| DATA:
5 ottobre 2008
TITOLO: Rudy Saporito si è svegliato dal coma e rivuole
il suo posto nel mondo di D.Barbieri
FONTE: Liberazione |
Il titolo rimanda a quel «si
dice così», ovvero al gergo che obbliga a scrivere
«piena confessione», «prendere possesso
della nuova sede», «pubblico dibattito»
o «far scattare un arresto». La vicenda si apre
su una ripresina per muoversi su tre tempi: movimento lento
seguito da adagio e cassa dritta. L’io narrante è
Rudy (ovvero Rodolfo) Saporito, giornalista di nera che si
sveglia dal coma dopo 11 anni. «Cronista, 30 anni, lotta
fra la vita e la morte... Colpito vigliaccamente dopo un’inchiesta
sulle gang giovanili» scrissero all’epoca i colleghi.
E dunque «santo, beato e martire».
Falso. «Fui semplicemente castigato perché misi
le mani nel vasetto della marmellata di un altro», roba
di corna. I medici non sanno dire perché, dopo 11 anni,
Rudy riapre gli occhi e - con gran fatica - cerca di riprendersi
il suo posto nel mondo. Il suo amico Gepi sembra avere le
idee più chiare di lui: «La sete di vendetta
ti ha tenuto vivo».
Per quanto Abate non ci nasconda che il Saporito trentenne
era una carognetta, chi legge difficilmente non si identificherà
con i suoi primi faticosi passi da quarantunenne, debole,
spaesato, assistito da un badante moldavo, con ovvi problemi
affettivi e come colpito da una nuova ingenuità. Pur
avendo fatto il classico, a scuola non ha studiato e dunque
neppure è capace di approfittare di chi ripetutamente
gli ricorda di «temere i Danai anche quando portano
doni», come quel cavallo che fece cadere Troia. Perfino
l’essere «un maschio scontato e banale»
può fare tenerezza, se non si esagera. Tanto più
che Rudy finisce quasi in esilio: lui, animale da cronaca
nera, viene spedito da «Caro Filippo» - suo ex
allievo e ora direttore - a
Olbia: per i giornalisti sardi significa un cimitero per nove
mesi con l’appendice di marchette per i vip nel pieno
della stagione estiva.
Colleghi, trappole, sogni seriali, il mistero di certe aziende
fallite, bellone irraggiungibili, fotografie col trucco, cellulari
ossessivi, un soffio, giornale degli immigrati moldavi, truffe,
riciclaggio di denaro sporco, zio Vivì e il cugino
Sesetto, Bonarina che sembra aria pura, il perizoma che torna
di moda, sbirri picchiatori, pifferai: Abate tesse bene e
la girandola finale funziona. Non siamo in un giallo ma sarebbe
scorretto anticipare a chi legge se Rudy si riscatterà,
sprofonderà o vincerà (in questo quadro va tradotto
così: diventare carogna-super).
Pensate che i giornalisti «sfamano indignazione e scatenano
ferocia» oppure che «mica è tutta merda»?
In ogni caso un finale crudele.
«Si dice così, la goccia che fa traboccare il
viso». Ora sappiamo come sarà Rudy a 70 anni.
«E diversamente non sarebbe potuta andare» è
la frase che chiude il romanzo. Chissà.
|
| DATA:
5 ottobre 2008
TITOLO: Recensioni e critiche dei lettori espresse sul web
FONTE: Anobii.com |
***Tutto il mondo
è paese. Finalmente una Sardegna slegata dai
soliti luoghi comuni della "sardità" alla
Niffoi, per intenderci. Che vanno benissimo, ma che ripetuti
all'infinito rischiano seriamente di sconfinare nel folklore.
L'ambientazione, in questo libro, è neutra. Si parla
di Olbia, di Cagliari, della Sardegna, come di qualsiasi altro
posto. Non ci sono i pastori, le donne con il velo, i mammutthones,
le fiabe in dialetto, gli omicidi passionali. C'è il
denaro, ci sono gli avvocati avidi, le speculazioni immobiliari,
le procure ed i loro giochetti di palazzo, ci sono i giornalisti
arrivisti. Abate scrive in un modo asciutto, "americano"
mi verrebbe da dire (solo a me ha ricordato Palahniuk?), e
ci regala un personaggio molto "vero", nonostante
la sua storia personale tanto singolare. Carlo MisterWhite
4 ott. 08
*Che noia! Sluci 25
sett. 08.
****Dickens &
Turgenev. E' facile dare quattro stelle ad autori
riconosciuti ormai da secoli come i capisaldi della letteratura
mondiale.Non altrettanto quando si ha qualcosa di nuovo tra
le mani. Così si dice ha una lettura che deve essere
interpretata considerando che il XX si è ormai concluso
e che si sente il bisogno di cambiare. Quando questo scrittore
avrà il successo che si merita questo commento sarà
la testimonianza che a me è piaciuto sin dall'inizio.Il
pensiero ironico e tagliente del protagonista (Rudy Saporito)
rende piacevole il libro anche a chi non è avvezzo
di linguaggio giornalistico e alle inchieste di cronaca. Il
lettore viene proiettato nella grottesca visione che R.S.
ha di un mondo che dopo tanti anni di coma non gli appartiene
più. Amenoth 19 sett. 08.
**Bel thriller che mostra
uno spaccato dell'ambiente giornalistico. Un solo neo: Abate
scrive come pensa e a tratti la storia non è semplice
da seguire, mentre molte allusioni risultano poco comprensibili
a chi non frequenta le redazioni. Lisa Marini 15 sett.
08
***Tre stelle per questo romanzo
di Abate. Il giornalista Rudy Saporito torna fra i "mortali"
dopo 11 anni confinati nel limbo di un coma.
Ma ben presto si rende conto che il mondo è cambiato
(e molto) e corre più veloce della sua capacità
di riabilitazione. Questa fatica dello "stay tuned nonostante
tutto" è raccontata molto bene e "rischia"
di far passare in secondo piano i meccanismi narrativi che
descrivono i loschi traffici. Con una scrittura semplice,
in cui si dice tanto con poco, dove mi sembra che Abate strizzi
l'occhio a Carver. Sarebbe interessante capire come mai i
capitoli (eccetto le sequenze dei sogni, che non sono la realtà,
e l'ultimo, che fa storia a sé) iniziano tutti per
R. Mi accontento di fare delle ipotesi.
R come Rudy? R come Rabbia, tanta, perchè qualcuno
ti ha levato 11 anni di vita e ora stare agganciati al treno
che corre è dura? R come Rottura di balle, per lo sforzo
quotidiano di riprendere a guardarsi intorno, dopo che sei
stato richiamato a vivere preso per i capelli? Inseparabilibook
da Anobii.com 3 sett. 08
***Quando non te
l'aspetti. Arrivata alla fine del libro mi sono accorta
che la storia, per quanto bizzarra, tiene, che i personaggi
funzionano e che mi sono anche parecchio divertita a leggerlo.
Ironico, divertente, abile. Mi ha ricordato molto Tullio Avoledo,
provare per credere. LaSignoraFranca 3 sett. 08
****Accompagte la
rinascita di Rudy. Consigliatomi da Massimo Carlotto
(Abate ha scritto con lui il can-can di "Mi Fido Di Te"),
non è quindi una marchetta, tecnicamente ci presenta
un suo socio e fin dalle prime pagine lo ringrazio!
o Il fiero Rudy Saporito – giornalista di uno storico
quotidiano sardo - sa già da uomo di mondo una cosa
fondamentale, si dovrebbe chiamare errore solo ciò
che è irrimediabile. Solo quelle cose che fanno crepare
noi, o in subordine qualcun altro.
O forse no.
Abate (responsabile di molto pimento incluso già in
“Mi Fido Di Te”) scaraventa il personaggio nell’unica
macchina del tempo che la letteratura del plausibile conosca:
un coma profondo e prolungato per dodici anni. Da questo limbo
emerge restituito in parte alla vita ma non al mondo che –
nel frattempo – con la più ovvia nonchalance
che ci riserva abitualmente, non lo ha aspettato.
La ragazza non c’è, la moglie è di un
altro, la figlia è cresciuta, le forze mancano, la
baldanza pure, l’amico debole è un foetentissimus
filius de che trasforma il suo ritorno al quotidiano in una
continua vessazione (guardarsi dai deboli… colpiscono
perché hanno già la scusa pronta), pur indebolito,
frastornato e frollo lo schiaffa a Olbia per l'imminente baraonda
estiva; almeno gli rimane la Famiglia direte voi. Vero, purtroppo
gli rimane quella: i Saporito sono una Famiglia, con regole
e massonissimi (molto sardo questo, sono informato) privilegi,
che Rudy ha negato e aborrito ricevendo risposta parimenti.
Solo un amico rimane, cui confessa la voglia di lasciar perdere
rêverie revanchiste e l’amico invece oltre a consigliar
lui di perseguire, tanto per favorire, inizia la vendetta.
Come mai? Oggi è un sodale di Gigi Vianello…
Abate e Carlotto si sono prestati e scambiati i personaggi
di colore come Bret Easton Ellis in Glamorama acquisì
Alison Poole da Jay McInerney, certo Alison era una “adorabile”
squinzia newyorchese mentre L’Amico e Gigi due bastardi
ma ognuno scambia ciò che ha, le ns squinzie non fanno
letteratura, i bastardi si.
Una coppia di notissimi e affermati scrittori sostenne che
in un romanzo attribuire i nomi ai personaggi era attività
critica e fondamentale. Rudy Saporito è quindi esattamente
ciò che vi aspettereste da uno con un nome da Teddy
Sberla. Accompagnate la rinascita di Rudy, troppo debole per
potersi permettere il cinismo, troppo intelligente per l’autocommiserazione,
ha un solo motivo per schiodarsi dalla croce: l’odio,
e un incentivo, la curiosità! Procyon Lotor
3 sett.
08
***Ridere e rabbrividire in
un unico libro. Il Quinto Moro 17 ago. 08
***Il paradosso di un cinico
giornalista che si risveglia dal coma scoprendo di avere qualcosa
in più di quando si è addormentato: sentimenti
e - forse - un'etica e poi 'rinasce' a sé stesso, convincendosi
una volta per tutte che il mondo non è dei miti. Attraverso
questo paradosso Abate racconta il 'sistema' cinico e avido
che ha messo le mani sulla Sardegna e le succhia il sangue
e la mortifica. Lucide verità su un'Italia che trasforma
le persone in 'macchine desideranti' solo per poterle spremere
meglio prima di gettarle via, sostenute da un registro di
humour grottesco. Bella lettura, vale la pena, anche se la
scrittura non è memorabile (l'ho trovata un po' piatta)
e questo rende impedisce che la denuncia sociale venga sostanziata
di vita vera. Viviana 7 ago. 08
****La Sardegna più
cupa vista attraverso un finto noir che sfrutta il cinismo
dei media per riflettere sull'amarezza del quotidiano. Ironico,
mordace e ricco di colpi di scena. Ciack Mull 22 lugl.
08.
***La
verità sui soldini che gironzolano per la Sardegna
e sul giornalismo. Due grandi verità in un romanzo
solo. Frisco Mmitza de no olvidàri 7 lugl.
08
***Molto
diffidente nei confronti di Abate, soprattutto dopo i commenti
di amici lettori delusi. Ho deciso di leggerlo partendo dall'ultimo,
convinta da lusinghiere recensioni lette su anobii. Be', mi
è piaciuto e per svariati motivi: il rapporto tra il
protagonista e il proprio passato, la difficoltà di
rientrare a vivere dopo un buco di 11 anni e il senso di ridicolo
e tragico che questo può creare (io ho percepito più
l'amaro che il gioioso e il rimpianto della condizione di
incoscienza determinata dal coma); il linguaggio che, in quanto
cagliaritana, sento appartenermi (anche se l'uso di espressioni
tipiche è limitato, è un'aria, un ritmo tipico
che riconosco); la realtà (così realistica)
di un quotidiano locale, che ti fa entrare molto bene nei
'meccanismi editoriali'; la denuncia di forme di corruzione
che forse non sono poi tanto da romanzo, ma riflettono almeno
un poco la conoscenza della realtà locale da parte
del bravo cronista. Beijolina 29 giug. 08
****Sardegna, oggi. Un giornalista
di provincia si risveglia dal coma dopo undici anni e tenta
di riprendere le fila della propria vita e della professione.
Confinato a Olbia dal suo ambizioso e vendicativo direttore
ed ex sottoposto, scoprirà una rete di connivenze e
corruzione che infetta l'isola fino alle radici.
Con una premessa spettacolare come quella del risveglio dal
coma, Abate avrebbe potuto fare semplicemente un "A proposito
di Henry" in salsa isolana, sfruttando la vicenda gialla
solo come espressione del recupero della voglia di vivere
del protagonista.
Invece va avanti e, non solo costruisce un meccanismo di scatole
cinesi capace di spiazzare il lettore fino all'ultimo, ma
fornisce una riflessione per niente scontata sul giornalismo,
sui suoi limiti e sulla sua forza.
Un libro bello, avvincente e ben scritto, pieno di personaggi
interessanti e vivaci, che ha il solo difetto di essere a
volte farraginoso nell'illustrazione di certi meccanismi.
Soprattutto richiede un plauso l'indimenticabile Magù,
vecchio, irascibile cinico ed imprevedibile giornalista semicieco
e senza una gamba, ex direttore di banca, che potrebbe quasi
reggere il libro da solo. E che, a voler ben vedere, sembra
incarnare la personificazione stessa del giornalismo. DonnaCapizzi
da Anobii.com 29 mag. 08
|
| DATA:
11 settembre 2008
TITOLO: "Così si dice" di Davide Tolu
FONTE: Oggi
Leggo |
La Sardegna si presta perfettamente
ad essere scambiata per un'isola pura e incontaminata, dove
la gente è ancora legata ad antiche tradizioni, in
alcuni casi barbare, ma è comunque autentica, genuina.
E' facile farsi abbagliare dalle sue spiagge candide e dal
mare smeraldo, specialmente se si è in vacanza e di
pensare c'è poca voglia. E spesso sono proprio i sardi
i primi ad essere perennemente in vacanza. Ma non c'è
niente di meglio di una festa a bordo piscina per capire veramente
cosa si muove in città. Parola di Rudy Saporito, professione
giornalista, già (anti) eroe di uno dei precedenti
romanzi di Abate, "il cattivo cronista".
C'è Saporito che si risveglia da un coma durato 11
anni, e già questa storia da sola è interessante.
Poi c'è un intrigo legato al mondo dei prestiti facili,
"agevolati" (così si dice, e quanta sottile
ironia dietro una parola!), un giallo che si fa sempre più
intricato e complesso. E c'è un raccontare personalissimo
e originale, una brillante prima persona che è un misto
di sarcasmo, autoironia e profonda umanità. Uno stile
tagliente e immediato che l'Autore ha raffinato di romanzo
in romanzo, entrando in pieno possesso della formula "intrattenere
per farsi ascoltare". Ma gli stimoli continuano in una
carrellata di personaggi gustosi e intriganti, dal moldavo
badante plurilaureato al collega giornalista anziano finto
disabile e in realtà abilissimo. Perché qui
più che mai la morale è che l'apparenza inganna.
Abate è uno di quegli scrittori "al servizio",
cioé uno per cui prima di tutto è importante
fare informazione. Proviene dal giornalismo, ma questa oggigiorno
non è affatto una garanzia, anzi. Sembrerebbe proprio
che, dovendo i giornali sottostare a leggi e codici per cui
l'idea di libertà di stampa è risibile, il giornalista
Abate si sia voluto rifare come scrittore e raccontare nella
finzione come stiano veramente le cose. Perché non
c'è niente di meglio della parabola per far comprendere
il succo della realtà. Abate d'altronde ha dato prova
di vocazione civile sin dall'inizio, più esplicitamente
con "Mi fido di te" (con Carlotto).
La lettura è altamente piacevole, pur coi brividi che
mette, perché ciò che racconta è scomodo
e minaccioso e non certo per i personaggi della carta. Personalmente,
mi auguro che dopo questa nuova avventura Rudy Saporito torni
ad intrattenerci con un'altra bella sveglia su ciò
che succede, anche nell'incantata isola di smeraldo.
Nel libro non trovo la frase d'obbligo "ogni riferimento
a persone o situazioni reali è casuale". Sarà
un caso?
A parer mio c'è un unico neo: la copertina. L'uomo
incellofanato sotto la pioggia finta assomiglia molto al protagonista
degli X Files. In Sardegna, poi, piove poco. Ah, questi editori!
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| DATA:
6 agosto 2008
TITOLO: "Le redazioni dei media e la figura del
giornalista"
FONTE: Il
Gazzettino |
Le redazioni dei
media e la figura del giornalista sono stati spesso
usati dal cinema e dalla letteratura come spunti
narrativi, soprattutto nella giallistica, che confida
nella possibilità del reporter di infilarsi
dove non si dovrebbe e di fare domande scomode.
Una tradizione che annovera precedenti illustri,
a partire dai veri scopritori della scandalo Watergate,
Bob Woodward e Carl Bernstein, interpretati sullo
schermo da Robert Redford e Dustin Hoffman in "Tutti
gli uomini del presidente"; o dalla Jane Fonda
di "Sindrome cinese" e dall'Al Pacino
di "Insider", per citarne solo qualcuno.
Un'abitudine non accenna a interrompersi, anche
nella narrativa, come testimoniano molte uscite
recenti: una giornalista (del Washington Post, come
Woodward e Bernstein) è la principale collaboratrice
della coppia di agenti dell'Fbi protagonisti del
thriller di Catherine Coulter "Delitto irrisolto"
(Ed. Longanesi, 17.60); un giornalista e una hacker
sono invece i protagonisti del ciclo di Millennium,
dello svedese Stieg Larsson, caso letterario dell'estate
e gran colpo editoriale della Marsilio, prima con
"Uomini che odiano le donne" e ora con
"La ragazza che giocava col fuoco"; e
un cronista malandato (dopo 11 anni di coma!) ma
ancora agguerrito, è anche Rudy Saporito,
al centro di "Così si dice", di
Francesco Abate, co-autore con Massimo Carlotto
di "Mi fido di te"; per finire con l'intrigante
"Il corrispondente dall'estero", di Alan
Furst (Ed. Giano, 17), ambientato nella Parigi dei
fuoriusciti antifascisti alla vigilia della Guerra.
Una curiosità: Larsson (scomparso), Abate
e Furst sono tutti giornalisti...
