemente vaccinato all'invidia anche se, qualche volta, i calci vanno anche restituiti. L'invidia è per te che riesci a darti una vita felice e io no, per te che fai qualcosa di bello e io no. Invidia è quando il tuo vicino vede le belle piante nel tuo campo e, anziché fare più bello il suo, salta la staccionata e te le sradica"
Il tuo giudizio sui giovani scrittori sardi. Hanno qualcosa in comune che deriva dall'essere sardi?
"La sardità non è un monolite. La mia non è quella di Fois o di Soriga. Ognuno ne coglie un aspetto e la racconta. Io per esempio sono il primo Abate di generazione sarda. Mio padre era nato a Roma ed è vissuto a Torino. Io ho scelto di stare qui".
I ragazzi che Frisko incontra la notte e i giovani di cui parlano i giornali attaccandosi alle statistiche. Qual è lo scarto?
"Totale. L'uso delle statistiche è divertente: un giorno titoli: giovani edonisti. La settimana dopo: giovani introversi. La consolle è un osservatorio fantastico: trovi l'avvocato quarantenne che balla a fianco del ragazzino di diciannove anni. Il popolo della notte non esiste, semmai esistono i clan della notte".
A quale musica associ il tuo romanzo?
"Più di una. Suoni forti e ritmati alternati alla calma piatta. O dance ortodossa o musica ambient"

DATA: 28 marzo 2003
TITOLO: "Dieci gaffe per uno scoop"
FONTE: Vivacity.it

Il cattivo cronista nel libro di Abate si chiama Rudy Saporito, pur di emergere e farsi notare dal direttore fa sgambetti a colleghi, ed amici, calpesta sentimenti, e sensibilità, viola la privacy, in nome dello scoop ad ogni costo. Rampante, opportunista, limitato, in una parola, provinciale. Abate lo racconta a tinte ora forti ora ironiche, con un linguaggio asciutto a metà tra fumetto, giornalismo e noir. Francesco Abate, cagliaritano, classe 1964, esordisce alla fine degli anni settanta a 14 anni, dietro la consolle della prima radio alternativa sarda, Radio Alter. Poi arrivano le collaborazioni con Radio Città, Radio Flash e Studio 96. E' organizzatore di concerti e festival, diventa manager musicale, fonda assieme ad altri Radio X, fra le prime emittenti presenti su Internet. Nel '96 esce il suo primo racconto, L'Oratorio, due anni dopo arriva il primo romanzo, Mister Dabolina, edito da Castelvecchi.
Il successo letterario giunge nel '99 con Ultima di campionato che si aggiudica il primo premio come miglior soggetto al Premio Solinas-Scrivere per il cinema

DATA: 27 marzo 2003
TITOLO: "Il cattivo cronista: recensione" di Andrea Melis
FONTE: Massimocarlotto.it

Rudy Saporito è un figo. Troppo togo, si dice qua a Cagliari. Ma "il Cattivo Cronista" è un libro che va letto ovunque abitiate, perché descrive con una fotografia realistica e senza sconti i piccoli marciumi (tanti) e i pochi splendori di ogni città di Provincia che si rispetti (o che si rispetti ben poco): i rapporti tra le "istituzioni", come i tribunali, le questure, l'alta borghesia e la maldicenza popolare (istituzione non inferiore alle altre per credibilità e importanza, in un agglomerato urbano delle dimensioni di Cagliari) e soprattutto svela il ruolo di un cronista di nera e gli altarini di un giornale, anch'esso di provincia, che è l'esatto specchio della città che vorrebbe informare: piccoli marciumi (tanti) e pochi splendori, tra cui Rudy Saporito. Troppo togo. Il migliore.
La fotografia è realistica, dicevo, e senza foto ritocchi, calze a rete sull'obiettivo della telecamera, luci studiate per scaldare o ammorbidire: Cagliari ne esce infatti così così… spacciatori, poliziotti non proprio impavidi, giovani e meno giovani che non fanno mistero del largo uso di droghe leggere e meno leggere, vita mondana, belle pivelle (leggi modelle) che fanno carriera sulle apparenze e belle pivelle (leggi croniste) che fanno carriera dentro al giornale sollevando le gonne e la quantità di ormoni della redazione… I buoni e bravi che soccombono, i bravi e furbi, e forse anche un po' bastardi come Rudy, che invece sono destinati a diventare i migliori… Perché le notizie le cercano, le trovano o altrimenti le creano. Perché le donne le amano, le conquistano altrimenti le domano.
Questo libro è davvero una perla, come mi ha detto alla presentazione un filosofo che conosco, anche se dopo il suo quinto bicchiere di mirto: è una cantina polverosa in cui rovistare, e tutto ciò in cui ti può capitare di infilare le mani risulterà parecchio interessante! In effetti è tante cose. Innanzitutto un noir atipico ma che trascina fino all'ultima pagina con ritmo impeccabile, pur senza troppo sangue né troppi spari (che comunque ci sono). Ma è anche un libro scritto da un sardo con un linguaggio originale, scolpito su carne viva che potrete apprezzare ovunque abitiate, ripeto, ma se vi soffermerete al gusto un po' esotico degli innesti in slang cagliaritano (mai forzati, mai casuali, centellinati proprio come delle spezie che devono solo insaporire e al tempo rendere unico il piatto) potrete dire di aver mangiato una bella bistecca tipica di un luogo, ma trovandoci i sapori di tutte le città del mondo.
E' anche un manuale per apprendisti giornalisti, per quelli che sapranno distillare tra le righe i veri trucchi del mestiere. Questo perché è anche un libro autobiografico, benché l'autore lo neghi, dal momento che Abate è un bravissimo cronista di un importante giornale cittadino. E questo non può che essere sigillo di genuinità e realismo. Ha un solo difetto, secondo me. Anzi, sicuramente più di uno. Solo che ancora non li ho scovati, per questo mi fa incazzare. Aspetto che lo leggiate anche voi. Insieme possiamo sputtanarlo questo Rudy Saporito che fa tanto il duro...

