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DATA: 23 settembre 2001
TITOLO: "Due goal al Solinas" di Antonia Anania
FONTE: Caffè Europa |
| Si dice che lItalia sia uno dei Paesi più appassionati di calcio al mondo. Si dice che i giocatori delle squadre italiane siano i più pagati in assoluto. Si dice che alla domanda: Che vuoi fare da grande? tutti i bambini rispondano:Il calciatore. Si dice, si dice, ma qualcuno non sembra daccordo.Si chiama Vanni Visco ed è il protagonista di Ultima di campionato, il soggetto cinematografico con cui Francesco Abate ha vinto il Premio Solinas nel 1999. Vanni è un calciatore controvoglia, perché appassionato di libri e letteratura viene invece travolto dalla passione degli altri: genitori, zii, allenatori, squadre, donne della tv e delle discoteche. E diventa il prodigio della nazionale di calcio italiana. Luomo che fa la differenza, direbbero gli allenatori, baciato dalla dea Eupalla, direbbe Gianni Brera. Perché fa sempre goal, anzi per usare lonomatopea, fa sempre sbradabang!!!.Ma Vanni si prende la sua rivincita, e quella che per tutti gli altri, tifosi e calciatori, è la prima di campionato per lui sarà lultima (e non sveliamo altro). Ultima di campionato è una storia tragicomica, piacevole e divertente, che aspettiamo curiosi di vedere al cinema. Come accadrà a ottobre con Luomo in più (premiato sempre al Solinas nella sezione soggetti Film Made in Italy 1999) scritto e diretto da Paolo Sorrentino, su apice e declino di due napoletani, Tony e Antonio, un cantante e uno stopper di serie A. Ma se nel caso di Antonio il declino provoca la disperazione, nel caso di Vanni invece la soddisfazione. |
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DATA: 9 giugno 2001
TITOLO: "Vanni Visco, prigioniero di un pallone" di Roberto Cossu
FONTE: L'Unione Sarda |
In un racconto di Osvaldo Soriano si racconta del figlio di Butch Cassidy che avrebbe voluto studiare filosofia: la "gente" invece lo volle pistolero e lui finì per sparare terribilmente bene e arbitrare partite di calcio. Dirigeva col revolver, leggeva Hegel e ogni tanto, durante le partite, tirava fuori l'Etica per spiegare ai giocatori le opinioni di Spinoza "sull'amore, l'orgoglio, l'invidia e la gelosia". Molto surreale: nel senso che scopriamo qualcuno o qualcosa là dove, per convenzione, non dovrebbe essere. Per esempio, un dromedario nel tinello.
Anche Vanni Visco, il protagonista di Ultima di campionato (in cartellone ancora oggi alle Saline per la rassegna Akròama) si trova dove non dovrebbe essere. Dove non vorrebbe essere. Sarebbe più a suo agio insieme al vecchio di Sepulveda che leggeva romanzi d'amore o magari a Torquato Tasso, nel silenzio notturno della sua stanza, a colloquio con gli spiriti della letteratura. Surreale Vanni, surreale la scena: palloni bianconeri, in successione, dal piccolo al grande, come una linea metafisica (con venature pop) di Dalì. Il pallone ipertrofico, che inghiotte corpo e mente. Come William Brett Cassidy anche Visco è un asso nel suo campo: bomber dei bomber. E vive l'enfatica tragicommedia del calcio: l'urlo della folla, la vastità dello stadio, il palleggio artistico, il fiuto divino, l'estasi del tifoso quando tocca il campione. Non a caso la sua maglia rossoblù ha il numero 11.