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| DATA:
27 luglio 2008
TITOLO: "L’epopea molto tragica e un po’
comica di un reietto" di Matteo di Giulio
FONTE: Il
Re-Censore |
Un giornalista privo
di scrupoli finisce in coma per 12 anni. Quando
si risveglia scopre che il mondo intorno a lui ha
corso alla velocità del cinismo, mentre lui
è rimasto immobile a subire la cattiveria
altrui. Lentamente si rimette in discussione e scopre
uno scandalo legato all’usura. La figura di
Rudy Saporito è, nella mani di Francesco
Abate, un’icona. Né negativa, né
positiva, piuttosto un osservatore che affetta con
l’ironia che gli è propria i mali della
società moderna. La Sardegna dipinta è
un covo di vipere, un mondo a parte in cui gli intrighi,
le mafie, gli equilibri non vanno mai sottovalutati.
Un ecosistema concreto.
Sfruttando il mondo dei media in maniera paratattica
Francesco Abate, spesso co-autore con il suo maestro
Massimo Carlotto (Mi fido di te), denuda i nervi
scoperti di un modo di pensare superficiale tipicamente
italiota. La sua prosa è pungente, il suo
scetticismo sempre sottolineato. In un mondo così
sopra le righe, eppure al tempo stesso di innegabile
verosimiglianza, vige la legge del più forte,
del sarcasmo, del più furbo, del predatore
(o presunto tale).
L’amarezza regna sovrana: bastano poche stilettate
intrise di inchiostro a cancellare l’idea
che il noir debba per forza prevedere una metropoli,
una dark lady e un omicidio. Il mistero è
qui ugualmente ben dosato, anche quando i toni leggeri
prendono il sopravvento. Ma è una facciata,
uno schermo protettivo contro la realtà che
colpisce basso e lascia i segni. Tanto che dodici
anni di sonno sembrano quasi un sollievo se paragonati
ad un risveglio a tal punto doloroso da togliere
il fiato.
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| DATA:
1 luglio 2008
TITOLO: "Vi racconto il lato oscuro della Sardegna"
di Alessandra Anzivino
FONTE: Milano
Nera |
Se state per partire
per la Sardegna infilate nel vostro bagaglio “Così
si dice” di Francesco Abate.
Non vi aspettate una paziente e ordinata raccolta
dei luoghi in o out, avrete invece un ritratto veritiero
e tragicomico delle coste più amate dagli
italiani, un’indagine appassionante sulla
frenetica evoluzione del malaffare nell’Isola.
Francesco Abate non è nuovo al romanzo d’inchiesta,
gia il Cattivo cronista aveva tracciato la via con
una graffiante esposizione dei tic e delle manie
sarde.
In Così si dice, però, si calano gli
assi e una robusta struttura veritiera fa da sfondo
ad una scanzonata e coraggiosa rinascita del protagonista:
Rudy Saporito, giornalista di nera.
Nel tuo libro "Così si dice"
la redazione del quotidiano al quale appartiene
il protagonista è una specie di girone dell’inferno,
il mestiere di cronista è pesantemente messo
in discussione, è un richiamo ad una crisi
dei Media?
Sì. Nel giornale dove lavora Rudy Saporito
accade il peggio che possa verificarsi nella redazione
di un giornale ma in generale di una testata d’informazione.
Tutto è asservito al sistema, le verità
che vengono scodellate sono funzionali agli impianti
di potere, agli interessi delle lobby o bene che
vada ai capricci dei singoli giornalisti. Dai grandi
favori alle piccole marchette. Un giornale, quello
di Rudy, dove si confeziona un prodotto utile al
(pre)potente di turno ma mai al lettore. Dove la
verità è sempre e solo funzionale
ai gruppi dominanti. Però “Così
si dice” è anche lo specchio non solo
del giornalismo venduto ma anche di quello cialtrone.
Quello votato al pettegolezzo, alla notizia futile,
gonfiata, travisata o neppure verificata. E’
un’accusa, non livorosa, semmai carica di
humour, a chi ha venduto e svenduto questa fantastica
professione che per fortuna trova ancora molti esempi
di onestà, professionalità e rigore.
Anche se il modello in ascesa, che fa da cattivo
esempio, è l’altro.
Quali sono i principi cardine di una buona
indagine giornalistica?
Sono due: la fondatezza e quindi la veridicità
delle fonti, un ampio spettro di analisi e quindi
la pluralità delle opinioni e delle visioni.
Per questo bisogna mettersi in ballo, scavare, sudare,
non stare certo seduti in una scrivania di redazione
attendendo la velina di un ufficio stampa o ciò
che ti serve già precotto il solito portavoce
di turno che sarà sempre pronto a venderti
una verità di parte, magari non disonesta
ma comunque di parte. L’indagine giornalistica
è come un puzzle, per renderla completa devi
avere tutte le tessere del mosaico.
Sardegna e malaffare: i tuoi personaggi sono legatissimi
alla loro terra, ma ne scorgono anche il marciume
nascosto, Rudy Saporito abbandonerebbe la Sardegna?
Rudy Saporito non abbandonerebbe mai la Sardegna
perché è lo stagno dove sguazza meglio
ed è pesce grande fra piccoli pesci. Fare
il salto, lasciare il rassicurante stagno isolano,
significherebbe confrontarsi in mare aperto con
nuovi predatori ben più grossi e quindi ben
più pericolosi. Rudy conosce la geografia
dei suoi luoghi, chi la popola, le leggi che la
regolano, quindi si sente al sicuro.
Abate e il futuro: continuerai a denunciare
storie scomode o rincorri nuovi spunti di riflessione
e ispirazione?
Sì sempre, le storie scomode mi affascinano
e mi fanno prudere le mani. Ma per renderle più
fresche, e se vogliamo appetibili, bisogna cercare
costantemente nuova ispirazione. Vorrei, come ho
fatto sino ad ora, seguire due piste. Una di matrice
più investigativa ben avviata grazie al lavoro
in tandem con il mio maestro, Massimo Carlotto,
e per ora approdata nella creazione del romanzo
“Mi fido di te” ma soprattutto del suo
protagonista, Gigi Vianello. Con Massimo siamo già
al lavoro per il ritorno di Vianello. Un’altra
invece legata a quella produzione che per ora mi
ha fatto scrivere libri come “I ragazzi di
città” e “Ultima di campionato”
dove sulla graticola è finita la nostra società.
Se dovessi scegliere lo scaffale, corrispondente
al genere letterario, sul quale posizionare il tuo
libro? E quali sono i lettori ai quali ti farebbe
più piacere arrivare?
Alla A, di Abate. Uno i lettori non se li sceglie.
Lascia invece che siano loro a scegliere, sperando
che tocchi a te.
Il 9 giugno i carabinieri del ROS di Olbia hanno
effettuato degli arresti di grande importanza in
relazione con l'indagine della DDA di Milano sul
riciclaggio del denaro sporco della 'ndrangheta
in Costa Smeralda nella zona di Olbia.
Francesco Abate parla proprio di questo nel suo
romanzo "Così si dice".
Negli stessi giorni si parla sempre di più
di sofisticazione alimentare e trasporto di rifiuti
tossici, temi affrontati dal duo Carlotto/Abate
in “Mi fido di te”.
Una genere di scrittura “militante”
e profetica, e soprattutto coraggiosa, che il pubblico
sicuramente premierà.
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| DATA:
9 giugno 2008
TITOLO: "Le mani della 'ndrangheta sulla Costa
Smeralda"
FONTE: La
Nuova Cosenza |
Guadagni illeciti
della 'ndrangheta (estorsioni, traffico d'armi e
di droga) 'ripuliti' nelle ovattate stanze di due
finanziarie di Zurigo controllate da tre pregiudicati
italo-svizzeri e rimandati indietro sotto forma
di investimenti. Un giro di imprese nel settore
turistico in Sardegna, ma anche in Spagna, appartamenti,
ville, barche e tutto quello che poteva essere funzionale
al riciclaggio di denaro sporco. Il tesoretto -
almeno quello scoperto e sequestrato - ammonta a
circa 8 milioni di euro tra immobili, denaro depositato
su conti correnti all'estero, diamanti e infine
terreni, in Italia e in Spagna sulla quale, sempre
attraverso prestanome, l'associazione mafiosa della
cosca Terrazzo sembra si proponesse di costruire
un campo da golf, un villaggio vacanze e un residence
di villette a schiera. Il colpo al sofisticato apparato
finanziario della 'ndrangheta di Mesoraca (Crotone)
e' stato inferto dagli investigatori di una squadra
investigativa internazionale composta per l'occasione
dai carabinieri del Ros di Milano e dagli agenti
svizzeri della Polizia Federale di Lugano. Al termine
di questa lunga indagine, coordinata, sempre a livello
italo-elvetico, dal Pm della Dda Mario Venditti
e dal Gip guido Salvini, di concerto col procuratore
di Lugano Sergio Mastroianni e dal Gi-federale di
Lugano Jaques Ducry, sono stati arrestati, oltre
ai tre amministratori delle finanziarie svizzere,
altre sei persone tra le quali l'avvocato milanese
Giuseppe Melzi, un civilista molto noto per essere
stato scelto come legale di un gruppo di piccoli
risparmiatori nel processo per il crack del Banco
Ambrosiano.
Complesso il funzionamento
della cosiddetta 'lavatrice' della 'ndrangheta.
Secondo quanto e' stato riferito in una conferenza
stampa dei Ros di Milano, le indagini si sarebbero
avviate addirittura "tra il 2000 e il 2004"
in ordine a episodi di estorsione, e di traffico
di armi dalla Svizzera, compensato con un pagamento
in denaro e partite di droga in senso inverso. Il
traffico era gestito da alcuni esponenti della 'ndrangheta
di Mesoraca trasferiti nella zona del confine italo-svizzero
della provincia di Varese, in Canton Ticino e da
altri elementi dislocati invece in altre localita'
della Lombardia e in Calabria. La nascita dello
speciale pool aveva consentito alle indagini di
varcare il confine penetrando anche le rigide procedure
di riservatezza degli ambienti finanziari. Gli investigatori
si sono quindi concentrati su due finanziarie di
Zurigo, la Wfs e la Pp Finanz, entrambe gestite
da un terzetto di 'imprenditori finanziari' formato
da Salvatore Paulangelo, 45 anni, nato a Zurigo
e domiciliato a Olbia, ex meccanico, e dai soci
Paolo Desole, 45 anni, anche lui nato a Zurigo,
ex cuoco, e Alfonso Zoccola, di 40 anni, di Winterthur,
residente a Zurigo, domiciliato a Cava dei Terreni,
tutti pregiudicati. Eppure le loro finanziarie,
oltre a disporre di una vasta rete di agenti per
la raccolta di denaro, apparivano, sottolineano
gli investigatori del Ros, come "solide e sicure
strutture finanziarie con clienti in tutto il mondo,
specializzate nel commercio di valute, il cosiddetto
Forex, ed operavano tramite una nota società
di brokeraggio londinese accreditata presso la Banca
Mondiale. Un'attività dentro la quale, secondo
gli investigatori, attraverso Zoccola che aveva
conosciuto in carcere Fortunato Andali, era entrata
la cosca "Ferrazzo-Iazzolino".
Il riciclaggio consisteva
nel 'deviare' su conti personali il provento dell'attività,
cioé le commissioni sui movimenti di acquisto
e vendita per un giro di affari di un centinaio
di milioni di Euro. In questo modo il denaro 'pulito'
poteva essere reinvestito. In tanti diversi rivoli,
perfino entrando nel capitale di una società
di lavoro interinale svizzera di cui è titolare
un napoletano incensurato sul conto corrente della
quale (a Vaduz, nel Liechtenstein) gli investigatori
svizzeri hanno sequestrato 600.000 euro della 'ndrangheta.
E con tanti prestanome: ad esempio le due finanziarie
di Zurigo, condotte al fallimento quando le operazioni
per incassare le commissioni cominciavano a puzzare
di truffa, erano state 'giraté entrambe,
con regolare atto notarile a un barbiere di un paesino
del catanzarese. Tra gli altri 'imprenditori' figurano
anche ex muratori, operai e cuochi.
In un libro
descritta in anticipo la situazione. Proprio
in un libro uscito poco tempo fa la Costa Smeralda,
con i suoi appetitosi terreni e ville da favola,
e' stata descritta come preda di organizzazioni
malavitose. Il libro si intitola 'Cosi' si dicé
(Einaudi stile libero) e non a caso è stato
scritto da un cronista, il cagliaritano Francesco
Abate il quale ha raccontato che il contenuto è
frutto di una sua intuizione supportata da un'indagine
della procura di Milano, di cui è venuto
a conoscenza dopo la stesura del libro, che ha portato
agli arresti domiciliari di nove persone collegate
alla 'ndrangheta. 'Così si dicé ha
l'impianto di un romanzo, di una 'commedia noir'
con al centro un cronista, Rudy Saporito, esiliato
in una redazione marginale in Costa Smeralda per
occuparsi di cronaca mondana. Finirà invece
per indagare su una finanziaria, a sua volta dipendente
da una grande holding, che concede mutui a piccoli
imprenditori del settore turistico e fa in modo
che i loro affari subiscano qualche 'incidente di
percorso' che li manda sul lastrico e impedisce
loro di pagare i mutui. Così la finanziaria
si impossessa dei loro alberghi, ville o terreni
per specularci sopra con la complicità di
amministratori locali corrotti riciclando per l'occasione
attraverso la holding denaro sporco fornito da varie
mafie ('ndrangheta compresa)
|
| DATA:
9 giugno 2008
TITOLO: "Ngrangheta in Costa Smeralda"
FONTE: Ansa |
Proprio in un libro
uscito poco tempo fa la Costa Smeralda, con i suoi
appetitosi terreni e ville da favola, è stata
descritta come preda di organizzazioni malavitose.
Il libro si intitola 'Così si dicè
(Einaudi stile libero) e non a caso è stato
scritto da un cronista, il cagliaritanoFrancesco
Abate il quale ha raccontato che il contenuto è
frutto di una sua intuizione supportata da un'indagine
della procura di Milano, di cui è venuto
a conoscenza dopo la stesura del libro, che ha portato
agli arresti domiciliari di nove persone collegate
alla 'ndrangheta. "Così si dice"
ha l'impianto di un romanzo, di una 'commedia noir'
con al centro un cronista, Rudy Saporito, esiliato
in una redazione marginale in Costa Smeralda per
occuparsi di cronaca mondana. Finirà invece
per indagare su una finanziaria, a sua volta dipendente
da una grande holding, che concede mutui a piccoli
imprenditori del settore turistico e fa in modo
che i loro affari subiscano qualche incidente di
percorso che li manda sul lastrico e impedisce loro
di pagare i mutui. Così la finanziaria si
impossessa dei loro alberghi, ville o terreni per
specularci sopra con la complicità di amministratori
locali corrotti riciclando per l'occasione attraverso
la holding denaro sporco fornito da varie mafie
('ndrangheta
compresa).
|
| DATA:
5 giugno 2008
TITOLO: "C'è del marcio in Costa Smeralda"
di Francesco Norci
FONTE: La Regione Ticino |
Tra politici corrotti
e affaristi senza scrupoli, mafie russe e mafiette
locali, in una Costa Smeralda già cementificata
ma ancora preda di voraci appetiti, lo spregiudicato
cronista Rudy Saporito vive la sua seconda vita.
La prima era finita 11 anni fa, quando era entrato
in coma, 'sprangatò da un energumeno cui
aveva soffiato la fidanzata. Ora si è improvvisamente
svegliato, gira con un badante moldavo e ha perso
un bel pò di baldanza, ma è quasi
pronto a rimettersi in pista. Uscito dalla penna
dello scrittore-giornalista-ex disc jockey Francesco
Abate, Rudy Saporito è un cronista d'assalto
vagamente alla Philip Marlowe con gran fiuto e tante
buone fonti malavitose. Uno che lavora molto sul
campo e poco dietro la scrivania. Uno sciupafemmine
frequentatore di night e consumatore di 'propellentì
vari. Ma con una sua etica. Molto personale. Semplice
comparsa nel precedente romanzo di Abate (Mi fido
di te, pubblicato sempre da Einaudi), Rudy aveva
indagato nella sua prima apparizione (Il cattivo
cronista) sulle gang giovanili di Cagliari, sede
del suo giornale. Ora, esiliato a Olbia da un direttore
carogna, dovrebbe fare solo un po' di cronaca mondana,
ma finisce per occuparsi di altro. Le sue inchieste
puntano su una potente finanziaria specializzata
in accaparramentobanditesco di immobili e terreni
di pregio. Rudy ne smaschera la glaciale e conturbante
manager e si illude di aver ritrovato mestiere e
coraggio di una volta, ma forse si sbaglia, forse
qualcuno lo sta manovrando.
Il romanzo si legge
tutto d'un fiato e si tifa inevitabilmente per questo
cronista dalla vita privata traballante, candido
e cinico, indifeso e vendicativo, caustico e autoironico.
Il così si dice del titolo, spesso
ripetuto nel romanzo, sottolinea le insofferenze
linguistiche del protagonista (e dell'autore) verso
certi neologismi o certe frasi fatte che spesso
coprono lucrosi affari illeciti (tipo: posizionamento
sul territorio
o progetto di fattibilità). E ci
sono momenti
altamente godibili, come la fulminante descrizione
di alcuni picchiatori che Rudy ha fatto arrivare
a Olbia per compiere una sua personale vendetta
(c'è uno che hanno soprannominato Silvan
"perchè cambia i connotati alle persone
che quelli manco hanno il tempo di accorgersene")
o il ritrattino di una una ragazzadalla pelle scura
e dalla muscolatura perfetta, "culetto di marmo
e seno di basalto", che Rudy scambia per brasiliana,
colombiana o forse portoricana, ma che invece è
di Pirri (frazione di Cagliari). Il povero Rudy
si illude di averla conquistata, se la porta in
camera da letto, ma lei prima di concedersi tira
fuori da una pochette una macchinetta con uno strano
display che dice "in attesa di autorizzazione".
È un Pos. Point of sale: punto di pagamento.
La ragazza guarda Rudy e fa: "Carta o bancomat?".
|
| DATA:
4 giugno 2008
TITOLO: "C'è del marcio in Costa Smeralda"
di Francesco Norci
FONTE: Ansa |
Tra politici corrotti
e affaristi senza scrupoli, mafie russe e mafiette
locali, in una Costa Smeralda già cementificata
ma ancora preda di voraci appetiti, lo spregiudicato
cronista Rudy Saporito vive la sua seconda vita.