DATA: 13 marzo 2003
TITOLO: "Quel cattivo cronista di provincia" di Flavio Soriga
FONTE: La Nuova Sardegna

Deve averne visti e conosciuti molti, Francesco Abate, di cattivi cronisti, di giornalisti sempre pronti al gran colpo, a bruciare i colleghi a qualunque costo, cellulare vibrante e Land Rover lucida di autolavaggio, nel portafogli la tessera Vip della discoteca, due carte di credito, un biglietto pronto per Ibiza d'agosto, lo sguardo annoiato e aggressivo di certi cagliaritani che hanno viaggiato e visto il mondo eppure si accontentano dei quattro locali in cui si possono sentire qualcuno, che hanno una lingua tutta loro che serve a capire chi è del giro e chi no, il ruolo sociale e la possibile utilità di chi incontrano, di chi hanno davanti.
Deve averne conosciute di persone con gli stessi cromosomi rampanti di questo Rudy Saporito, il protagonista del suo romanzo che esce questi giorni per l'editore Il Maestrale (duecentotredici pagine, dieci euro), deve averne conosciuti nelle redazioni dei giornali, nel mondo delle discoteche che frequenta per lavoro da vent'anni, deve averli studiati bene, magari gli sarà capitato di sentirsi lui stesso, qualche volta, un cattivo cronista, un giornalista che sta facendo benissimo il proprio lavoro, e che pure, o forse proprio per questo, non sta comportandosi come dovrebbe, come chiunque non sia un giornalista farebbe al suo posto.
Sottrarre le foto di un morto a casa dei familiari, per esempio, è cosa che Saporito fa sapendo di doverlo fare, per il giornale e per il dovere d'informazione, una pessima azione che un buon cronista deve fare, recitando "come un attore nato" e raggirando chi è annientato dal dolore di aver perso un familiare, un figlio, una moglie.
E' una storia forte, quella raccontata da Abate in questa sua seconda prova narrativa, molto lontana dal traballante esordio firmato qualche anno fa da Castelvecchi, uno stile più asciutto e maturo, una storia, soprattutto, più tesa e carica di cronaca, azioni, brutte facce e pessime coscienze, una storia di inganni da quattro soldi e mancanza di scrupoli, di successi inseguiti e raggiunti senza fermarsi troppo a riflettere su chi, inesorabilmente, alla fine pagherà il conto.
E', "Il cattivo cronista" un romanzo metropolitano, uno dei pochi scritti fino ad ora in Sardegna, un romanzo cagliaritano che non indugia su presunte particolarità isolane, che potrebbe essere ambientato a Genova o Marsiglia, e allo stesso tempo è fino in fondo di questa città, assolutamente cagliaritano, con un panorama cittadino squallido e brillante di abiti tirati, macchine nuove, mondanità da spiaggia e da locali notturni, miseria dei quartieri da "Bellas mariposas" e nobiltà di famiglie avvocatizie da sempre, studenti con la moto e gli ormoni che non incontrano ostacoli perché il ceto e il conto in banca dei genitori abbattono tutte le barriere, comprese quelle morali.
Lo stile scelto da Abate è un parlato rapido, secco e fortemente modellato sul gergo cittadino, innestato su un lessico da discoteca o locale notturno, giocato sulle brutte frasi dei giornali e della tv, una lingua che regge quasi sempre, scivolando solo ogni tanto in espressioni portate forse troppo di peso sulla pagina scritta. E' in ogni caso un tentativo coraggioso e alla fine riuscito di riprendere un discorso che era stato, tra gli altri e sopra tutti, di Sergio Atzeni, e in effetti Rudy Saporito entra nella galleria dei personaggi cagliaritani meglio raccontati della piccola storia letteraria cittadina, vicino appunto al Ruggero Gunale atzeniano, con cui pure non sembra condividere molto, come biografia e sguardo sul mondo. E' un vincente, il cattivo giornalista di Abate, uno che fa e prende e vive, laddove Gunale era un vinto e un sognatore, un giornalista senza stipendio che camminava stupendosi della poesia della città di bastioni e mare. Saporito ha poco tempo e altro dna, e vive Cagliari come una piccola Ibiza, cittadina di belle donne e bel vivere, dove se giochi con le carte giuste vinci tutte le mani, e te ne puoi fregare degli altri giocatori, e in palio ci sono le solite cose di tutte le città del mondo: soldi e carriera al giornale, nome in prima pagina e donne, molte e subito, belle e a tua disposizione, e locali che ti offrono pizza e birra e le tessere vip e la coca a buon prezzo e i poliziotti che coprono chi decidi tu, e bruciano chi ha sgarrato con te.
Un cattivo che pure ogni tanto sembra, in qualche misura, redimersi: capire le debolezze e le grandezze degli altri, la miseria di certe situazioni, la pochezza della posta in gioco, in questo crescendo come personaggio, rendendosi davvero credibile e forte, restando comunque un cattivo, e forse pessimo, cronista e uomo, come tanti se ne indovinano, ogni mattina, leggendo i giornali, come molti deve conoscerne Abate.