Il fatto (teatrale) è che per Visco tutto questo è un peso, non una soddisfazione. Una condanna kafkiana, visto che Kafka è tra i suoi autori preferiti. Una Legge divina gli ha regalato il talento, ma beffardamente non gli ha dato la possibilità di goderne.Vanni preferisce parlare con Lee Masters, Apollinaire, Withman. La poesia ce l'ha dentro: negli spogliatoi si porta un pila di libri e un vasetto di fiori. Contrasto esattissimo con la bottiglia d'acqua minerale, il sacco sportivo, le scarpe da tennis, il sudore dell'allenamento. È tanto poeta, Vanni, che del calcio ama l'involontaria poesia: soprattutto l'attesa solitaria negli spogliatoi, prima della gara. Dove conversa col pubblico, ripercorrendo la sua storia e annunciando che ha deciso di farla finita. È impossibile per un poeta non essere padroni di se stessi. Tanto più se il padrone è la massa. Si lotta per essere eroi, ma è molto più impegnativa la lotta per non essere eroi.
In una società di assoluta omologazione ai modelli, l'idea di Francesco Abate (Premio Solinas 1999) è semplice ed efficace: intuizione a effetto in partenza, ma via via convincente. Perché non scivola nel dramma o nel melodramma e si autogoverna con l'ironia: dal libro di Kafka sforacchiato da un cacciatore di cinghiali alla passione calcistica dello zio Nannino che proietta Vanni nel grande circo, ai primi trionfi, al mito. Un mito respinto mandando versi a memoria tra una flessione e un dribbling. La lacerazione del personaggio è esponenziale, ma per gradi di sorriso (e anche qualche forzatura in scena come la parodia, fin troppo ovvia, di Berlusconi nella figura del presidente del club). In parole povere: cosa m'importa di tutto questo? Niente. E allora mi suicido. Come? Nel modo più compatibile per un calciatore. Provate a immaginarlo. Meglio, molto meglio, una mega-libreria.
Teatro di narrazione, con l'adattamento scenico di Lelio Lecis (che rispetta sostanzialmente la sceneggiatura di Abate) e la sobria regia di Giuseppe Pili. Ci sarebbero molti modi di interpretare il testo: quello di Akròama non cerca effetti speciali, sceglie l'essenzialità, con simbologie evidenti. Vanni racconta nel tempo reale di un cambio e di un allenamento: gesti di amara routine, pause scandite da Bongo bong di Manu Chao. Anche Tiziano Polese non si avventura, viaggia bene nei tormenti semiseri. Qui e là è un po' scolastico, ma risolve il problema col ritmo. Fino a un doppio finale: Vanni, ricco di gol, torna alle battute al cinghiale con lo zio lasciando sospesa la sua scelta. Quel che accade è detto nei titoli di coda. Una versione teatrale e una cinematografica. Ma proprio nel finale sorge un dubbio: il testo di Abate (tanto distaccato da far capire che non è un appassionato) frantuma lo stupidario del pallone, dalle "biscardate" alle domande idiote dei cronisti sportivi, ma colpisce davvero l'estetica più genuina del pallone? Non è esaltante, Pizzul a parte, ciò che nausea Vanni? La poesia è un trucco, il pallone pure. Ed entrambi (se non ci sono premi letterari e ingaggi faraonici) sono il sogno dell'arte.
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DATA: 27 febbario 2001
TITOLO: "Francesco Abate, una partita per crescere" di Serena Schifini
FONTE: L'Unione Sarda |
Dribbla tre avversari, Vanni Visco. Si lancia verso la porta, fulmina il portiere, manda in delirio i tifosi e intanto recita, tra sé, pagine di Kafka, Bukowsky, Hesse. Campione del pallone in campo e nel conto in banca; nell'intimo, "cercatore" della vita con una passione viscerale per la letteratura. Francesco Abate, giornalista dell'Unione Sarda e autore del romanzo giallo Mr Dabolina, una notte ha scovato il calciatore-intellettuale: stava lì, nella sua immaginazione, personaggio in cerca d'autore nato "dalla forte impressione che mi aveva fatto la vicenda umana di Gigi Meroni, giocatore del Torino negli anni Settanta, e da un'intervista rilasciata dall'allenatore Velasquez", racconta il giornalista. Uomini con una doppia dimensione, nello sport e nella vita.