La prima era finita 11 anni fa, quando era entrato
in coma, 'sprangatò da un energumeno cui
aveva soffiato la fidanzata. Ora si è improvvisamente
svegliato, gira con un badante moldavo e ha perso
un bel pò di baldanza, ma è quasi
pronto a rimettersi in pista. Uscito dalla penna
dello scrittore-giornalista-ex disc jockey Francesco
Abate, Rudy Saporito è un cronista d'assalto
vagamente alla Philip Marlowe con gran fiuto e tante
buone fonti malavitose. Uno che lavora molto sul
campo e poco dietro la scrivania. Uno sciupafemmine
frequentatore di night e consumatore di 'propellentì
vari. Ma con una sua etica. Molto personale. Semplice
comparsa nel precedente romanzo di Abate (Mi fido
di te, pubblicato sempre da Einaudi), Rudy aveva
indagato nella sua prima apparizione (Il cattivo
cronista) sulle gang giovanili di Cagliari, sede
del suo giornale. Ora, esiliato a Olbia da un direttore
carogna, dovrebbe fare solo un po' di cronaca mondana,
ma finisce per occuparsi di altro. Le sue inchieste
puntano su una potente finanziaria specializzata
in accaparramentobanditesco di immobili e terreni
di pregio. Rudy ne smaschera la glaciale e conturbante
manager e si illude di aver ritrovato mestiere e
coraggio di una volta, ma forse si sbaglia, forse
qualcuno lo sta manovrando.
Il romanzo si legge
tutto d'un fiato e si tifa inevitabilmente per questo
cronista dalla vita privata traballante, candido
e cinico, indifeso e vendicativo, caustico e autoironico.
Il così si dice del titolo, spesso
ripetuto nel romanzo, sottolinea le insofferenze
linguistiche del protagonista (e dell'autore) verso
certi neologismi o certe frasi fatte che spesso
coprono lucrosi affari illeciti (tipo: posizionamento
sul territorio
o progetto di fattibilità). E ci
sono momenti
altamente godibili, come la fulminante descrizione
di alcuni picchiatori che Rudy ha fatto arrivare
a Olbia per compiere una sua personale vendetta
(c'è uno che hanno soprannominato Silvan
"perchè cambia i connotati alle persone
che quelli manco hanno il tempo di accorgersene")
o il ritrattino di una una ragazzadalla pelle scura
e dalla muscolatura perfetta, "culetto di marmo
e seno di basalto", che Rudy scambia per brasiliana,
colombiana o forse portoricana, ma che invece è
di Pirri (frazione di Cagliari). Il povero Rudy
si illude di averla conquistata, se la porta in
camera da letto, ma lei prima di concedersi tira
fuori da una pochette una macchinetta con uno strano
display che dice "in attesa di autorizzazione".
È un Pos. Point of sale: punto di pagamento.
La ragazza guarda Rudy e fa: "Carta o bancomat?".
|
| DATA:
4 giugno 2008
TITOLO: "Ritrovarsi nella vita dopo undici anni
di coma" di Marco Presti
FONTE: Gazzetta
del Sud |
Un cronista di nera,
un giornalista che, per mestiere o per missione, si
occupa degli altri, soprattutto quando ciò
che fanno cancella i limiti imposti dalle leggi. Un
cronista che dà fastidio e che, come un moscerino
insistente, viene schiacciato non con il palmo della
mano, ma con alcuni colpi di mazza ben assestati tra
schiena e testa. E la mazzata alla testa, anche se
non lo uccide, lo spedisce nel limbo del coma in cui
resta sospeso per undici anni, lunghissimi, interminabili.
Poi, con il corpo ancora passato da tubicini che gli
consentono di non intraprendere la traversata dello
Stige, un barlume di vita si ripropone in lui riportandolo
sulla Terra. Ma che Terra ritrova dopo undici anni
trascorsi senza la percezione di come la vita prosegue,
anche senza di lui? Rudy Saporito - il protagonista
di "Così si dice", di Francesco Abate
(Einaudi, pagg. 268, euro 15,50), che lo scorso anno
con Massimo Carlotto ha firmato "Mi fido di te"
- svegliandosi forse pensa che il mondo lo abbia aspettato,
che la vita si sia cristallizzata intorno a lui, al
suo letto d'ospedale, alla sua malattia. Ma gli altri
non lo hanno aspettato. Nessuno degli altri ha dato
credito alla possibilità che lui potesse tornare.
Ed invece Rudy, quasi terrorizzando l'infermiera che
assiste al suo lento rientro sulla scena di questo
mondo, cerca di riprendersi la vita. Ma quelli che
erano i suoi punti di riferimento si sono, via via,
persi. Non ritrova più Angela, la sua fidanzata,
che, lasciata la divisa di poliziotta, è diventata
un magistrato, sta per sposarsi e ha con sé
una bambina di dieci anni, la figlia di Rudy, nata
dopo l'aggressione. Non trova più il «vecchio»
Filo, il suo collaboratore del giornale che, sorprendendolo,
ne è diventato il direttore. E non ritrova
più altri, che sono pure rimasti, ma che il
tempo li ha resi per lui irriconoscibili.
Rudy Saporito il cronista, il difensore della verità
ad ogni costo, non vuole farsi sconfiggere nè
dalla lentezza della ripresa fisica, nè dall'abbattimento
per la perdita dei suoi pochi capisaldi. Anche la
presenza di una donna - dai modi spicci, determinati,
certo tanto diversi da quelli che lui cercava, un
tempo, nelle sue compagne - lo aiuta. Alla fine lui,
che per essere integerrimo e coraggioso ha rischiato
di morire, si accorge di essere cambiato anche lui
è cambiato e questa, forse, è la cosa
che più lo angoscia.
"Così si dice" porta alla ribalta
un personaggio che, in "Mi fido di te",
stava quasi defilato, ma che era riuscito a conquistarsi
una simpatica attenzione. Rudy vivo, poi quasi morto,
quindi vivo - si fa per dire - ancora scandisce la
sua nuova vita tra passato e presente, cercando comunque
sempre di essere se stesso. Nonostante il fatto che
ormai il mondo che aveva lasciato è forse scomparso
per sempre, con le sue certezze, le sue speranze,
le sue illusioni.
|
| DATA:
22 maggio 2008
TITOLO: "Subprime criminali in salsa isolana"
di Benedetto Vecchi
FONTE: Il
Manifesto |
Il risveglio dopo dieci
anni di coma lascia sgomento Rudy Saporito. Le ultime
cose che ricordava era una serata spericolata durante
la quale l'alcool e il sesso l'avevano fatta da padrone.
Poi una sprangata in testa e tutto era diventato nero.
Francesco Abate è un giornalista sardo che
crede molto nel suo lavoro. Per lui, la cronaca nera
è lo strumento per svelare la realtà,
meglio il suo lato oscuro e tuttavia dominante. Oltre
che contribuire a quella storia del presente che è
il giornalista, Francesco Abate scrive anche noir
dove talvolta compare appunto Rudy Saporito, come
accade in questo Così si dice (Einaudi, Stile
libero, pp. 272, euro 15,50). Il ritorno alla vita,
proietta Rudy Saporito in un mondo irriconoscibile.
È figlio di un noto avvocato di Cagliari, un
massone che ha fatto grandi affari nella sua città
grazie alle frequentazioni favorite nella loggia a
cui è associato. In passato ha rifiutato quel
mondo, preferendogli le sale fumose di un giornale.
Ha condotto una vita spericolata e non è certo
uno stinco di santo. Ha infatti usato il potere della
parola cartacea per entrare e uscire dai letti di
belle donne e per tiranneggiare i tanti furbetti del
quartiere che volevano conquistare il loro posto al
sole.
Dieci anni dopo, quel posto lo hanno conquistato.
Viene sbattuto in una redazione marginale, nella Costa
smeralda, dove il fatto più rilevante è
la festa in un locale alla moda con ospiti qualche
vip della televisione. Ma qui si imbatte in qualcosa
di losco, cioè speculazioni edilizie e varianti
isolane dei fondi subprime. È un verminaio,
quello che scopre, dove la corruzione e i legami tra
«società legale» e mafia russa
è così stretto che non riesci a distinguere
un professionista da un killer. Riacquisterà
il gusto della cronaca nera, ma Rudy Saporito rimarrà
sempre un personaggio ambiguo.
Così si dice è un noir mediterraneo,
dove il genere è appunto usato come strumento
politico per registrare, indagare, denunciare i rapporti
di potere vigenti nella società. Ma in questo
romanzo non ci sono buoni e cattivi.
Ogni personaggio ha infatti il suo lato oscuro. Abate
si limita, da buon giornalista, a ricostruire il contesto
che porta ad alcune scelte che certo non portano a
sentire empatia per chi le fa. Ma raggiunge comunque
uno scopo, quello di denunciare il rinnovato colonialismo
che fa della Sardegna terra di conquista per palazzinari,
finanzieri d'assalto, mafiosi globali e imprenditori
milanesi che si ritengono unti dal Signore. E di come
questa colonialismo postmoderno non ha nessun antidoto.
|
| DATA:
maggio/giugno 2008
TITOLO: "Francesco Abate" di Fabio Zucchella
FONTE: Pulp |
Recensendo Getsemani
(Frassinelli) sulle pagine di questa rivista,
parlavo di “una salutare tragicommedia all’italiana”.
Perché il registro ormai tipico delle opere
di Francesco Abate è quello: fin dall’esordio
del ’98 con Mister Dabolina (per Castelvecchi,
da poco riproposto da Il Maestrale in una nuova edizione
“remix” con il titolo I ragazzi di
città), passando per Ultima di campionato
e Il cattivo cronista (anche questi per Il
maestrale), il 44enne scrittore cagliaritano ha mantenuto
il ghigno un po’ malmostoso di chi sparge sale
sulle ferite della propria città e della propria
terra sperando di non farsi travolgere dal disincanto.
Abate prova sempre affetto, per i suoi personaggi,
anche per le peggiori carogne come il Gigi Vianello
di Mi fido di te (scritto a quattro mani
con Massimo Carlotto, per Einaudi), o per un “cattivo
cronista” come Rudy Saporito, tornato protagonista
in Così si dice, il nuovo romanzo
(ancora Einaudi) in cui assistiamo alla sua miracolosa
“resurrezione” da un coma durato undici
anni, dopo il pestaggio quasi fatale subito da un
rivale in amore.
Parlami di Cagliari. Che tipo di città
è? Da come la descrivi nei tuoi libri - anche
se per esempio in Getsemani non la citi esplicitamente
- è sempre molto "globale" e (post)"moderna"...
Cagliari… È una città meticcia,
anche se personalmente preferirei usare il termine
bastarda. È un comunità sperimentale,
non certo per sua volontà ma per casualità.
Forse solo negli ultimissimi anni si è accorta
di questa sua caratteristica e cerca di sfruttarla.
Mi spiego: è capoluogo dell’isola ma
al tempo stesso se ne vergogna e se ne vanta. Vorrebbe
essere metropoli ma è ingabbiata in sistemi
ancora fin troppo provinciali. È la maggior
città di Sardegna ma è poco sarda.
Il vero cagliaritano è un sanguemisto, il
frutto dell’incontro di una immigrazione che
ha visto da queste parti l’arrivo massiccio
delle comunità piemontesi, romane, venete,
siciliane, campane ma anche degli abitanti delle
zone interne della regione. Senza parlare del nord
Africa. Un bel minestrone di culture e quindi di
modi di essere e di vivere. È la porta di
una terra molto chiusa. Se dovessi dare una definizione
rapida: una città bottegaia che vuol diventare
centro commerciale, super-megamarket.
Mi sembra ci sia molto odio,
nei tuoi personaggi, odio per la gente - e non credo
solo per la "gentixedda" come la definisci
tu in Getsemani, ma anche nei confronti
di se stessi. O sbaglio?
La gentixedda, come si dice a Cagliari, sono quelli
che Sciascia chiamava i quaquaraquà. L’odio
di cui tu parli è verso questa categoria
di persone ma allo stesso tempo verso se stessi
quando ci si rende conto che si è troppo
simili a chi si detesta, quando ci si accorge di
non essere troppo distanti da quei modelli. In particolare,
I ragazzi di città è un romanzo,
come tanti, in cui le ragioni della gioventù,
quelle piene di speranze, lasciano il posto a quelle
della vita adulta. Il meccanismo che si innesta
è il tradimento dei propri ideali, delle
proprie attese. È questa consapevolezza che
scatena il disprezzo. Prima verso gli altri, poi,
quando si scopre di essere caduti nella stessa trappola,
verso se stessi, appunto.
Furio, de I ragazzi
di città, è disc jockey e avvocato,
sembra quasi che in molti dei tuoi personaggi ci
sia come una schizofrenia... Come il Gigi Vianello
di Mi fido di te che ha due occhi di colore
diverso…
Mi piace il doppio della gente. Tutto è doppio
nei miei libri. Furio, Gigi Vianello, il cattivo
cronista Rudy Saporito, il calciatore fenomeno Vanni
Visco di Ultima di campionato. Ognuno di
loro nasconde una doppia identità. L’avvocato
musicista, il cronista delinquente, il gourmet truffatore
e avvelenatore, il campione poeta. Mi affascina
lo scontro delle contraddizioni - in un luogo come
in una persona. È il tradimento costante
di se stessi che mi interessa scandagliare.
Furio appartiene a una “casta”
cagliaritana ben precisa: riflesso di ciò
che accade anche in Continente?
Certo. Tutto si muove secondo regole di branco,
secondo precetti di gruppo, clan, lobby, affiliazione,
famiglia. L’Italia non è forse ancora
e sempre più governata e gestita dalle grandi
famiglie che si accordano, si dividono, fanno il
bello e il cattivo tempo sulla nostra pelle? Esiste
più che mai la suddivisione sociale, anche
se si tende a mascherarla creando l’illusione
che anche qui tutti possano concorrere al Grande
Sogno Americano. Basta guardare la tv. Pullula di
programmi dove anche tu povero sfigato, nato in
Sardegna, senza arte né parte né famiglia
poi accedere al mondo degli eletti solo perché
hai la forza e il coraggio di farcela. Cazzate.
Sei solo il giullare del re a cui hanno gettato
l’osso da rosicchiare…
Molti dei tuoi personaggi
restano “fuori dai giochi”. Che significa?
Sostanzialmente, non essere organici al sistema.
Non poter far parte dei meccanismi di gestione del
potere, sia che si punti a far parte del vertice
o accontentarsi di militare nella base. Né
capobranco né cani dell’ortolano. Vuol
dire essere il Signor Nessuno. Quindi il nulla.
Molti dei miei personaggi non sono più utili
ai sistemi di cui hanno fatto parte, altri nel momento
in cui decidono di non voler più essere nell’ingranaggio
si perdono nel limbo degli esclusi. Si salvano in
pochissimi, quelli che si accorgono che c’è
una vita anche al di fuori degli impianti dominanti.
Nei miei libri solo Vanni Visco, il poeta calciatore
di Ultima di campionato, decide di stare
fuori dai giochi riuscendo a vincere la sua sfida
contro un mondo pallonaro. Pallonaro in tutti i
sensi...
Per Rudy, Gepi – in Così
si dice, e comunque un po’ in generale
nei tuoi romanzi – che valore ha la vendetta?
Io, per esempio, sono d'accordissimo con Paco Taibo
quando dice che la vendetta è il motore della
Storia - e delle storie...
Ah, Taibo dice una verità saggia che condivido.
La Storia, e le storie, sono animate dallo spirito
di rivalsa. Non importa se poi la sete di vendetta
sarà frustrata o vincente, l’importante
è che il cammino verso la rivincita sia tribolato,
avverso, spinoso. Perché così è
la vita, perché così tutti ci sentiamo:
figli di un torto in attesa di riscatto. Penso ad
Alexandre Dumas. Tutti abbiamo un Fernando Mondego
a cui farla pagare…
Ancora a proposito di doppie
vite: ma qual è la "vera" vita
di Rudy
Saporito?
In Così si dice Rudy Saporito è
un uomo alla ricerca di se stesso. È stato
una gran canaglia, un giovane che ha usato il suo
mestiere, quello di giornalista, e il suo posizionamento
sociale, per vivere meglio. Un opportunista, arrogante
ma altamente intelligente. Un furbetto. Pronto ad
azzannare i deboli ma non i potenti. Uno che non
si era asservito totalmente al potere, per vivere
sulla scia di qualche pezzo grosso raccogliendo
favori e restituendo buone prestazioni, solo perché
aveva la coscienza che con i grandi bisogna mantenere
le giuste distanze per non avere troppi cappi al
collo. Il suo motto era: alla giusta distanza dal
sole perché ti scaldi ma non ti bruci. Ora,
finito in coma per aver pagato duramente una delle
sue puttanate, ritorna alla vita con la determinazione
di essere un uomo nuovo che ha imparato la lezione
e riparte da zero sulla base di un’onestà
intellettuale ritrovata o forse per la prima volta
scoperta. Ma si accorgerà che questo cambio
non solo non sarà così indolore ma
neppure troppo conveniente. La vera vita di Rudy
è dunque quella di un uomo in continua tentazione,
né santo né dèmonio ma un povero
cristo che cerca solo di mantenersi a galla…
Nel tuo ultimo romanzo da un certo punto
in avanti ricorre il vaticinio di Angela, l’ex
fidanzata di Rudy diventata magistrato: "il
giorno in cui qui vi faranno un casinò, sarete
fottuti per sempre". È sempre e soltanto
il denaro che rovina tutto - in questo caso la Sardegna?
È il sistema che rovina tutto. La bulimia
che pervade la nostra società: tutto, subito
ma soprattutto mio e di più. Oggi il teorema
dominante è basato sul profitto, costi quel
che costi a discapito di tutto - territorio, ambiente
- e quindi di tutti. È il non rispetto di
niente e di nessuno per il soddisfacimento dei propri
interessi. L’incapacità di sapersi
fermare, sapersi accontentare. Ma è anche
inadeguatezza dei modelli alternativi nel potersi
affermare, nel saper contrastare con efficacia questo
tritatutto che alla fine non potrà che lasciare
dietro di sé altro che rovine. Il denaro,
il potere, l’affermazione assoluta sugli altri:
questo è quello che sta rovinando tutto.
E non vedo via di scampo. Sono tempi cupi, anzi
cupissimi. Anche se c’è chi sostiene
che mettere in scena su carta storie così
nere, senza alcuna speranza, è troppo. Si
finisce per non essere credibili e toccare l’esagerazione,
come avrei fatto con Massimo Carlotto in Mi
fido di te. Il dramma è che la realtà
è più crudele della finzione, e di
falso, di non aderente alla quotidianità,
purtroppo non c’è nulla. C’è
chi dice che bisognerebbe lasciare almeno una fiammella,
una luce. Ma se c’è una luce, una fiammella
è quella che brucerà tutto lasciando
solo la cenere. Questo dice Bobo Nobile, uno dei
miei personaggi…
Proprio Bobo Nobile sostiene
che "vuole respirare aria nuova, provare il
vento del nord". Cosa sarebbe questo vento
del nord?
Lui è un imprenditore della nuova generazione,
quella dei quarantenni, che avevamo incontrato anche
in Mi fido di te, è il bulimico
per eccellenza. Non gli basta mai. Ha un ottimo
posizionamento sociale, è ricco sfondato,
fa e disfa a suo piacimento nel sud della Sardegna
con i bravi al suo seguito guidati dal fedele Tatano
Rais, il figlio massiccio di un ex tenutaria di
casini. Si muove spavaldo come un moderno Don Rodrigo
con il suo Griso. Ma non ce la fa a stare buono,
a godersi l’immenso potere di cui dispone,
ed ecco che dal sud vuole passare al nord dell’isola.