DATA: 4 marzo 2003
TITOLO: "Un pessimo modello di giornalista" di Roberto Cossu
FONTE: L'Unione Sarda

E' un Cattivo cronista, ma un’eccellente canaglia. Si muove nei corridoi frenetici di una redazione, viaggia tra le fonti arcane di un’ex vocazione, rovista tra (poche) nobiltà e (molte) miserie, ma è qualcosa di più di un giornalista. Potrebbe essere un medico o un carpentiere. L’albo professionale è irrilevante. Rodolfo Saporito è semplicemente una specie dei nostri tempi. Sottospecie “cialtroni”, razza antica. Forse per questo - qualche conto va pagato comunque - si presenta subito con un certo numero di fratture. Praticamente in coma. Chi l’ha conciato così? E perché?
Saporito è un giornalista per comodità, perché l’autore del romanzo, Francesco Abate, è un giornalista e conosce dunque i codici, i dritti e i rovesci del mestiere. Meglio ancora, il Cattivo cronista è un cittadino. Un cagliaritano. E il suo “ambiente” non è l’open space di un quotidiano, ma la metropoli. O quella che vorrebbe essere una metropoli, scegliendo spesso la strada più fangosa. Se maledetto è il cronista, maledetta è la città. Facile ricordare Il cattivo tenente, un film duro e plumbeo di Abel Ferrara. Forse il titolo, un’idea, è nata in quell’atmosfera.
«No, non si tratta di un giornalista che parla di un giornalista», sottolinea Abate. E «non ci sono modelli lontani o recenti di riferimento». Il personaggio «sta a me quanto la redazione che descrivo sta all’Unione Sarda. E cioè nulla». Saporito, detto Rudy (che «fa tanto cafone» e italo-americano deteriore), è un frammento di Italietta, che ha capito perfettamente come ci si agita nell’Italietta, tanto più se provinciale. «Totalmente amorale, cinico, con momenti involontari di poesia». Usa il suo mestiere per ciò che può dargli, neppure in grandi proporzioni. Vantaggi minimi, consumi superficiali, e sempre molto, molto, personali. Caratteristica principale, «la determinazione». Un passo avanti rispetto agli altri personaggi di Abate. In Mister Dabolina, romanzo d’esordio, compariva un avvocato suo malgrado, in Ultima di campionato, sceneggiatura da Premio Solinas, un calciatore suo malgrado. Qui sgomita «una figura assolutamente determinata», dagli obiettivi forse microscopici ma sicuramente lucidi.
Figura estrema? Piuttosto un “santino”, come sono definite in gergo le foto di esemplari da pubblicare, di un album più ricco. In pratica, «è un’altra fotografia di Cagliari, e del suo ceto borghese, che più mi affascina». O indigna, da buon cagliaritano. «Un ceto che ha condizionato la vita della nostra città, nel bene e nel male. Cagliari ha, sotto tutti i punti di vista, straordinarie potenzialità, sistematicamente strozzate da chi l’ha governata. Sui banchi del Municipio ma soprattutto fuori. Colpevole, secondo me, è un modo radicato di pensare e di essere». Città d’affari. E spesso «affari di famiglia». Abate affronta la questione ellitticamente, «più che dirlo lo faccio intendere». L’obiettivo del libro è proprio questo, a parte la gioia di raccontare: «Contribuire un po’ alla descrizione di Cagliari in questi anni».