Vanni Visco è diventato protagonista del soggetto cinematografico che, nel 1999, ha vinto il Premio Solinas. A maggio salterà fuori dallo script di Francesco Abate per disputare la sua Ultima di campionato sul palcoscenico del Teatro delle Saline, a Cagliari, per una produzione della compagnia Akròama (adattamento di Lelio Lecis, regia di Giuseppe Pili). Non sarà una novità per Abate: un anno fa, nel teatro "Cometa" di Roma, ha visto il suo personaggio prendere forma "con il fisico scolpito e il talento di un attore, ex campione di nuoto". Per la presentazione del Solinas, l'attore Francesco Feletti ha voluto mettere in scena Ultima di campionato(soggetto per cui suo zio, il produttore Gianmario Feletti, ha firmato l'opzione per farne un film) davanti a una platea d'eccezione: Rossella Falk, Umberto Orsini, Paolo Virzì, i Tognazzi.
"Ero lì, terrorizzato e angosciato", racconta Abate: "Poi sulla scena ho riconosciuto il mio personaggio, così come l'avevo immaginato: mi interessava la dualità della sua personalità, l'apparire e l'essere, le ho ritrovate sulla scena". Quando le luci si sono accese in sala, ha trovato l'applauso e i complimenti di quel pubblico "per cui non ero nessuno, che non mi doveva niente, invece si è alzato in piedi e mi ha stretto la mano".
La stessa stima che gli ha dimostrato lo scrittore Marcello Fois, dandogli in questi anni utili consigli. È stato un grande incoraggiamento: "Niente di quello che faccio è ancora maturo", ammette Abate: "Sto ancora maturando grazie al confronto con i lettori, sia come giornalista che come scrittore". Mr Dabolina "ha venduto benino in Sardegna e nel resto d'Italia, ma è appena sufficiente. Diciamo che è frutto della mia ingenuità", riflette l'autore, che con tutta onestà riconosce che "finora ho avuto botte di fortuna, ma ho anche avuto il coraggio di tirare fuori quello che avevo scritto".
È sincero anche quando dice che "non andrò a vedere lo spettacolo alle Saline". Perché? "Ho la sensasione che, in casa, mi massacreranno. Ma no, ci sarò, vedrò Ultima di campionato - il testo scritto con più partecipazione emotiva - insieme ai vigili del fuoco". Non sono certo le critiche a fermare Francesco Abate: l'anno prossimo verrà pubblicato il nuovo romanzo, Il cattivo cronista, "quello per cui mi sono scialato di più". Allora, qualcun altro dovrà avere paura.
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DATA: 6 giugno 1999
TITOLO: "Ecco i vincitori dei premi Solinas"
FONTE: La Repubblica |
| Assegnati ieri i premi Solinas per sceneggiature di cinema e soggetti originali inediti. I 30 milioni per la migliore sceneggiatura sono andati, ex aequo, a Esterno sera di Barbara Rossi Prudente e Fortezza Bastiani di Michel Melara e Alessandro Rossi. Il premio per il miglior soggetto (10 milioni) è andato a Francesco Abate, autore di Ultima di campionato. |
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DATA: 6 giugno 1999
TITOLO: "Storia del calciatore che amava la poesia" di Gabriella Grimaldi
FONTE: La Nuova Sardegna |
| Autori come Carlo Lizzani e Maurizio Nichetti hanno giudicato il suo lavoro meritevole di attenzione. Produttori come Felice Laudadio e sceneggiatori come Furio Scarpelli hanno considerato la sua storia meritevole di essere trasformata in un fil. Lui, Francesco Abate, cahliaritano e autore del soggetto Ultima di campionato, vincitore ieri a La Maddalena, prima della proclamazione aveva detto che in caso di "vittoria" si sarebbe lanciato in volo dal palazzo della Warner. E' più probabile, invece, che a questo punto si avventurerà nel mondo del cinema per tentare, magari con l'aiuto dei produttori conosciuti proprio in queste giornate a La Maddalena, di portare la sua storia su uno schemo. "L'idea l'avevo in mente da tempo e ho pensato che potesse essere valida anche per il cinema- ha detto - è la vicenda di un rgazzo che amava la poesia e si ritrova innvece a fare il calciatore. Proprio all'ultima partita del campionato decide di suicidarsi. "Penso - conclude Abate - che fuggire e ribellarsi a una vita che non ci appartiene sia difficile, la mia è una generazione che ha avuto il coraggio di farlo". |