Vuole estendere il suo impero. Vuole trovare nuovi
territori dove allungare le sue zampe e applica
criteri da neo-colonialista come lo è stato
il nonno gerarca in Africa.
A un certo punto Rudy Saporito dice: "il mio
vero capolavoro, il colpo della mia vita, lo riuscirò
a comporre il giorno in cui saprò entrare
nella pelle degli altri e pensare come pensano loro.
Non stare sempre lì a giudicare e tagliare
a fette, perché il cinismo è un'arma
a scarsa gittata". Cos'è, una dichiarazione
di poetica? Spiega un po’…
Be’, soprattutto è una dichiarazione
di intenti… Questa volta non del personaggio
ma mia, personale. Credo che la mia carriera da
scrittore sia in continuo cammino, spero evolutivo.
Macino strada tentando di migliorarmi e so di doverne
fare ancora tanta prima di potermi considerare un
minimo soddisfatto. E guarda, non è falsa
modestia, ma una convinzione profonda. So dunque
quali sono alcuni miei limiti, altri di sicuro non
li vedo ancora, e comunque mi propongo di superarli.
E uno dei miei deficit è ben indicato nella
frase che tu hai citato...
|
| DATA:
11 maggio 2008
TITOLO: "Così si dice" di Giuseppe
Petralia
FONTE: Kult
Underground |
Rudy Saporito è
un cronista d’assalto. Cinico, spregiudicato,
sempre in prima linea. Non vi è giornalista
che lo può ostacolare nella sua spasmodica
ricerca della notizia, nella rincorsa al potere,
ma a metterlo fuori uso ci pensa un fidanzato ,
Maureddu Russo che, geloso della sua Gigi, gli sbatte
in testa una spranga di ferro. Entra in coma e dopo
11 anni, riemerge dallo stato vegetativo. Riprende
l’attività giornalistica, viene inviato
ad Olbia per occuparsi di un piccolo “speciale”,
si ritrova con Flavia, una figlia avuta dalla sua
ex fidanzata Angela, diventata nel frattempo magistrato.
E’ ancora debole fisicamente e la potente
famiglia di legali lo affida a Vadim, un badante
moldavo che lo seguirà nei primi tempi del
recupero. Rudy si riprende, si innamora dell’affascinante
manager dell’ Hti Gaia Sapegno , dà
vita, in seguito a delle rivelazione, ad una indagine
giornalistica seria, sui prestiti facili concessi
a piccoli imprenditori che perderanno le loro proprietà,
la sua inchiesta porterà in galera la stessa
Gaia, ritorna ad essere il cronista di nera più
bravo, anche se la sua inchiesta e la sua bravura
serviranno ai “poteri forti” per impedire
di conoscere altre verità.
Lo scrittore tratteggia
lo scenario di una Sardegna, specchio fedele dell’Italia
di oggi, non stereotipata, lontana anni luce da
quella tratteggiata da Niffoi, ci descrive un mondo
giornalistico basato sull’invidia, sui ricatti,
sui rapporti con le imprese che decidono per tutti
e ci offre, tramite Vadim e gli extracomunitari
che daranno vita ad un giornale, una società
multirazziale con la quale dobbiamo confrontarci.
Il tutto scritto con ironia, leggerezza perché
il libro suscita sì interrogativi e riflessioni
nel lettore,ma fa sorridere. I personaggi tratteggiati
sono esilaranti: dallo stesso Rudy, che narra la
vicenda in prima persona, alle prese con un braccio
che si muove a scatto, al cinico amico Gepi, al
vecchio giornalista Avendrace, con una gamba di
legno (la scena dell’imbarco all’aeroporto
di Mister Magù come lo chiama Rudy è
stupenda), al cugino Sesetto, allo zio Vivì,
al direttore Filo al quale Rudy riserverà,
dopo le angherie subite, un finale non idillico.
Altri personaggi
vengono inseriti all’interno del contesto
narrativo come la prostituta “Vanessa la brasiliana”,
Settima Lecca meglio conosciuta come Lavori Sessualmente
Utili, una giornalista di costume che si aggira
per i posti vip della Sardegna. Il contesto che
descrive l’autore, nonostante la scrittura
ricca di humor e briosa ed un ritmo narrativo che
non conoscere stanchezze, né pause, non è
dei più felici. Abate tratteggia una società
dove tutti siamo coinvolti, dove domina la protervia,
la corruzione, una società dove tutti siamo
collusi, complici di un sistema di potere che, lassa
intendere lo scrittore, accettiamo e vogliamo. L’unica
eccezione che Abate fa è per l’amica
giornalista Bonarina, già il nome svela la
bontà della persona, fedele ai propri ideali.
Sorge spontanea una domanda: se la società
e tutti noi siamo corrotti, carnefici e complici
di un sistema di potere arrogante e cinico, chi
ci salverà?
|
| DATA:
1 maggio 2008
TITOLO: "Libri e lettori: Così si dice"
di Cinzia Zerbini
FONTE: La
Sicilia |
Rudy
Saporito, giornalista, esce dal coma dopo 11 anni.
Si ritrova con una figlia, un passato difficile e
un presente zeppo di ipocrisie. Sullo sfondo la Sardegna
che Francesco Abate descrive nel suo “Così
si dice”, uscito recentemente per Enaudi. “La
cifra stilistica dell'autore è inconfondibile
– scrive un lettore, Antonino. Il libro scandaglia
un mondo che abbiamo tutti sotto il naso ma forse
non ci siamo mai fermati ad osservare. Abate ci si
è soffermato il tanto giusto per farci annusare
l'olezzo con la sua solita ironica penna”. Piergiorgio
Pulisci: “Sono tanti gli spunti che offre al
lettore, e glieli propone in un modo del tutto succulento,
perché ogni portata è servita dallo
stile Abate, quello stile ironico, graffiante, sanguigno
e senza filtri. Con una sola frase riesce a farti
smascellare dal ridere o farti venire la pelle d’oca.
Tutto con la stessa semplicità. Forse è
l’aspetto più interessante di questa
storia, ma anche di tutti gli altri lavori dello scrittore
sardo”.
Rosa: “Un testo amaro e divertente allo stesso
tempo. Il racconto dell’uscita dal coma è
straordinario. Lo consiglio perché l’autore
ha un modo di scrivere “moderno”, ironico.
In poche parole: “piacevole”. Gianluca
Floris: “Tutto il mondo dentro il quale nuota
Rudy Saporito, è in realtà compromesso,
marcio. Anche i momenti positivi della crescita del
protagonista si susseguono utilizzando le regole marce
del mondo di oggi che corrompe qualsiasi ambiente
e qualsiasi personalità, anche la più
apparentemente integra”.
Da un blog: “In questo momento la Sardegna sta
vivendo una stagione di grande fermento. Ci sono moltissimi
giovani autori. Ancora una volta le isole si confermano
regni di ispirazione. Anche questo libro conferma
un andamento di successo”.
Da Milanonera.com “Chi ha amato “Mi fido
di te”, scritto in coppia con Massimo Carlotto,
non può perdersi questa nuova storia di denuncia,
respirerà ancora una volta i miasmi di un malaffare
serpeggiante e insidioso spesso travestito da rampantismo
vincente”. Francesco
Abate, cagliaritano, classe 1964, viaggia su tre binari
paralleli. Dal suo sito: “giornalista con il
vezzo della scrittura. La notte indossa i panni di
Frisco e scivola dietro la consolle dei club dell'Isola”.
Ha Esordito nel 1996 con L'Oratorio, breve
racconto, inserito nella collettiva Racconti di Celluloide
(Alambicco). Nel dicembre del 1998 il primo romanzo:
Mister Dabolina (Castelvecchi).
|
| DATA:
20 aprile 2008
TITOLO: "Così si dice" di Piergiorgio
Pulisci
FONTE: Thriller
Magazine |
Uscito da un
coma di 11 anni, Rudy scopre che Angela, poliziotta
e sua fidanzata, non è più né
poliziotta né sua fidanzata: è diventata
magistrato e sta per sposare uno di famiglia, che
non è lui. Scopre anche che da lei ha una figlia
di 10 anni. E che il suo collaboratore e amico Filo
è diventato il direttore del giornale per cui
Rudy lavorava, e non è più suo amico.
Solo il "muso di faina" di suo padre e la
"faccia da sciacallo" di suo fratello sono
rimasti identici. Purtroppo. Rudy gira con un badante
moldavo e fa fatica a rimettersi in carreggiata. Pensa
di non essere più il donnaiolo di un tempo,
ma la bellissima Gaia Sapegno, glaciale manager di
una finanziaria che concede mutui ai piccoli imprenditori
della Costa Smeralda, gli fa cambiare idea. E se tutti
sono convinti che non sia più lo spregiudicato
cronista di una volta, saranno obbligati a ricredersi.
Attore non protagonista in "Mi fido di te",
torna, principe della scena, Rudy Saporito: spietato
ma ingenuo, cinico e divertente. Tra tic linguistici,
nuraghe e progetti di eliporti, racconta una Sardegna
tutt'altro che tradizionale e stereotipica: saccheggiata
dal turismo, cosmopolita e provinciale, antica e contaminata.
Dove molti sognano un riscatto economico e troppi
vanno in rovina. Dove troppi sono corrotti e quasi
tutti scendono a patti. Una Sardegna che è
lo specchio dell'Italia.
Acido solforico. Le parole di Francesco Abate sono
acido solforico puro: corrodono e squagliano la
patina smaltata di quella Sardegna che d’estate
diventa zoo di lusso della fauna da Costa Smeralda.
Con la sua feroce schiettezza, uno dei tratti distintivi
della sua scrittura, Abate svela cosa e chi si nasconde
dietro la tanto patinata Sardegna, mostrandoci che
anche il Paradiso può essere popolato da
diavoli. Ad inondare di acido il quadretto perfetto
fatto di vallette, attori, ricchi imprenditori,
alberghi e locali di lusso, ci pensa Rudy Saporito,
uno dei personaggi più originali e divertenti
di questi ultimi anni, già protagonista dell’ottimo
Il cattivo cronista e attore non protagonista, ma
determinante, nel romanzo di successo Mi fido di
te. E Così si dice, è una sorta di
ponte tra i due romanzi sopra citati; infatti, dove
finisce Il cattivo cronista inizia questo nuovo
romanzo di Abate, che si collega infine a Mi Fido
di te, ambientato dopo questa nuova avventura di
Rudy. Ma chi non ha avuto modo di leggere i romanzi
sopra citati non deve preoccuparsi: questo romanzo
può essere benissimo letto anche come un
fuori serie; difatti la vicenda narrata ha un suo
inizio ed una conclusione, e la lettura non è
inficiata dal non aver letto gli altri romanzi,
perché la storia è talmente serrata
e coinvolgente, e il personaggio creato così
ad arte che sembra di conoscerlo da sempre. Per
chi, invece, ha già avuto modo di leggere
gli altri due lavori, questo libro sarà davvero
molto prezioso perché si troveranno a che
fare con un Rudy molto diverso da quello che conoscevano,
perché nel primo romanzo avevano lasciato
Rudy in coma, ed ora sono trascorsi…
Undici anni di buio. Quando tutti avevano ormai
perso le speranze, Rudy si risveglia. Sembra un
miracolo. Non è un miracolo. Non sono stati
santi, preghiere o interventi divini a destare il
miglior cronista della Sardegna. Non è stato
Dio. È stato l’odio. L’odio mischiato
ad una bella dose di vendetta. Quella vendetta che
è insita nel genoma umano dei sardi. E Rudy
non fa eccezione. Ha un debole per la vendetta.
Però, il cattivo cronista è cambiato.
Questi undici anni l’hanno cambiato sia nel
fisico – è preda di un divertentissimo
e al tempo stesso tragico tic alla mano destra –
che nell’animo. L’hanno reso apparentemente
più debole e più buono. Forse il fatto
di avere una figlia di dieci anni c’entra
qualcosa. Sì, perché sono parecchie
le novità dopo undici anni di nulla. Primo,
la sua ragazza di un decennio prima, Angela, non
è più la sua ragazza. Anzi, si è
fidanzata con suo cugino, ed è in procinto
di sposarsi. Inoltre, non è più una
poliziotta, ma è diventata un magistrato.
Un altro piccolo particolare: ha partorito sua figlia,
Flavia, che ora ha dieci anni ma si comporta come
se ne avesse ventidue. Ma le novità non finiscono
qui. Filippo, uno dei suoi amici più sinceri
e stimati non è più suo amico. Quel
ragazzotto semplice a cui Rudy aveva insegnato il
mestiere ora è diventato il direttore del
Giornale, e si è incarognito. Si è
incarognito così tanto che appena Rudy torna
operativo lo spedisce in esilio ad Olbia, la sede
più lontana e isolata del giornale di Rudy.
E il giornalista reduce da questo lunghissimo blackout
cerebrale non può che ubbidire; lui che ha
sempre vissuto ad una velocità da ritiro
immediato della patente, lui che era temuto e rispettato
dai colleghi, ora è inerme e spaesato, costretto
a muoversi con un badante moldavo che lo accompagna
e lo aiuta a riprendersi dagli strascichi fisici
di questa lunghissima degenza. Come l’uomo
che compare nella bella copertina del libro, Rudy
tenta di ripararsi dall’acquazzone di guai
e brutte notizie che gli piovono addosso, ma invano,
perché finisce col bagnarsi fino alle ossa.
Eppure è proprio lì, nel nord Sardegna,
che Rudy cercherà di riaffilare i suoi denti
e tornare ad essere la carogna più bastarda
della città, l’unico e solo cattivo
cronista. Perché il lungo periodo di oblio
l’avrà cambiato certamente nel fisico,
ma non nella mente: quella mente diabolica creata
per scovare notizie e scriverle nel modo migliore
possibile. È lì, in un’Olbia
paradisiaca descritta con una sensibilità
da far venire i brividi, Rudy metterà in
piedi passo dopo passo la sua vendetta.
Come le radici ingorde di una quercia, la realtà
spunta dal terreno d’inchiostro coltivato
da Abate, e lo scrittore sardo aiuta queste radici
di realtà a venire alla luce. Smuove la terra.
Scava. E alla fine il risultato è ottimale,
ma anche inaspettato e doloroso, perché la
realtà, la verità non filtrata, fa
male. È difficile da digerire come un purè
di pietre, perché non viviamo in una favola.
Ma uno scrittore ha il dovere morale di dirlo, di
gridarlo. E se poi a descrivere la realtà
è uno come Rudy Saporito, allora c’è
solo da mettersi comodi ed ascoltarlo, perché
è proprio Rudy ad avere le chiavi dell’archivio
dove sono custoditi tutti i segreti della sua città.
Rudy. Il cattivo cronista.
Abate non assoggetta la realtà: Abate si
assoggetta ad essa. Lui, e le sue parole, diventano
un tramite per dare voce alla realtà, per
mettere in guardia; così come in suoi precedenti
lavori – come Getsèmani e Mi fido di
te – l’autore cagliaritano veste i panni
di una sorta di “oncologo della società”,
perché è questo che fa: studia, osserva,
e descrive la cancrena che ammorba le nostre città,
e in particolare la Sardegna settentrionale, specchio
ed esempio calzante di corruzione e marciume. E
in questo libro l’autore sardo focalizza la
sua attenzione e la sua indagine su quelle società
di prestito e finanziarie di vario genere che concedono
mutui ai piccoli imprenditori della Costa Smeralda:
una facciata del tutto legale e linda, dietro cui,
invece, si nasconde qualcosa di guasto. Tuttavia
questo romanzo non tocca soltanto questo fenomeno,
ma anche, per esempio, l’inumana spettacolarizzazione
della morte, del crimine feroce, a scopi commerciali;
descrive in modo toccante e ironico il rapporto
tra padre e figlia, o la bella amicizia che si viene
a creare col suo badante moldavo, con due lauree
alle spalle e costretto a trasferirsi in Italia
per cercare di costruirsi una vita dignitosa, per
non parlare dell’analisi spietata dei meccanismi
spesso corrosi della redazione di un grosso quotidiano,
descritto da Abate come una sorta di marchingegno
di controllo delle masse.
Sono tanti gli spunti che Abate offre al lettore,
e glieli propone in un modo del tutto succulento,
perché ogni portata è servita dallo
stile Abate, quello stile ironico, graffiante, sanguigno
e senza filtri. Con una sola frase riesce a farti
smascellare dal ridere o farti venire la pelle d’oca.
Tutto con la stessa semplicità. Forse è
proprio questo l’aspetto più interessante
di questo libro, ma anche di tutti gli altri lavori
dello scrittore sardo. Lo stile. La sensibilità
e l’amore verso le parole. Perché Abate
è uno scrittore che affila le parole prima
di usarle, e conosce esattamente il momento in cui
utilizzarle: quando fanno male. Quando prendono
il lettore per la gola. E queste parole, questo
fraseggio secco e ritmato, vanno a costituire una
trama robusta, dall’intreccio ben oliato.
Se ci fossero degli autovelox deputati al controllo
della velocità delle trame, Così si
dice sarebbe uno dei libri più multati che
abbia mai letto, perché le pagine di questo
libro schizzano via ad una velocità illegale.
Questo libro ti si pianta addosso come i denti metallici
di una tagliola, e l’unico modo per liberarsi
è finire questo bel romanzo, ascoltare Rudy
Saporito fino alla fine, che speriamo sia soltanto
un nuovo inizio.
|
| DATA:
16 aprile 2008
TITOLO: "Così si dice, ma è tutto
vero" di Andrea Tramonte
FONTE: Il
Sardegna |
Il nuovo romanzo di Francesco
Abate – scrittore e giornalista cagliaritano
- segna il ritorno di uno dei suoi personaggi più
riusciti: quel Rodolfo Saporito noto Rudy che fu
protagonista de Il cattivo cronista (Il Maestrale)
e fece una sua breve ma significativa apparizione
in Mi fido di te, romanzo scritto insieme a Massimo
Carlotto e uscito l’anno scorso su Einaudi
Stile Libero. Nel nuovo romanzo, Così si
dice (sempre su Stile Libero), Rudy si sveglia da
un coma di undici anni e trova le cose un po’
cambiate. Prima di finire all’ospedale era
un giornalista cinico e disinvolto, ora si ritrova
con un buco di undici anni, una figlia di dieci,
le stempiature che avanzano, una ex fidanzata ex
poliziotta ora magistrato rampante che sta per sposarsi
col cugino Nanni, un ex collaboratore di nome Filo
che è diventato il direttore “Caro
Filippo” e che lo accoglie spedendolo alla
redazione di Olbia per tenerlo ai margini. Lì
Rudy, insieme al suo badante moldavo, cerca di ritrovare
il filo della sua esistenza e si troverà
al centro di una indagine che riguarda il rapporto
tra prestiti, imprese, società turistiche,
riciclaggio di denaro sporco. Scoprirà che
è difficile diventare un uomo nuovo, e che
per rimanere a galla è necessario essere
il solito bastardo di sempre. Il libro sarà
presentato venerdì al Teatro Alfieri di Cagliari
con Valerio Mastrandrea, Celestino Tabasso e Carlotto
(più selezione musicale di Alex P e Guido
Sainas).