Il fatto è che, dalla folta e smagliante schiera di scrittori sardi contemporanei, l’Isola è esplorata in lungo e in largo, la città invece, Cagliari in particolare, rimane sullo sfondo. Sergio Atzeni è un’eccezione, «il numero uno». Bellas Mariposas è tra i pochi tentativi (riusciti) di entrare a vele spiegate nel cemento cresciuto senza armonia, nelle turbe urbane, di collegare l’idea di identità a ciò che succede oggi, in una città particolare ma parte di un universo che si uniforma, sopportando più squallori che grandezze.
«Massimo Carlotto è entrato nel tema col Mistero di Mangiabarche, Flavio Soriga lo vede con un occhio esterno, Giulio Angioni ugualmente. Segnalo poi La mezza stagione di Cristiano Bandini, che ha vinto il Premio Gianfranco Cocco. Provo anch’io a raccontare la “bidda” metropolitana, perché sono cagliaritano e sento questo problema. Forse vedo un pezzo e non tutto il resto, ma ci provo. E comunque non considero questo romanzo un traguardo, solo un passaggio». Con qualche certezza in più sulle opere precedenti: «Mister Dabolina è nato con buone intenzioni, non tutte perfettamente centrate, e qui, se si vuole, faccio il mea culpa. Ho capito comunque dove non dovevo andare, e non rinnego niente». Tanto più che il romanzo è stato un buon successo di vendita.
Se Mister Dabolina era buonista, nel Cattivo cronista trionfa il cinico, in uno sfondo noir che però non fa del libro un noir in senso stretto. Il “cialtrone”, trent’anni d’età, è il prodotto di una ricca famiglia di avvocati, benessere conquistato senza eccessivi scrupoli. Agisce tra i marmi grigi del palazzo di giustizia, urta «alcuni fatti di cronaca che hanno segnato la fine del millennio a Cagliari», episodi marginali (“manipolati” per la finzione, riconoscibili dai lettori più attenti) ma che «segnalano un malessere generale». Attorno, il suo alter ego, uno spacciatore di cocaina, la collega di cronaca giudiziaria («cattocomunista fervente, il personaggio più simpatico e quello che amo di più»), una poliziotta, varie comparse.
Rudy fa capolino in redazione e “gira” molto in città. Approfitta del suo ruolo, ma va oltre, «vuole ingrossare il suo ego, non avere fastidi, essere sempre sulla cresta dell’onda». Eppure ha pure qualcosa di nobile: vorrebbe essere scrittore. Autentico. Peccato che, quando propone qualcosa, sia sistematicamente bocciato. C’è un sogno anche per lui, come per il protagonista di Ultima di campionato. I suoi racconti li leggiamo nel romanzo. Così come seguiamo la sua esorbitante voglia di “apparire”.
E qui c’è l’altro aspetto di Cagliari che interessa Abate: «La sua vocazione all’effimero, al mondano, più di qualsiasi altra città della stessa importanza. Facciamo i conti: 130 locali notturni, un’enormità, per meno di duecentomila abitanti. E gran parte di questi sono frequentati per lo struscio, per mostrarsi con l’abito alla moda, il telefonino, la macchina, la ragazza alla moda. Si volesse monitorare questa città, si costruirebbe uno splendido “Grande Fratello”. Va da sé che certi discorsi, solidarietà, equità sociale, trovano qualche difficoltà a imporsi».
Detto da uno scrittore, vale la pena ripeterlo, che odia Cagliari ma non può farne a meno. Perché ha qualcosa che la distingue, perché pretende di essere metropoli ma conserva la vivibilità. Non è un caso se gente come Carlotto ha scelto di vivere qui». Come si si risolve, come la risolve il romanzo, questa contraddizione? «Non c’è redenzione. La melma che poteva venir fuori torna nel bollitore». La “bidda” metropolitana rimarrà uguale a se stessa.
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