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DATA: 6 giugno 1999
TITOLO: "Il Solinas guarda al sud. Il giornalista Francesco Abate si impone per il "miglior soggetto"
FONTE: L'Unione Sarda |
Non si aspettava di vincere, dice quasi scusandosi Barbara Rossi Prudente, la giovane casertana che si è aggiudicato il premio Solinas per la miglior sceneggiatrura per il suo Esterno Sera. Ventinove anni, lo ha diviso Michele Mellara e Alessandro Rossi, autori di Fortezza Bastiani. Giunto alla quattordicesima edizione, il premio che si svolge a giugno alla Maddalena, ha reso noti ieri sera i nomi dei vincitori nel corso di una cerimonia che si è svolta al Teatro Primo Longobardo. Le motivazioni che hanno spinto la giuria - presieduta da Gillo Pontecorvo- a premiare (tra 166 lavori presentati) la sceneggiatura della casertana Barbara Rossi Prudente, parlano di una "vicenda segreta, capace di ferire il lettore, ma di rispondere a bisogni accantonati per inseguirli dove si condensano". È la storia di Alba, ragazza del Sud: un Sud diverso, lontano dai luoghi comuni, da cui prorompe la gioia di vivere, ma anche la forza di superare le menzogne e gli smarrimenti.
Fortezza Bastiani appare come un languido "addio alla giovinezza" vissuto all'interno dell'Università di Bologna. "Un gruppo di studenti che la vita sparpaglia come una manciata di polvere". Per la giovane sceneggiatrice campana questo non è il primo lavoro: ha scritto Polvere di Napoli con Antonio Capuano e ha anche vinto (ancora una volta ex aequo) il Solinas nel '97.
Per la categoria "menzione speciale" sono stati selezionati Nella città degli angeli di Salvatore De Mola, barese di 32 anni, e Maddalena Ravagli, romana di 25. Storia di un singolare capo clan malavitoso la cui disgrazia finisce per coinvolgere l'incolpevole figlio. Vittorioso anche Ribelli per caso di Laura Sabatino, 32 anni, e Vincenzo Terracciano (35), storie di uomini diversi alle prese con una Napoli arrogante, costretti loro malgrado a combattere, ribellarsi per una "botta di vita" tanto sognata.
Per la sezione film "Made in Italy" la giuria ha premiato Il cantante e il calciatore di Paolo Sorrentino, (28 anni, napoletano) storia di due personaggi che hanno quasi lo stesso nome e vivono due storie non troppo fortunate, intrecciando omonimie e disavventure.
Infine il premio per il "miglior soggetto": 167 quelli giunti alla segretaria del Solinas, uno il vincitore: il racconto Ultima di campionato, di Francesco Abate, 35 anni, cagliaritano, esperto di rock e tendenze giovanili e giornalista dell'Unione Sarda, oltre che autore di un libro, Mr. Dabolina edito da Castelvecchi. Ultima di campionato, è la storia di un calciatore "per caso", destinato ad altre platee e ad altre fatiche, che avrebbe preferito dedicarsi alla letteratura e invece, per gioco di destino, diventa un divo del pallone. Senza dimenticare le rime, mandate giù a memoria per non tradire la propria personalità. L'idea del racconto, assicura Abate, è nata dalle letture domenicali delle pagine sportive del suo giornale. "Ho cominciato così, poi, non sapendo cosa fare ho mandato il racconto al Solinas ed eccomi qua". Accordi con qualcuno per un film? Abate sorride, dice di sì, si vedrà. Per ora vuol godersi in pace questa inattesa vittoria. |
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