Una delle
tesi del libro è che la Sardegna terra di
turismo rischia di diventare terra di riciclaggio
di denaro sporco. Non si tratta di finzione, giusto?
No, si tratta di
un’intuizione mia supportata da un’indagine
della procura di Milano di cui sono venuto a conoscenza
dopo la stesura del libro, e che ha portato alla
custodia cautelare di 9 persone collegate alla ‘ndrangheta.
Sempre più la malavita utilizza gli investimenti
immobiliari per riciclare denaro sporco. La questione
dei casinò che viene richiamata nel libro
è tra queste. Nel romanzo il magistrato fa
una relazione che esiste veramente e di cui sono
venuto in possesso.
Ma non è
meglio denunciare questi fatti attraverso una inchiesta
giornalistica rigorosa?
Esistono mezzi di
comunicazione e pubblici diversi. I lettori che
puoi raggiungere con i libri non sono gli stessi
che tocchi attraverso l’articolo di giornale.
La fascinazione della letteratura può far
arrivare il messaggio in maniera più incisiva.
L’esempio è Mi fido di te, che ha portato
all’attenzione della stampa il problema della
sofistificazione alimentare.
Quindi tra
narrativa e giornalismo sceglie la prima?
Si, ma soltanto
perché mi stimola e diverte di più.
Consente anche di non attenersi alla realtà
dei fatti, alle pezze giustificative che devi avere
facendo il giornalista. Citando Pasolini, con la
letteratura puoi dire “io so anche se non
ho le prove”.
Ma Abate
è un “cattivo cronista”? Cosa
c’è dell’autore nel personaggio?
Diciamo che vorrebbe
essere un cattivo cronista, ma non ce la fa. In
Saporito c’è solo ed esclusivamente
il ritorno alla vita. Non c’è altro.
Non crede
di aver calcato un po’ la mano sul cinismo,
a volte?
Nella seconda parte
del libro ci sono delle esagerazioni. Servono a
creare un contrasto con la prima parte, dove Rudy
cerca di diventare un uomo migliore. Man mano però
capisce che per mantenersi a galla deve essere organico
ad una società che è profondamente
incarognita. Non credo che ci sia esagerazione nel
rappresentare un mondo simile. La società
nostra è veramente così. Ogni ambiente
è corrotto, inquinato.
Al riguardo,
il mondo del giornalismo sardo non ne esce benissimo.
Non voglio fare
un’analisi del giornalismo sardo. In questo
libro c’è uno spaccato del peggio dell’intera
categoria. Il giornale di Rudy è il peggiore
giornale possibile. Ma nel libro c’è
anche un richiamo a Report: non c’è
solo il peggio.
Cagliari
fa sempre da sfondo ai suoi romanzi, anche se qui
in misura minore. Qual è la Cagliari più
convincente che ha letto finora?
Cagliari c’è
anche qui, è punto di partenza e di arrivo.
Ma c’è anche Olbia, non in quanto luogo
geografico ma in quanto terra di nuovi affari. Per
quanto riguarda la Cagliari dei romanzi, direi che
Sergio Atzeni è il faro, lui della città
ha capito proprio tutto. Ma citerei anche quella
di Pintor.
Definirebbe
noir questo romanzo?
Secondo me è
una commedia cinica. Citerei La donna della
domenica di Fruttero e Lucentini, che attraverso
un fatto criminale cercava di raccontare la società
di allora. A me piace raccontare l’Italia
di oggi.
La prima
cosa che si legge nel risvolto è che lei
viene dalla Sardegna. La Sardegna è diventato
un brand letterario?
Si, credo di si.
Poi però sta all’onestà intellettuale
dello scrittore dimostrare che ci sia di più
della questione di marketing. I lettori sono furbi,
sanno dove c’è genuinità e qualità.
Oggi non corriamo questo rischio, perché
tutti gli scrittori hanno una loro storia e onestà.
Non si stanno cercando tra i funghi solo perché
funghi sardi. Gli scrittori valgono davvero.
Questo riguardo
il punto di vista degli scrittori. Ma perché
un “Sardegna” in copertina o sul risvolto
richiama così tanta attenzione del pubblico?
Ci sono due possibili
spiegazioni. Mi diceva il mio primo editore, Castelvecchi,
che la Sardegna è un luogo metafisico, richiama
il lettore e dà la possibilità di
creare luoghi magici e fantastici. E poi c’è
un marchio di qualità, una tradizione letteraria
che non è nata oggi. Ci sono dei maestri
a cui ispirarsi. Faccio un esempio. La Londra musicale
di ieri era un luogo di incontro e di confronto
incredibile, c’era un humus che consentiva
il fiorire delle band. La Sardegna letteraria –
ma non solo – sta vivendo un momento del genere.
|
| DATA:
12 aprile 2008
TITOLO: "Cronaca canaglia" di Lara Crinò
FONTE: D-La
Repubblica |
Rudy Saporito, il protagonista
di Francesco Abate, è scaltro, simpatico,
e decisamente accattivante; ma è anche ambiguo,
egoista, "una vera carogna organica al sistema".
Al termine della sua prima avventua, Il cattivo
cronista (Maestrale, 2003) l'avevamo lasciato
fra la vita e la morte, dopo le sprangate del "fidanzato
gelosetto" di una sua amante. Poi l'avevamo
intravisto, in un ruolo minore, in Mi fido di
te (Einaudi, 2007) scritto da Abate con Massimo
Carlotto. In questo Così si dice lo troviamo
al centro della scena, dopo 11 anni di coma a causa
di quel pestaggio. Si risveglia, il giornalista
cagliaritano rampollo di una genia di avvocati massoni,
e scopre di essere rimasto indietro "come un
secondo gemello2: Nel quotidiano per cui lavora
c'è un nuovo direttore che lo odia; l'ex
fidanzata Angela gli ha dato una figlia ormai adolescente
che non conosce; la sua Sardegna è retta
da altri giochi di potere. Per torglierselo dai
piedi il direttore lo spedisce in Costa Smeralda
ad aspettare l'estate dei vip. el frattempo Rudy,
ancora incerto sulle gambe e accompagnato da un
badante moldavo, tralascia la cronaca mondana per
mettere a nudo l'intreccio tra società finanziarie
e criminalità organizzata.
"Commedica cinica",
come la definisce Abate, lui stesso giornalista
in un quotidiano di Cagliari, il romanzo allude
"alle dinamiche del crimine che spesso si intuiscono
ma non si possono provare", mostrando non senza
ironia "una Sardegna terra di conquista, dove
in nuovi padroni rischiano di essere la mafua russa
o la 'ndragheta calabrese per le quali il turismo
di lusso è una gigantesca lavatrice di denaro
sporco". Che a scopire i nuovi giochi sia Saporito,
tutt'altro che un cavaliere senza macchia e senza
paura, è la chiave intrigante del romanzo.
Perché la verità non sempre è
nella mano dei giusti; a maneggiarla sono in molti
casi quelli come Rudy "decisi a restare comunque
a galla2 e dare al lettore ciò che vuole,
sia pure il sapore dell'inchiesta, solo per un posto
al vertice.
|
| DATA:
12 aprile 2008
TITOLO: "Così si dice" di PierGiorgio
Pulisci
FONTE: www.paesedombre.org |
Uscito
da un coma di 11 anni, Rudy scopre che Angela, poliziotta
e sua fidanzata, non è più né
poliziotta né sua fidanzata: è diventata
magistrato e sta per sposare uno di famiglia, che
non è lui. Scopre anche che da lei ha una figlia
di 10 anni. E che il suo collaboratore e amico Filo
è diventato il direttore del giornale per cui
Rudy lavorava, e non è più suo amico.
Solo il "muso di faina" di suo padre e la
"faccia da sciacallo" di suo fratello sono
rimasti identici. Purtroppo. Rudy gira con un badante
moldavo e fa fatica a rimettersi in carreggiata. Pensa
di non essere più il donnaiolo di un tempo,
ma la bellissima Gaia Sapegno, glaciale manager di
una finanziaria che concede mutui ai piccoli imprenditori
della Costa Smeralda, gli fa cambiare idea. E se tutti
sono convinti che non sia più lo spregiudicato
cronista di una volta, saranno obbligati a ricredersi.
Attore non protagonista in "Mi fido di te",
torna, principe della scena, Rudy Saporito: spietato
ma ingenuo, cinico e divertente. Tra tic linguistici,
nuraghe e progetti di eliporti, racconta una Sardegna
tutt'altro che tradizionale e stereotipica: saccheggiata
dal turismo, cosmopolita e provinciale, antica e contaminata.
Dove molti sognano un riscatto economico e troppi
vanno in rovina. Dove troppi sono corrotti e quasi
tutti scendono a patti. Una Sardegna che è
lo specchio dell'Italia.
Acido solforico. Le parole di Francesco Abate sono
acido solforico puro: corrodono e squagliano la
patina smaltata di quella Sardegna che d’estate
diventa zoo di lusso della fauna da Costa Smeralda.
Con la sua feroce schiettezza, uno dei tratti distintivi
della sua scrittura, Abate svela cosa e chi si nasconde
dietro la tanto patinata Sardegna, mostrandoci che
anche il Paradiso può essere popolato da
diavoli. Ad inondare di acido il quadretto perfetto
fatto di vallette, attori, ricchi imprenditori,
alberghi e locali di lusso, ci pensa Rudy Saporito,
uno dei personaggi più originali e divertenti
di questi ultimi anni, già protagonista dell’ottimo
Il cattivo cronista e attore non protagonista, ma
determinante, nel romanzo di successo Mi fido di
te. E Così si dice, è una sorta di
ponte tra i due romanzi sopra citati; infatti, dove
finisce Il cattivo cronista inizia questo nuovo
romanzo di Abate, che si collega infine a Mi Fido
di te, ambientato dopo questa nuova avventura di
Rudy. Ma chi non ha avuto modo di leggere i romanzi
sopra citati non deve preoccuparsi: questo romanzo
può essere benissimo letto anche come un
fuori serie; difatti la vicenda narrata ha un suo
inizio ed una conclusione, e la lettura non è
inficiata dal non aver letto gli altri romanzi,
perché la storia è talmente serrata
e coinvolgente, e il personaggio creato così
ad arte che sembra di conoscerlo da sempre. Per
chi, invece, ha già avuto modo di leggere
gli altri due lavori, questo libro sarà davvero
molto prezioso perché si troveranno a che
fare con un Rudy molto diverso da quello che conoscevano,
perché nel primo romanzo avevano lasciato
Rudy in coma, ed ora sono trascorsi…
Undici anni di buio. Quando tutti avevano ormai
perso le speranze, Rudy si risveglia. Sembra un
miracolo. Non è un miracolo. Non sono stati
santi, preghiere o interventi divini a destare il
miglior cronista della Sardegna. Non è stato
Dio. È stato l’odio. L’odio mischiato
ad una bella dose di vendetta. Quella vendetta che
è insita nel genoma umano dei sardi. E Rudy
non fa eccezione. Ha un debole per la vendetta.
Però, il cattivo cronista è cambiato.
Questi undici anni l’hanno cambiato sia nel
fisico – è preda di un divertentissimo
e al tempo stesso tragico tic alla mano destra –
che nell’animo. L’hanno reso apparentemente
più debole e più buono. Forse il fatto
di avere una figlia di dieci anni c’entra
qualcosa. Sì, perché sono parecchie
le novità dopo undici anni di nulla. Primo,
la sua ragazza di un decennio prima, Angela, non
è più la sua ragazza. Anzi, si è
fidanzata con suo cugino, ed è in procinto
di sposarsi. Inoltre, non è più una
poliziotta, ma è diventata un magistrato.
Un altro piccolo particolare: ha partorito sua figlia,
Flavia, che ora ha dieci anni ma si comporta come
se ne avesse ventidue. Ma le novità non finiscono
qui. Filippo, uno dei suoi amici più sinceri
e stimati non è più suo amico. Quel
ragazzotto semplice a cui Rudy aveva insegnato il
mestiere ora è diventato il direttore del
Giornale, e si è incarognito. Si è
incarognito così tanto che appena Rudy torna
operativo lo spedisce in esilio ad Olbia, la sede
più lontana e isolata del giornale di Rudy.
E il giornalista reduce da questo lunghissimo blackout
cerebrale non può che ubbidire; lui che ha
sempre vissuto ad una velocità da ritiro
immediato della patente, lui che era temuto e rispettato
dai colleghi, ora è inerme e spaesato, costretto
a muoversi con un badante moldavo che lo accompagna
e lo aiuta a riprendersi dagli strascichi fisici
di questa lunghissima degenza. Come l’uomo
che compare nella bella copertina del libro, Rudy
tenta di ripararsi dall’acquazzone di guai
e brutte notizie che gli piovono addosso, ma invano,
perché finisce col bagnarsi fino alle ossa.
Eppure è proprio lì, nel nord Sardegna,
che Rudy cercherà di riaffilare i suoi denti
e tornare ad essere la carogna più bastarda
della città, l’unico e solo cattivo
cronista. Perché il lungo periodo di oblio
l’avrà cambiato certamente nel fisico,
ma non nella mente: quella mente diabolica creata
per scovare notizie e scriverle nel modo migliore
possibile. È lì, in un’Olbia
paradisiaca descritta con una sensibilità
da far venire i brividi, Rudy metterà in
piedi passo dopo passo la sua vendetta.
Come le radici ingorde di una quercia, la realtà
spunta dal terreno d’inchiostro coltivato
da Abate, e lo scrittore sardo aiuta queste radici
di realtà a venire alla luce. Smuove la terra.
Scava. E alla fine il risultato è ottimale,
ma anche inaspettato e doloroso, perché la
realtà, la verità non filtrata, fa
male. È difficile da digerire come un purè
di pietre, perché non viviamo in una favola.
Ma uno scrittore ha il dovere morale di dirlo, di
gridarlo. E se poi a descrivere la realtà
è uno come Rudy Saporito, allora c’è
solo da mettersi comodi ed ascoltarlo, perché
è proprio Rudy ad avere le chiavi dell’archivio
dove sono custoditi tutti i segreti della sua città.
Rudy. Il cattivo cronista.
Abate non assoggetta la realtà: Abate si
assoggetta ad essa. Lui, e le sue parole, diventano
un tramite per dare voce alla realtà, per
mettere in guardia; così come in suoi precedenti
lavori – come Getsèmani e Mi fido di
te – l’autore cagliaritano veste i panni
di una sorta di “oncologo della società”,
perché è questo che fa: studia, osserva,
e descrive la cancrena che ammorba le nostre città,
e in particolare la Sardegna settentrionale, specchio
ed esempio calzante di corruzione e marciume. E
in questo libro l’autore sardo focalizza la
sua attenzione e la sua indagine su quelle società
di prestito e finanziarie di vario genere che concedono
mutui ai piccoli imprenditori della Costa Smeralda:
una facciata del tutto legale e linda, dietro cui,
invece, si nasconde qualcosa di guasto. Tuttavia
questo romanzo non tocca soltanto questo fenomeno,
ma anche, per esempio, l’inumana spettacolarizzazione
della morte, del crimine feroce, a scopi commerciali;
descrive in modo toccante e ironico il rapporto
tra padre e figlia, o la bella amicizia che si viene
a creare col suo badante moldavo, con due lauree
alle spalle e costretto a trasferirsi in Italia
per cercare di costruirsi una vita dignitosa, per
non parlare dell’analisi spietata dei meccanismi
spesso corrosi della redazione di un grosso quotidiano,
descritto da Abate come una sorta di marchingegno
di controllo delle masse.
Sono tanti gli spunti che Abate offre al lettore,
e glieli propone in un modo del tutto succulento,
perché ogni portata è servita dallo
stile Abate, quello stile ironico, graffiante, sanguigno
e senza filtri. Con una sola frase riesce a farti
smascellare dal ridere o farti venire la pelle d’oca.
Tutto con la stessa semplicità. Forse è
proprio questo l’aspetto più interessante
di questo libro, ma anche di tutti gli altri lavori
dello scrittore sardo. Lo stile. La sensibilità
e l’amore verso le parole. Perché Abate
è uno scrittore che affila le parole prima
di usarle, e conosce esattamente il momento in cui
utilizzarle: quando fanno male. Quando prendono
il lettore per la gola. E queste parole, questo
fraseggio secco e ritmato, vanno a costituire una
trama robusta, dall’intreccio ben oliato.
Se ci fossero degli autovelox deputati al controllo
della velocità delle trame, Così si
dice sarebbe uno dei libri più multati che
abbia mai letto, perché le pagine di questo
libro schizzano via ad una velocità illegale.
Questo libro ti si pianta addosso come i denti metallici
di una tagliola, e l’unico modo per liberarsi
è finire questo bel romanzo, ascoltare Rudy
Saporito fino alla fine, che speriamo sia soltanto
un nuovo inizio.
|
| DATA:
11 aprile 2008
TITOLO: "Così il giornalista-dj racconta
un cinico cronista"
FONTE: Il Venerdì di Repubblica |
Francesco
Abate è un giornalista cagliaritano a molti
noto sotto il nome di Frisko, con cui si presenta
alla consolle da dj nei club dell'isola. A molti è
noto per i suoi libri, i ritratti crudi della sua
terra, e personaggi indimenticabili. Tra questi spicca
Rudy Saporito, cronista dotato di un cinismo nobile,
quello che nasce dall'autenticità. L'avevamo
già incontrato in Il cattivo cronista
e sullo sfondo di Mi fido di te, scritto
a quattro mani con Massimo Carlotto. Torna ora, svegliandosi
dopo undici anni di coma, in Così si dice (Einaudi
Stile Libero, pagine 267, euro 15.50, in libreria
dal 14 aprile). Troverà che poco è rimasto
come un tempo tranne il malaffare degli esseri umani.
E la sua sfida al mondo si intreccerà con una
sfida molto personale: come ritrovare se stesso.
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| DATA:
11 aprile 2008
TITOLO: "Così si dice" di Gianluca
Floris
FONTE:
Recensire
|
Duecentossessantatre
pagine che ti tengono stretto fino alla fine: "Così
è andata. E diversamente non sarebbe potuta
andare" sono le parole finali di questo romanzo.
E' la storia del giornalista Rudy Saporito, non nuovo
alla penna di Abate. Qui Saporito si risveglia da
un coma più che decennale ed il racconto è
quello del suo tentativo di tornare in sella, di riconquistare
al giornale (una testata di fantasia) una posizione
importante come quella che aveva prima dell'"incidente"
che gli ha causato l'assenza dalla vita per dodici
anni.
L'escamotage di far risvegliare il personaggio dopo
un coma ha nobili lombi letterari perché permette
di evidenziare come il mondo sia cambiato, permette
di descrivere il personaggio in contrasto con quello
che era prima, permette di descrivere cambiamenti
e maturazioni, se ce ne sono stati. Questa formula
è utilizzata da Abate in maniera efficace e,
unita al suo stile linguistico sempre personale pieno
di realismo e di inventiva, funziona appieno.
E l'escamotage di Abate permette
di raccontare, senza peccare di didascalismo, tutto
il "dietro le quinte" del mestiere di
giornalista. Con le fascinazioni e le nefandezze,
con i giochi di potere più o meno meschini.
Ancora un buon escamotage è quello di avere
come protagonista un giornalista, perché
il mestiere di giornalista è quello di farsi
le domande e di capire la realtà. Quindi,
attraverso Rudy, in questo romanzo scaviamo nel
torbido mondo degli affari indicibili di una Costa
Smeralda tutta tappeti preziosi sotto ai quali si
nasconde un putridume pluriennale, anzi più
che decennale. Attraverso Rudy ci chiediamo che
fine abbia fatto il romantico mestiere di cronista,
quello del film "prima pagina" con la
Remington che ticchetta fino a tarda ora con la
cenere di mille sigarette fra i tasti. Il mondo
giornalistico nel quale torna ad agire Rudy è
fatto di meschinerie, di intrecci di interessi personali
e molto più grandi, di purulenze che non
risparmiano imprenditori, magistrati e poliziotti.
Tutto il mondo dentro il
quale nuota Rudy Saporito, è in realtà
compromesso, marcio. Anche i momenti positivi della
crescita del protagonista si susseguono utilizzando
le regole marce del mondo di oggi che corrompe qualsiasi
ambiente e qualsiasi personalità, anche la
più apparentemente integra.
Ed eccoci al dunque della
mia critica al bel libro di Abate: siamo sicuri
che non sia giunto il momento per Rudy Saporito,
voglio dire per tutti i protagonisti dei libri della
contemporaneità, di prendere una posizione
differente? Mi spiego ancora meglio: in questo periodo
storico dove l'ignoranza e la protervia non sono
peccati da nascondere ma addirittura delle virtù
da ostentare, non sarà il caso di iniziare
a raccontare una storia dove una volta tanto, vince
l'onestà? Secondo me non sarebbe piaggeria
consolatoria ma presa di posizione dell'intellettuale
scrittore "contro" il mondo di oggi, "contro"
l'interesse privato negli affari pubblici, "contro"
la corruzione, "contro" la commistione
di interessi personali affaristici con il ruolo
di editore di testate giornalistiche.
Dico questo perché anche chi scrive queste
righe ha il gusto di osservare tutto il marcio che
lo circonda e le brutture ormai palesi in tutti
i campi, ma posso senz'altro dire che non tutto
il mondo è così. Io conosco imprenditori
onesti, magistrati che hanno sacrificato molto della
loro esistenza per fare con scrupolo il loro mestiere,
medici che non pensano solo a quanti denari devono
incassare, conosco dipendenti pubblici che fanno
bene il loro mestiere e che non hanno mai ricevuto
gratifiche diverse dai loro colleghi fannulloni.
Io ho conosciuto insegnanti che ancora si portano
a casa i compiti da correggere in cucina alla luce
al neon e conosco anche dei netturbini che non si
imboscano mai e dei baristi che traggono soddisfazione
dal fare ottimi cappuccini anche se hanno contratti
a termine che non verranno mai rinnovati.
Io la conosco la gente così
e credo che la visione del mondo che traspare da
quest'ultimo libro di Abate sia eccessivamente spostata
verso il "è tutto marcio, sono tutti
ladri, sono tutti marci". Non tutto il mondo
è così e sono sicuro (ma è
una mia convinzione personale e sono pronto ad argomentarla)
che il mondo non è mai stato "bello"
e "giusto".
Le meschinerie sono
parte dell'umana natura come lo sono anche il coraggio
e la lealtà. La domanda è: non sarà
giunto anche il momento di raccontare anche la speranza?
|
| DATA:
11 aprile 2008
TITOLO: "Dopo anni di coma Rudy ritrova la vita,
perde se stesso"
FONTE: Ansa |
Un cronista di nera,
un giornalista che, per mestiere o per missione,
si occupa degli altri, soprattutto quando ciò
che fanno cancella i limiti imposti dalle leggi.
Un cronista che dà fastidio e che, come un
moscerino insistente, viene schiacciato non con
il palmo della mano, ma con alcuni colpi di mazza
ben assestati tra schiena e testa. E la mazzata
alla testa, anche se non lo uccide, lo spedisce
nel limbo del coma in cui resta sospeso per undici
anni, lunghissimi, interminabili. Poi, con il corpo
ancora passato da tubicini che gli consentono di
non intraprendere la traversata dello Stige, un
barlume di vita si ripropone in lui riportandolo
sulla Terra. Ma che Terra ritrova dopo undici anni
trascorsi senza la percezione di come la vita prosegue,
anche senza di lui?
Rudy Saporito - il protagonista di "Così
si dice", di Francesco Abate, che lo scorso
anno con Massimo Carlotto ha firmato "Mi fido
di te" - svegliandosi forse pensa che il mondo
lo abbia aspettato, che la vita si sia cristallizzata
intorno a lui, al suo letto d'ospedale, alla sua
malattia. Ma gli altri non lo hanno aspettato. Nessuno
degli altri ha dato credito alla possibilità
che lui potesse tornare. Ed invece Rudy, quasi terrorizzando
l'infermiera che assiste al suo lento rientro sulla
scena di questo mondo, cerca di riprendersi la vita.
Ma quelli che erano i suoi punti di riferimento
si sono, via via, persi. Non ritrova più
Angela, la sua fidanzata, che, lasciata la divisa
di poliziotta, è diventata un magistrato,
sta per sposarsi e ha con sé una bambina
di dieci anni, la figlia di Rudy, nata dopo l'aggressione.
Non trova più il "vecchio" Filo,
il suo collaboratore del giornale che, sorprendendolo,
ne è diventato il direttore. E non ritrova
più altri, che sono pure rimasti,
ma che il tempo li ha resi per lui irriconoscibili.
Rudy Saporito il cronista, il difensore della verità
ad ogni costo, non vuole farsi sconfiggere né
dalla lentezza della ripresa fisica, né dall'abbattimento
per la perdita dei suoi pochi capisaldi. Anche la
presenza di una donna - dai modi spicci, determinati,
certo tanto diversi da quelli che lui cercava, un
tempo, nelle sue compagne - lo aiuta. Alla fine
lui, che per essere integerrimo e coraggioso ha
rischiato di morire, si accorge di essere cambiato
anche lui è cambiato e questa, forse, è
la cosa che più lo angoscia.
"Così si dice" porta alla ribalta
un personaggio che, in "Mi fido di te",
stava quasi defilato, ma che era riuscito a conquistarsi
una simpatica attenzione. Rudy vivo, poi quasi morto,
quindi vivo - si fa per dire - ancora scandisce
la sua nuova vita tra passato e presente, cercando
comunque sempre di
essere se stesso. Nonostante il fatto che ormai
il mondo che aveva lasciato è forse scomparso
per sempre, con le sue certezze, le sue speranze,
le sue illusioni.
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| DATA:
27 luglio 2008
TITOLO: "L’epopea molto tragica e un po’ comica
di un reietto" di Matteo di Giulio
FONTE: Il
Re-Censore |
Un giornalista privo di scrupoli
finisce in coma per 12 anni. Quando si risveglia scopre che
il mondo intorno a lui ha corso alla velocità del cinismo,
mentre lui è rimasto immobile a subire la cattiveria
altrui. Lentamente si rimette in discussione e scopre uno
scandalo legato all’usura. La figura di Rudy Saporito
è, nella mani di Francesco Abate, un’icona. Né
negativa, né positiva, piuttosto un osservatore che
affetta con l’ironia che gli è propria i mali
della società moderna. La Sardegna dipinta è
un covo di vipere, un mondo a parte in cui gli intrighi, le
mafie, gli equilibri non vanno mai sottovalutati. Un ecosistema
concreto.
Sfruttando il mondo dei media in maniera paratattica Francesco
Abate, spesso co-autore con il suo maestro Massimo Carlotto
(Mi fido di te), denuda i nervi scoperti di un modo di pensare
superficiale tipicamente italiota. La sua prosa è pungente,
il suo scetticismo sempre sottolineato. In un mondo così
sopra le righe, eppure al tempo stesso di innegabile verosimiglianza,
vige la legge del più forte, del sarcasmo, del più
furbo, del predatore (o presunto tale).
L’amarezza regna sovrana: bastano poche stilettate intrise
di inchiostro a cancellare l’idea che il noir debba
per forza prevedere una metropoli, una dark lady e un omicidio.
Il mistero è qui ugualmente ben dosato, anche quando
i toni leggeri prendono il sopravvento. Ma è una facciata,
uno schermo protettivo contro la realtà che colpisce
basso e lascia i segni. Tanto che dodici anni di sonno sembrano
quasi un sollievo se paragonati ad un risveglio a tal punto
doloroso da togliere il fiato.
|
| DATA:
1 luglio 2008
TITOLO: "Vi racconto il lato oscuro della Sardegna"
di Alessandra Anzivino
FONTE: Milano
Nera |
Se state per partire per la
Sardegna infilate nel vostro bagaglio “Così si
dice” di Francesco Abate.
Non vi aspettate una paziente e ordinata raccolta dei luoghi
in o out, avrete invece un ritratto veritiero e tragicomico
delle coste più amate dagli italiani, un’indagine
appassionante sulla frenetica evoluzione del malaffare nell’Isola.
Francesco Abate non è nuovo al romanzo d’inchiesta,
gia il Cattivo cronista aveva tracciato la via con una graffiante
esposizione dei tic e delle manie sarde.
In Così si dice, però, si calano gli assi e
una robusta struttura veritiera fa da sfondo ad una scanzonata
e coraggiosa rinascita del protagonista: Rudy Saporito, giornalista
di nera.
Nel tuo libro "Così si dice" la redazione
del quotidiano al quale appartiene il protagonista è
una specie di girone dell’inferno, il mestiere di cronista
è pesantemente messo in discussione, è un richiamo
ad una crisi dei Media?
Sì. Nel giornale dove lavora Rudy Saporito accade il
peggio che possa verificarsi nella redazione di un giornale
ma in generale di una testata d’informazione. Tutto
è asservito al sistema, le verità che vengono
scodellate sono funzionali agli impianti di potere, agli interessi
delle lobby o bene che vada ai capricci dei singoli giornalisti.
Dai grandi favori alle piccole marchette. Un giornale, quello
di Rudy, dove si confeziona un prodotto utile al (pre)potente
di turno ma mai al lettore. Dove la verità è
sempre e solo funzionale ai gruppi dominanti. Però
“Così si dice” è anche lo specchio
non solo del giornalismo venduto ma anche di quello cialtrone.
Quello votato al pettegolezzo, alla notizia futile, gonfiata,
travisata o neppure verificata. E’ un’accusa,
non livorosa, semmai carica di humour, a chi ha venduto e
svenduto questa fantastica professione che per fortuna trova
ancora molti esempi di onestà, professionalità
e rigore. Anche se il modello in ascesa, che fa da cattivo
esempio, è l’altro.
Quali sono i principi cardine di una buona indagine
giornalistica?
Sono due: la fondatezza e quindi la veridicità delle
fonti, un ampio spettro di analisi e quindi la pluralità
delle opinioni e delle visioni. Per questo bisogna mettersi
in ballo, scavare, sudare, non stare certo seduti in una scrivania
di redazione attendendo la velina di un ufficio stampa o ciò
che ti serve già precotto il solito portavoce di turno
che sarà sempre pronto a venderti una verità
di parte, magari non disonesta ma comunque di parte. L’indagine
giornalistica è come un puzzle, per renderla completa
devi avere tutte le tessere del mosaico.
Sardegna e malaffare: i tuoi personaggi sono legatissimi alla
loro terra, ma ne scorgono anche il marciume nascosto, Rudy
Saporito abbandonerebbe la Sardegna?
Rudy Saporito non abbandonerebbe mai la Sardegna perché
è lo stagno dove sguazza meglio ed è pesce grande
fra piccoli pesci. Fare il salto, lasciare il rassicurante
stagno isolano, significherebbe confrontarsi in mare aperto
con nuovi predatori ben più grossi e quindi ben più
pericolosi. Rudy conosce la geografia dei suoi luoghi, chi
la popola, le leggi che la regolano, quindi si sente al sicuro.
Abate e il futuro: continuerai a denunciare storie
scomode o rincorri nuovi spunti di riflessione e ispirazione?
Sì sempre, le storie scomode mi affascinano e mi fanno
prudere le mani. Ma per renderle più fresche, e se
vogliamo appetibili, bisogna cercare costantemente nuova ispirazione.
Vorrei, come ho fatto sino ad ora, seguire due piste. Una
di matrice più investigativa ben avviata grazie al
lavoro in tandem con il mio maestro, Massimo Carlotto, e per
ora approdata nella creazione del romanzo “Mi fido di
te” ma soprattutto del suo protagonista, Gigi Vianello.
Con Massimo siamo già al lavoro per il ritorno di Vianello.
Un’altra invece legata a quella produzione che per ora
mi ha fatto scrivere libri come “I ragazzi di città”
e “Ultima di campionato” dove sulla graticola
è finita la nostra società.
Se dovessi scegliere lo scaffale, corrispondente al
genere letterario, sul quale posizionare il tuo libro? E quali
sono i lettori ai quali ti farebbe più piacere arrivare?
Alla A, di Abate. Uno i lettori non se li sceglie. Lascia
invece che siano loro a scegliere, sperando che tocchi a te.
Il 9 giugno i carabinieri del ROS di Olbia hanno effettuato
degli arresti di grande importanza in relazione con l'indagine
della DDA di Milano sul riciclaggio del denaro sporco della
'ndrangheta in Costa Smeralda nella zona di Olbia.
Francesco Abate parla proprio di questo nel suo romanzo "Così
si dice".
Negli stessi giorni si parla sempre di più di sofisticazione
alimentare e trasporto di rifiuti tossici, temi affrontati
dal duo Carlotto/Abate in “Mi fido di te”.
Una genere di scrittura “militante” e profetica,
e soprattutto coraggiosa, che il pubblico sicuramente premierà.
|
| DATA:
9 giugno 2008
TITOLO: "Le mani della 'ndrangheta sulla Costa Smeralda"
FONTE: La
Nuova Cosenza |
Guadagni illeciti della 'ndrangheta
(estorsioni, traffico d'armi e di droga) 'ripuliti' nelle
ovattate stanze di due finanziarie di Zurigo controllate da
tre pregiudicati italo-svizzeri e rimandati indietro sotto
forma di investimenti. Un giro di imprese nel settore turistico
in Sardegna, ma anche in Spagna, appartamenti, ville, barche
e tutto quello che poteva essere funzionale al riciclaggio
di denaro sporco. Il tesoretto - almeno quello scoperto e
sequestrato - ammonta a circa 8 milioni di euro tra immobili,
denaro depositato su conti correnti all'estero, diamanti e
infine terreni, in Italia e in Spagna sulla quale, sempre
attraverso prestanome, l'associazione mafiosa della cosca
Terrazzo sembra si proponesse di costruire un campo da golf,
un villaggio vacanze e un residence di villette a schiera.
Il colpo al sofisticato apparato finanziario della 'ndrangheta
di Mesoraca (Crotone) e' stato inferto dagli investigatori
di una squadra investigativa internazionale composta per l'occasione
dai carabinieri del Ros di Milano e dagli agenti svizzeri
della Polizia Federale di Lugano. Al termine di questa lunga
indagine, coordinata, sempre a livello italo-elvetico, dal
Pm della Dda Mario Venditti e dal Gip guido Salvini, di concerto
col procuratore di Lugano Sergio Mastroianni e dal Gi-federale
di Lugano Jaques Ducry, sono stati arrestati, oltre ai tre
amministratori delle finanziarie svizzere, altre sei persone
tra le quali l'avvocato milanese Giuseppe Melzi, un civilista
molto noto per essere stato scelto come legale di un gruppo
di piccoli risparmiatori nel processo per il crack del Banco
Ambrosiano.
Complesso il funzionamento
della cosiddetta 'lavatrice' della 'ndrangheta. Secondo quanto
e' stato riferito in una conferenza stampa dei Ros di Milano,
le indagini si sarebbero avviate addirittura "tra il
2000 e il 2004" in ordine a episodi di estorsione, e
di traffico di armi dalla Svizzera, compensato con un pagamento
in denaro e partite di droga in senso inverso. Il traffico
era gestito da alcuni esponenti della 'ndrangheta di Mesoraca
trasferiti nella zona del confine italo-svizzero della provincia
di Varese, in Canton Ticino e da altri elementi dislocati
invece in altre localita' della Lombardia e in Calabria. La
nascita dello speciale pool aveva consentito alle indagini
di varcare il confine penetrando anche le rigide procedure
di riservatezza degli ambienti finanziari. Gli investigatori
si sono quindi concentrati su due finanziarie di Zurigo, la
Wfs e la Pp Finanz, entrambe gestite da un terzetto di 'imprenditori
finanziari' formato da Salvatore Paulangelo, 45 anni, nato
a Zurigo e domiciliato a Olbia, ex meccanico, e dai soci Paolo
Desole, 45 anni, anche lui nato a Zurigo, ex cuoco, e Alfonso
Zoccola, di 40 anni, di Winterthur, residente a Zurigo, domiciliato
a Cava dei Terreni, tutti pregiudicati. Eppure le loro finanziarie,
oltre a disporre di una vasta rete di agenti per la raccolta
di denaro, apparivano, sottolineano gli investigatori del
Ros, come "solide e sicure strutture finanziarie con
clienti in tutto il mondo, specializzate nel commercio di
valute, il cosiddetto Forex, ed operavano tramite una nota
società di brokeraggio londinese accreditata presso
la Banca Mondiale. Un'attività dentro la quale, secondo
gli investigatori, attraverso Zoccola che aveva conosciuto
in carcere Fortunato Andali, era entrata la cosca "Ferrazzo-Iazzolino".
Il riciclaggio consisteva
nel 'deviare' su conti personali il provento dell'attività,
cioé le commissioni sui movimenti di acquisto e vendita
per un giro di affari di un centinaio di milioni di Euro.
In questo modo il denaro 'pulito' poteva essere reinvestito.
In tanti diversi rivoli, perfino entrando nel capitale di
una società di lavoro interinale svizzera di cui è
titolare un napoletano incensurato sul conto corrente della
quale (a Vaduz, nel Liechtenstein) gli investigatori svizzeri
hanno sequestrato 600.000 euro della 'ndrangheta. E con tanti
prestanome: ad esempio le due finanziarie di Zurigo, condotte
al fallimento quando le operazioni per incassare le commissioni
cominciavano a puzzare di truffa, erano state 'giraté
entrambe, con regolare atto notarile a un barbiere di un paesino
del catanzarese. Tra gli altri 'imprenditori' figurano anche
ex muratori, operai e cuochi.
In un libro descritta
in anticipo la situazione. Proprio in un libro uscito
poco tempo fa la Costa Smeralda, con i suoi appetitosi terreni
e ville da favola, e' stata descritta come preda di organizzazioni
malavitose. Il libro si intitola 'Cosi' si dicé (Einaudi
stile libero) e non a caso è stato scritto da un cronista,
il cagliaritano Francesco Abate il quale ha raccontato che
il contenuto è frutto di una sua intuizione supportata
da un'indagine della procura di Milano, di cui è venuto
a conoscenza dopo la stesura del libro, che ha portato agli
arresti domiciliari di nove persone collegate alla 'ndrangheta.
'Così si dicé ha l'impianto di un romanzo, di
una 'commedia noir' con al centro un cronista, Rudy Saporito,
esiliato in una redazione marginale in Costa Smeralda per
occuparsi di cronaca mondana. Finirà invece per indagare
su una finanziaria, a sua volta dipendente da una grande holding,
che concede mutui a piccoli imprenditori del settore turistico
e fa in modo che i loro affari subiscano qualche 'incidente
di percorso' che li manda sul lastrico e impedisce loro di
pagare i mutui. Così la finanziaria si impossessa dei
loro alberghi, ville o terreni per specularci sopra con la
complicità di amministratori locali corrotti riciclando
per l'occasione attraverso la holding denaro sporco fornito
da varie mafie ('ndrangheta compresa)
|
| DATA:
9 giugno 2008
TITOLO: "Ngrangheta in Costa Smeralda"
FONTE: Ansa |
Proprio in un libro uscito
poco tempo fa la Costa Smeralda, con i suoi appetitosi terreni
e ville da favola, è stata descritta come preda di
organizzazioni malavitose. Il libro si intitola 'Così
si dicè (Einaudi stile libero) e non a caso è
stato scritto da un cronista, il cagliaritanoFrancesco Abate
il quale ha raccontato che il contenuto è frutto di
una sua intuizione supportata da un'indagine della procura
di Milano, di cui è venuto a conoscenza dopo la stesura
del libro, che ha portato agli arresti domiciliari di nove
persone collegate alla 'ndrangheta. "Così si dice"
ha l'impianto di un romanzo, di una 'commedia noir' con al
centro un cronista, Rudy Saporito, esiliato in una redazione
marginale in Costa Smeralda per occuparsi di cronaca mondana.
Finirà invece per indagare su una finanziaria, a sua
volta dipendente da una grande holding, che concede mutui
a piccoli imprenditori del settore turistico e fa in modo
che i loro affari subiscano qualche incidente di percorso
che li manda sul lastrico e impedisce loro di pagare i mutui.
Così la finanziaria si impossessa dei loro alberghi,
ville o terreni per specularci sopra con la complicità
di amministratori locali corrotti riciclando per l'occasione
attraverso la holding denaro sporco fornito da varie mafie
('ndrangheta compresa).
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| DATA:
5 giugno 2008
TITOLO: "C'è del marcio in Costa Smeralda"
di Francesco Norci
FONTE: La Regione Ticino |
Tra politici corrotti e affaristi
senza scrupoli, mafie russe e mafiette locali, in una Costa
Smeralda già cementificata ma ancora preda di voraci
appetiti, lo spregiudicato cronista Rudy Saporito vive la
sua seconda vita. La prima era finita 11 anni fa, quando era
entrato in coma, 'sprangatò da un energumeno cui aveva
soffiato la fidanzata. Ora si è improvvisamente svegliato,
gira con un badante moldavo e ha perso un bel pò di
baldanza, ma è quasi pronto a rimettersi in pista.
Uscito dalla penna dello scrittore-giornalista-ex disc jockey
Francesco Abate, Rudy Saporito è un cronista d'assalto
vagamente alla Philip Marlowe con gran fiuto e tante buone
fonti malavitose. Uno che lavora molto sul campo e poco dietro
la scrivania. Uno sciupafemmine frequentatore di night e consumatore
di 'propellentì vari. Ma con una sua etica. Molto personale.
Semplice comparsa nel precedente romanzo di Abate (Mi fido
di te, pubblicato sempre da Einaudi), Rudy aveva indagato
nella sua prima apparizione (Il cattivo cronista) sulle gang
giovanili di Cagliari, sede del suo giornale. Ora, esiliato
a Olbia da un direttore carogna, dovrebbe fare solo un po'
di cronaca mondana, ma finisce per occuparsi di altro. Le
sue inchieste puntano su una potente finanziaria specializzata
in accaparramentobanditesco di immobili e terreni di pregio.
Rudy ne smaschera la glaciale e conturbante manager e si illude
di aver ritrovato mestiere e coraggio di una volta, ma forse
si sbaglia, forse qualcuno lo sta manovrando.
Il romanzo si legge tutto
d'un fiato e si tifa inevitabilmente per questo cronista dalla
vita privata traballante, candido e cinico, indifeso e vendicativo,
caustico e autoironico. Il così si dice del
titolo, spesso ripetuto nel romanzo, sottolinea le insofferenze
linguistiche del protagonista (e dell'autore) verso certi
neologismi o certe frasi fatte che spesso coprono lucrosi
affari illeciti (tipo: posizionamento
sul territorio o progetto
di fattibilità). E ci sono momenti
altamente godibili, come la fulminante descrizione di alcuni
picchiatori che Rudy ha fatto arrivare a Olbia per compiere
una sua personale vendetta (c'è uno che hanno soprannominato
Silvan "perchè cambia i connotati alle persone
che quelli manco hanno il tempo di accorgersene") o il
ritrattino di una una ragazzadalla pelle scura e dalla muscolatura
perfetta, "culetto di marmo e seno di basalto",
che Rudy scambia per brasiliana, colombiana o forse portoricana,
ma che invece è di Pirri (frazione di Cagliari). Il
povero Rudy si illude di averla conquistata, se la porta in
camera da letto, ma lei prima di concedersi tira fuori da
una pochette una macchinetta con uno strano display che dice
"in attesa di autorizzazione". È un Pos.
Point of sale: punto di pagamento. La ragazza guarda Rudy
e fa: "Carta o bancomat?".
|
| DATA:
4 giugno 2008
TITOLO: "C'è del marcio in Costa Smeralda"
di Francesco Norci
FONTE: Ansa |
Tra politici corrotti e affaristi
senza scrupoli, mafie russe e mafiette locali, in una Costa
Smeralda già cementificata ma ancora preda di voraci
appetiti, lo spregiudicato cronista Rudy Saporito vive la
sua seconda vita. La prima era finita 11 anni fa, quando era
entrato in coma, 'sprangatò da un energumeno cui aveva
soffiato la fidanzata. Ora si è improvvisamente svegliato,
gira con un badante moldavo e ha perso un bel pò di
baldanza, ma è quasi pronto a rimettersi in pista.
Uscito dalla penna dello scrittore-giornalista-ex disc jockey
Francesco Abate, Rudy Saporito è un cronista d'assalto
vagamente alla Philip Marlowe con gran fiuto e tante buone
fonti malavitose. Uno che lavora molto sul campo e poco dietro
la scrivania. Uno sciupafemmine frequentatore di night e consumatore
di 'propellentì vari. Ma con una sua etica. Molto personale.
Semplice comparsa nel precedente romanzo di Abate (Mi fido
di te, pubblicato sempre da Einaudi), Rudy aveva indagato
nella sua prima apparizione (Il cattivo cronista) sulle gang
giovanili di Cagliari, sede del suo giornale. Ora, esiliato
a Olbia da un direttore carogna, dovrebbe fare solo un po'
di cronaca mondana, ma finisce per occuparsi di altro. Le
sue inchieste puntano su una potente finanziaria specializzata
in accaparramentobanditesco di immobili e terreni di pregio.
Rudy ne smaschera la glaciale e conturbante manager e si illude
di aver ritrovato mestiere e coraggio di una volta, ma forse
si sbaglia, forse qualcuno lo sta manovrando.
Il romanzo si legge tutto
d'un fiato e si tifa inevitabilmente per questo cronista dalla
vita privata traballante, candido e cinico, indifeso e vendicativo,
caustico e autoironico. Il così si dice del
titolo, spesso ripetuto nel romanzo, sottolinea le insofferenze
linguistiche del protagonista (e dell'autore) verso certi
neologismi o certe frasi fatte che spesso coprono lucrosi
affari illeciti (tipo: posizionamento
sul territorio o progetto
di fattibilità). E ci sono momenti
altamente godibili, come la fulminante descrizione di alcuni
picchiatori che Rudy ha fatto arrivare a Olbia per compiere
una sua personale vendetta (c'è uno che hanno soprannominato
Silvan "perchè cambia i connotati alle persone
che quelli manco hanno il tempo di accorgersene") o il
ritrattino di una una ragazzadalla pelle scura e dalla muscolatura
perfetta, "culetto di marmo e seno di basalto",
che Rudy scambia per brasiliana, colombiana o forse portoricana,
ma che invece è di Pirri (frazione di Cagliari). Il
povero Rudy si illude di averla conquistata, se la porta in
camera da letto, ma lei prima di concedersi tira fuori da
una pochette una macchinetta con uno strano display che dice
"in attesa di autorizzazione". È un Pos.
Point of sale: punto di pagamento. La ragazza guarda Rudy
e fa: "Carta o bancomat?".
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| DATA:
4 giugno 2008
TITOLO: "Ritrovarsi nella vita dopo undici anni di coma"
di Marco Presti
FONTE: Gazzetta
del Sud |
Un cronista di nera, un giornalista
che, per mestiere o per missione, si occupa degli altri, soprattutto
quando ciò che fanno cancella i limiti imposti dalle
leggi. Un cronista che dà fastidio e che, come un moscerino
insistente, viene schiacciato non con il palmo della mano, ma
con alcuni colpi di mazza ben assestati tra schiena e testa.
E la mazzata alla testa, anche se non lo uccide, lo spedisce
nel limbo del coma in cui resta sospeso per undici anni, lunghissimi,
interminabili. Poi, con il corpo ancora passato da tubicini
che gli consentono di non intraprendere la traversata dello
Stige, un barlume di vita si ripropone in lui riportandolo sulla
Terra. Ma che Terra ritrova dopo undici anni trascorsi senza
la percezione di come la vita prosegue, anche senza di lui?
Rudy Saporito - il protagonista di "Così si dice",
di Francesco Abate (Einaudi, pagg. 268, euro 15,50), che lo
scorso anno con Massimo Carlotto ha firmato "Mi fido di
te" - svegliandosi forse pensa che il mondo lo abbia aspettato,
che la vita si sia cristallizzata intorno a lui, al suo letto
d'ospedale, alla sua malattia. Ma gli altri non lo hanno aspettato.
Nessuno degli altri ha dato credito alla possibilità
che lui potesse tornare.
Ed invece Rudy, quasi terrorizzando l'infermiera che assiste
al suo lento rientro sulla scena di questo mondo, cerca di riprendersi
la vita. Ma quelli che erano i suoi punti di riferimento si
sono, via via, persi. Non ritrova più Angela, la sua
fidanzata, che, lasciata la divisa di poliziotta, è diventata
un magistrato, sta per sposarsi e ha con sé una bambina
di dieci anni, la figlia di Rudy, nata dopo l'aggressione. Non
trova più il «vecchio» Filo, il suo collaboratore
del giornale che, sorprendendolo, ne è diventato il direttore.
E non ritrova più altri, che sono pure rimasti, ma che
il tempo li ha resi per lui irriconoscibili.
Rudy Saporito il cronista, il difensore della verità
ad ogni costo, non vuole farsi sconfiggere nè dalla lentezza
della ripresa fisica, nè dall'abbattimento per la perdita
dei suoi pochi capisaldi. Anche la presenza di una donna - dai
modi spicci, determinati, certo tanto diversi da quelli che
lui cercava, un tempo, nelle sue compagne - lo aiuta. Alla fine
lui, che per essere integerrimo e coraggioso ha rischiato di
morire, si accorge di essere cambiato anche lui è cambiato
e questa, forse, è la cosa che più lo angoscia.
"Così si dice" porta alla ribalta un personaggio
che, in "Mi fido di te", stava quasi defilato, ma
che era riuscito a conquistarsi una simpatica attenzione. Rudy
vivo, poi quasi morto, quindi vivo - si fa per dire - ancora
scandisce la sua nuova vita tra passato e presente, cercando
comunque sempre di essere se stesso. Nonostante il fatto che
ormai il mondo che aveva lasciato è forse scomparso per
sempre, con le sue certezze, le sue speranze, le sue illusioni.
|
| DATA:
22 maggio 2008
TITOLO: "Subprime criminali in salsa isolana" di Benedetto
Vecchi
FONTE: Il
Manifesto |
Il risveglio dopo dieci anni
di coma lascia sgomento Rudy Saporito. Le ultime cose che ricordava
era una serata spericolata durante la quale l'alcool e il sesso
l'avevano fatta da padrone. Poi una sprangata in testa e tutto
era diventato nero.
Francesco Abate è un giornalista sardo che crede molto
nel suo lavoro. Per lui, la cronaca nera è lo strumento
per svelare la realtà, meglio il suo lato oscuro e tuttavia
dominante. Oltre che contribuire a quella storia del presente
che è il giornalista, Francesco Abate scrive anche noir
dove talvolta compare appunto Rudy Saporito, come accade in
questo Così si dice (Einaudi, Stile libero, pp. 272,
euro 15,50). Il ritorno alla vita, proietta Rudy Saporito in
un mondo irriconoscibile. È figlio di un noto avvocato
di Cagliari, un massone che ha fatto grandi affari nella sua
città grazie alle frequentazioni favorite nella loggia
a cui è associato. In passato ha rifiutato quel mondo,
preferendogli le sale fumose di un giornale. Ha condotto una
vita spericolata e non è certo uno stinco di santo. Ha
infatti usato il potere della parola cartacea per entrare e
uscire dai letti di belle donne e per tiranneggiare i tanti
furbetti del quartiere che volevano conquistare il loro posto
al sole.
Dieci anni dopo, quel posto lo hanno conquistato. Viene sbattuto
in una redazione marginale, nella Costa smeralda, dove il fatto
più rilevante è la festa in un locale alla moda
con ospiti qualche vip della televisione. Ma qui si imbatte
in qualcosa di losco, cioè speculazioni edilizie e varianti
isolane dei fondi subprime. È un verminaio, quello che
scopre, dove la corruzione e i legami tra «società
legale» e mafia russa è così stretto che
non riesci a distinguere un professionista da un killer. Riacquisterà
il gusto della cronaca nera, ma Rudy Saporito rimarrà
sempre un personaggio ambiguo.
Così si dice è un noir mediterraneo, dove il genere
è appunto usato come strumento politico per registrare,
indagare, denunciare i rapporti di potere vigenti nella società.
Ma in questo romanzo non ci sono buoni e cattivi.
Ogni personaggio ha infatti il suo lato oscuro. Abate si limita,
da buon giornalista, a ricostruire il contesto che porta ad
alcune scelte che certo non portano a sentire empatia per chi
le fa. Ma raggiunge comunque uno scopo, quello di denunciare
il rinnovato colonialismo che fa della Sardegna terra di conquista
per palazzinari, finanzieri d'assalto, mafiosi globali e imprenditori
milanesi che si ritengono unti dal Signore. E di come questa
colonialismo postmoderno non ha nessun antidoto.
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| DATA:
maggio/giugno 2008
TITOLO: "Francesco Abate" di Fabio Zucchella
FONTE: Pulp |
Recensendo Getsemani (Frassinelli)
sulle pagine di questa rivista, parlavo di “una salutare
tragicommedia all’italiana”. Perché il registro
ormai tipico delle opere di Francesco Abate è quello:
fin dall’esordio del ’98 con Mister Dabolina
(per Castelvecchi, da poco riproposto da Il Maestrale in una
nuova edizione “remix” con il titolo I ragazzi
di città), passando per Ultima di campionato
e Il cattivo cronista (anche questi per Il maestrale),
il 44enne scrittore cagliaritano ha mantenuto il ghigno un po’
malmostoso di chi sparge sale sulle ferite della propria città
e della propria terra sperando di non farsi travolgere dal disincanto.
Abate prova sempre affetto, per i suoi personaggi, anche per
le peggiori carogne come il Gigi Vianello di Mi fido di
te (scritto a quattro mani con Massimo Carlotto, per Einaudi),
o per un “cattivo cronista” come Rudy Saporito,
tornato protagonista in Così si dice, il nuovo
romanzo (ancora Einaudi) in cui assistiamo alla sua miracolosa
“resurrezione” da un coma durato undici anni, dopo
il pestaggio quasi fatale subito da un rivale in amore.
Parlami di Cagliari. Che tipo di città è?
Da come la descrivi nei tuoi libri - anche se per esempio
in Getsemani non la citi esplicitamente - è sempre
molto "globale" e (post)"moderna"...
Cagliari… È una città meticcia, anche
se personalmente preferirei usare il termine bastarda. È
un comunità sperimentale, non certo per sua volontà
ma per casualità. Forse solo negli ultimissimi anni
si è accorta di questa sua caratteristica e cerca di
sfruttarla. Mi spiego: è capoluogo dell’isola
ma al tempo stesso se ne vergogna e se ne vanta. Vorrebbe
essere metropoli ma è ingabbiata in sistemi ancora
fin troppo provinciali. È la maggior città di
Sardegna ma è poco sarda. Il vero cagliaritano è
un sanguemisto, il frutto dell’incontro di una immigrazione
che ha visto da queste parti l’arrivo massiccio delle
comunità piemontesi, romane, venete, siciliane, campane
ma anche degli abitanti delle zone interne della regione.
Senza parlare del nord Africa. Un bel minestrone di culture
e quindi di modi di essere e di vivere. È la porta
di una terra molto chiusa. Se dovessi dare una definizione
rapida: una città bottegaia che vuol diventare centro
commerciale, super-megamarket.
Mi sembra ci sia molto odio, nei tuoi
personaggi, odio per la gente - e non credo solo per la "gentixedda"
come la definisci tu in Getsemani, ma anche nei confronti
di se stessi. O sbaglio?
La gentixedda, come si dice a Cagliari, sono quelli che Sciascia
chiamava i quaquaraquà. L’odio di cui tu parli
è verso questa categoria di persone ma allo stesso
tempo verso se stessi quando ci si rende conto che si è
troppo simili a chi si detesta, quando ci si accorge di non
essere troppo distanti da quei modelli. In particolare, I
ragazzi di città è un romanzo, come tanti,
in cui le ragioni della gioventù, quelle piene di speranze,
lasciano il posto a quelle della vita adulta. Il meccanismo
che si innesta è il tradimento dei propri ideali, delle
proprie attese. È questa consapevolezza che scatena
il disprezzo. Prima verso gli altri, poi, quando si scopre
di essere caduti nella stessa trappola, verso se stessi, appunto.
Furio, de I ragazzi di città,
è disc jockey e avvocato, sembra quasi che in molti
dei tuoi personaggi ci sia come una schizofrenia... Come il
Gigi Vianello di Mi fido di te che ha due occhi di
colore diverso…
Mi piace il doppio della gente. Tutto è doppio nei
miei libri. Furio, Gigi Vianello, il cattivo cronista Rudy
Saporito, il calciatore fenomeno Vanni Visco di Ultima
di campionato. Ognuno di loro nasconde una doppia identità.
L’avvocato musicista, il cronista delinquente, il gourmet
truffatore e avvelenatore, il campione poeta. Mi affascina
lo scontro delle contraddizioni - in un luogo come in una
persona. È il tradimento costante di se stessi che
mi interessa scandagliare.
Furio appartiene a una “casta”
cagliaritana ben precisa: riflesso di ciò che accade
anche in Continente?
Certo. Tutto si muove secondo regole di branco, secondo precetti
di gruppo, clan, lobby, affiliazione, famiglia. L’Italia
non è forse ancora e sempre più governata e
gestita dalle grandi famiglie che si accordano, si dividono,
fanno il bello e il cattivo tempo sulla nostra pelle? Esiste
più che mai la suddivisione sociale, anche se si tende
a mascherarla creando l’illusione che anche qui tutti
possano concorrere al Grande Sogno Americano. Basta guardare
la tv. Pullula di programmi dove anche tu povero sfigato,
nato in Sardegna, senza arte né parte né famiglia
poi accedere al mondo degli eletti solo perché hai
la forza e il coraggio di farcela. Cazzate. Sei solo il giullare
del re a cui hanno gettato l’osso da rosicchiare…
Molti dei tuoi personaggi restano
“fuori dai giochi”. Che significa?
Sostanzialmente, non essere organici al sistema. Non poter
far parte dei meccanismi di gestione del potere, sia che si
punti a far parte del vertice o accontentarsi di militare
nella base. Né capobranco né cani dell’ortolano.
Vuol dire essere il Signor Nessuno. Quindi il nulla. Molti
dei miei personaggi non sono più utili ai sistemi di
cui hanno fatto parte, altri nel momento in cui decidono di
non voler più essere nell’ingranaggio si perdono
nel limbo degli esclusi. Si salvano in pochissimi, quelli
che si accorgono che c’è una vita anche al di
fuori degli impianti dominanti. Nei miei libri solo Vanni
Visco, il poeta calciatore di Ultima di campionato,
decide di stare fuori dai giochi riuscendo a vincere la sua
sfida contro un mondo pallonaro. Pallonaro in tutti i sensi...
Per Rudy, Gepi – in Così si dice,
e comunque un po’ in generale nei tuoi romanzi –
che valore ha la vendetta? Io, per esempio, sono d'accordissimo
con Paco Taibo quando dice che la vendetta è il motore
della Storia - e delle storie...
Ah, Taibo dice una verità saggia che condivido. La
Storia, e le storie, sono animate dallo spirito di rivalsa.
Non importa se poi la sete di vendetta sarà frustrata
o vincente, l’importante è che il cammino verso
la rivincita sia tribolato, avverso, spinoso. Perché
così è la vita, perché così tutti
ci sentiamo: figli di un torto in attesa di riscatto. Penso
ad Alexandre Dumas. Tutti abbiamo un Fernando Mondego a cui
farla pagare…
Ancora a proposito di doppie vite:
ma qual è la "vera" vita di Rudy
Saporito?
In Così si dice Rudy Saporito è un
uomo alla ricerca di se stesso. È stato una gran canaglia,
un giovane che ha usato il suo mestiere, quello di giornalista,
e il suo posizionamento sociale, per vivere meglio. Un opportunista,
arrogante ma altamente intelligente. Un furbetto. Pronto ad
azzannare i deboli ma non i potenti. Uno che non si era asservito
totalmente al potere, per vivere sulla scia di qualche pezzo
grosso raccogliendo favori e restituendo buone prestazioni,
solo perché aveva la coscienza che con i grandi bisogna
mantenere le giuste distanze per non avere troppi cappi al
collo. Il suo motto era: alla giusta distanza dal sole perché
ti scaldi ma non ti bruci. Ora, finito in coma per aver pagato
duramente una delle sue puttanate, ritorna alla vita con la
determinazione di essere un uomo nuovo che ha imparato la
lezione e riparte da zero sulla base di un’onestà
intellettuale ritrovata o forse per la prima volta scoperta.
Ma si accorgerà che questo cambio non solo non sarà
così indolore ma neppure troppo conveniente. La vera
vita di Rudy è dunque quella di un uomo in continua
tentazione, né santo né dèmonio ma un
povero cristo che cerca solo di mantenersi a galla…
Nel tuo ultimo romanzo da un certo punto in avanti
ricorre il vaticinio di Angela, l’ex fidanzata di Rudy
diventata magistrato: "il giorno in cui qui vi faranno
un casinò, sarete fottuti per sempre". È
sempre e soltanto il denaro che rovina tutto - in questo caso
la Sardegna?
È il sistema che rovina tutto. La bulimia che pervade
la nostra società: tutto, subito ma soprattutto mio
e di più. Oggi il teorema dominante è basato
sul profitto, costi quel che costi a discapito di tutto -
territorio, ambiente - e quindi di tutti. È il non
rispetto di niente e di nessuno per il soddisfacimento dei
propri interessi. L’incapacità di sapersi fermare,
sapersi accontentare. Ma è anche inadeguatezza dei
modelli alternativi nel potersi affermare, nel saper contrastare
con efficacia questo tritatutto che alla fine non potrà
che lasciare dietro di sé altro che rovine. Il denaro,
il potere, l’affermazione assoluta sugli altri: questo
è quello che sta rovinando tutto. E non vedo via di
scampo. Sono tempi cupi, anzi cupissimi. Anche se c’è
chi sostiene che mettere in scena su carta storie così
nere, senza alcuna speranza, è troppo. Si finisce per
non essere credibili e toccare l’esagerazione, come
avrei fatto con Massimo Carlotto in Mi fido di te.
Il dramma è che la realtà è più
crudele della finzione, e di falso, di non aderente alla quotidianità,
purtroppo non c’è nulla. C’è chi
dice che bisognerebbe lasciare almeno una fiammella, una luce.
Ma se c’è una luce, una fiammella è quella
che brucerà tutto lasciando solo la cenere. Questo
dice Bobo Nobile, uno dei miei personaggi…
Proprio Bobo Nobile sostiene che "vuole
respirare aria nuova, provare il vento del nord". Cosa
sarebbe questo vento del nord?
Lui è un imprenditore della nuova generazione, quella
dei quarantenni, che avevamo incontrato anche in Mi fido
di te, è il bulimico per eccellenza. Non gli basta
mai. Ha un ottimo posizionamento sociale, è ricco sfondato,
fa e disfa a suo piacimento nel sud della Sardegna con i bravi
al suo seguito guidati dal fedele Tatano Rais, il figlio massiccio
di un ex tenutaria di casini. Si muove spavaldo come un moderno
Don Rodrigo con il suo Griso. Ma non ce la fa a stare buono,
a godersi l’immenso potere di cui dispone, ed ecco che
dal sud vuole passare al nord dell’isola. Vuole estendere
il suo impero. Vuole trovare nuovi territori dove allungare
le sue zampe e applica criteri da neo-colonialista come lo
è stato il nonno gerarca in Africa.
A un certo punto Rudy Saporito dice: "il mio vero capolavoro,
il colpo della mia vita, lo riuscirò a comporre il
giorno in cui saprò entrare nella pelle degli altri
e pensare come pensano loro. Non stare sempre lì a
giudicare e tagliare a fette, perché il cinismo è
un'arma a scarsa gittata". Cos'è, una dichiarazione
di poetica? Spiega un po’…
Be’, soprattutto è una dichiarazione di intenti…
Questa volta non del personaggio ma mia, personale. Credo
che la mia carriera da scrittore sia in continuo cammino,
spero evolutivo. Macino strada tentando di migliorarmi e so
di doverne fare ancora tanta prima di potermi considerare
un minimo soddisfatto. E guarda, non è falsa modestia,
ma una convinzione profonda. So dunque quali sono alcuni miei
limiti, altri di sicuro non li vedo ancora, e comunque mi
propongo di superarli. E uno dei miei deficit è ben
indicato nella frase che tu hai citato...
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| DATA:
11 maggio 2008
TITOLO: "Così si dice" di Giuseppe Petralia
FONTE: Kult
Underground |
Rudy Saporito è un cronista
d’assalto. Cinico, spregiudicato, sempre in prima linea.
Non vi è giornalista che lo può ostacolare nella
sua spasmodica ricerca della notizia, nella rincorsa al potere,
ma a metterlo fuori uso ci pensa un fidanzato , Maureddu Russo
che, geloso della sua Gigi, gli sbatte in testa una spranga
di ferro. Entra in coma e dopo 11 anni, riemerge dallo stato
vegetativo. Riprende l’attività giornalistica,
viene inviato ad Olbia per occuparsi di un piccolo “speciale”,
si ritrova con Flavia, una figlia avuta dalla sua ex fidanzata
Angela, diventata nel frattempo magistrato. E’ ancora
debole fisicamente e la potente famiglia di legali lo affida
a Vadim, un badante moldavo che lo seguirà nei primi
tempi del recupero. Rudy si riprende, si innamora dell’affascinante
manager dell’ Hti Gaia Sapegno , dà vita, in
seguito a delle rivelazione, ad una indagine giornalistica
seria, sui prestiti facili concessi a piccoli imprenditori
che perderanno le loro proprietà, la sua inchiesta
porterà in galera la stessa Gaia, ritorna ad essere
il cronista di nera più bravo, anche se la sua inchiesta
e la sua bravura serviranno ai “poteri forti”
per impedire di conoscere altre verità.
Lo scrittore tratteggia lo
scenario di una Sardegna, specchio fedele dell’Italia
di oggi, non stereotipata, lontana anni luce da quella tratteggiata
da Niffoi, ci descrive un mondo giornalistico basato sull’invidia,
sui ricatti, sui rapporti con le imprese che decidono per
tutti e ci offre, tramite Vadim e gli extracomunitari che
daranno vita ad un giornale, una società multirazziale
con la quale dobbiamo confrontarci. Il tutto scritto con ironia,
leggerezza perché il libro suscita sì interrogativi
e riflessioni nel lettore,ma fa sorridere. I personaggi tratteggiati
sono esilaranti: dallo stesso Rudy, che narra la vicenda in
prima persona, alle prese con un braccio che si muove a scatto,
al cinico amico Gepi, al vecchio giornalista Avendrace, con
una gamba di legno (la scena dell’imbarco all’aeroporto
di Mister Magù come lo chiama Rudy è stupenda),
al cugino Sesetto, allo zio Vivì, al direttore Filo
al quale Rudy riserverà, dopo le angherie subite, un
finale non idillico.
Altri personaggi vengono inseriti all’interno
del contesto narrativo come la prostituta “Vanessa la
brasiliana”, Settima Lecca meglio conosciuta come Lavori
Sessualmente Utili, una giornalista di costume che si aggira
per i posti vip della Sardegna. Il contesto che descrive l’autore,
nonostante la scrittura ricca di humor e briosa ed un ritmo
narrativo che non conoscere stanchezze, né pause, non
è dei più felici. Abate tratteggia una società
dove tutti siamo coinvolti, dove domina la protervia, la corruzione,
una società dove tutti siamo collusi, complici di un
sistema di potere che, lassa intendere lo scrittore, accettiamo
e vogliamo. L’unica eccezione che Abate fa è
per l’amica giornalista Bonarina, già il nome
svela la bontà della persona, fedele ai propri ideali.
Sorge spontanea una domanda: se la società e tutti
noi siamo corrotti, carnefici e complici di un sistema di
potere arrogante e cinico, chi ci salverà?
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| DATA:
1 maggio 2008
TITOLO: "Libri e lettori: Così si dice" di
Cinzia Zerbini
FONTE: La
Sicilia |
Rudy
Saporito, giornalista, esce dal coma dopo 11 anni. Si ritrova
con una figlia, un passato difficile e un presente zeppo di
ipocrisie. Sullo sfondo la Sardegna che Francesco Abate descrive
nel suo “Così si dice”, uscito recentemente
per Enaudi. “La cifra stilistica dell'autore è
inconfondibile – scrive un lettore, Antonino. Il libro
scandaglia un mondo che abbiamo tutti sotto il naso ma forse
non ci siamo mai fermati ad osservare. Abate ci si è
soffermato il tanto giusto per farci annusare l'olezzo con la
sua solita ironica penna”. Piergiorgio Pulisci: “Sono
tanti gli spunti che offre al lettore, e glieli propone in un
modo del tutto succulento, perché ogni portata è
servita dallo stile Abate, quello stile ironico, graffiante,
sanguigno e senza filtri. Con una sola frase riesce a farti
smascellare dal ridere o farti venire la pelle d’oca.
Tutto con la stessa semplicità. Forse è l’aspetto
più interessante di questa storia, ma anche di tutti
gli altri lavori dello scrittore sardo”.
Rosa: “Un testo amaro e divertente allo stesso tempo.
Il racconto dell’uscita dal coma è straordinario.
Lo consiglio perché l’autore ha un modo di scrivere
“moderno”, ironico. In poche parole: “piacevole”.
Gianluca Floris: “Tutto il mondo dentro il quale nuota
Rudy Saporito, è in realtà compromesso, marcio.
Anche i momenti positivi della crescita del protagonista si
susseguono utilizzando le regole marce del mondo di oggi che
corrompe qualsiasi ambiente e qualsiasi personalità,
anche la più apparentemente integra”.
Da un blog: “In questo momento la Sardegna sta vivendo
una stagione di grande fermento. Ci sono moltissimi giovani
autori. Ancora una volta le isole si confermano regni di ispirazione.
Anche questo libro conferma un andamento di successo”.
Da Milanonera.com “Chi ha amato “Mi fido di te”,
scritto in coppia con Massimo Carlotto, non può perdersi
questa nuova storia di denuncia, respirerà ancora una
volta i miasmi di un malaffare serpeggiante e insidioso spesso
travestito da rampantismo vincente”. Francesco
Abate, cagliaritano, classe 1964, viaggia su tre binari paralleli.
Dal suo sito: “giornalista con il vezzo della scrittura.
La notte indossa i panni di Frisco e scivola dietro la consolle
dei club dell'Isola”. Ha Esordito nel 1996 con L'Oratorio,
breve racconto, inserito nella collettiva Racconti di Celluloide
(Alambicco). Nel dicembre del 1998 il primo romanzo: Mister
Dabolina (Castelvecchi).
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| DATA:
20 aprile 2008
TITOLO: "Così si dice" di Piergiorgio Pulisci
FONTE: Thriller
Magazine |
Uscito da un coma di 11
anni, Rudy scopre che Angela, poliziotta e sua fidanzata, non
è più né poliziotta né sua fidanzata:
è diventata magistrato e sta per sposare uno di famiglia,
che non è lui. Scopre anche che da lei ha una figlia
di 10 anni. E che il suo collaboratore e amico Filo è
diventato il direttore del giornale per cui Rudy lavorava, e
non è più suo amico. Solo il "muso di faina"
di suo padre e la "faccia da sciacallo" di suo fratello
sono rimasti identici. Purtroppo. Rudy gira con un badante moldavo
e fa fatica a rimettersi in carreggiata. Pensa di non essere
più il donnaiolo di un tempo, ma la bellissima Gaia Sapegno,
glaciale manager di una finanziaria che concede mutui ai piccoli
imprenditori della Costa Smeralda, gli fa cambiare idea. E se
tutti sono convinti che non sia più lo spregiudicato
cronista di una volta, saranno obbligati a ricredersi. Attore
non protagonista in "Mi fido di te", torna, principe
della scena, Rudy Saporito: spietato ma ingenuo, cinico e divertente.
Tra tic linguistici, nuraghe e progetti di eliporti, racconta
una Sardegna tutt'altro che tradizionale e stereotipica: saccheggiata
dal turismo, cosmopolita e provinciale, antica e contaminata.
Dove molti sognano un riscatto economico e troppi vanno in rovina.
Dove troppi sono corrotti e quasi tutti scendono a patti. Una
Sardegna che è lo specchio dell'Italia.
Acido solforico. Le parole di Francesco Abate sono acido solforico
puro: corrodono e squagliano la patina smaltata di quella
Sardegna che d’estate diventa zoo di lusso della fauna
da Costa Smeralda. Con la sua feroce schiettezza, uno dei
tratti distintivi della sua scrittura, Abate svela cosa e
chi si nasconde dietro la tanto patinata Sardegna, mostrandoci
che anche il Paradiso può essere popolato da diavoli.
Ad inondare di acido il quadretto perfetto fatto di vallette,
attori, ricchi imprenditori, alberghi e locali di lusso, ci
pensa Rudy Saporito, uno dei personaggi più originali
e divertenti di questi ultimi anni, già protagonista
dell’ottimo Il cattivo cronista e attore non protagonista,
ma determinante, nel romanzo di successo Mi fido di te. E
Così si dice, è una sorta di ponte tra i due
romanzi sopra citati; infatti, dove finisce Il cattivo cronista
inizia questo nuovo romanzo di Abate, che si collega infine
a Mi Fido di te, ambientato dopo questa nuova avventura di
Rudy. Ma chi non ha avuto modo di leggere i romanzi sopra
citati non deve preoccuparsi: questo romanzo può essere
benissimo letto anche come un fuori serie; difatti la vicenda
narrata ha un suo inizio ed una conclusione, e la lettura
non è inficiata dal non aver letto gli altri romanzi,
perché la storia è talmente serrata e coinvolgente,
e il personaggio creato così ad arte che sembra di
conoscerlo da sempre. Per chi, invece, ha già avuto
modo di leggere gli altri due lavori, questo libro sarà
davvero molto prezioso perché si troveranno a che fare
con un Rudy molto diverso da quello che conoscevano, perché
nel primo romanzo avevano lasciato Rudy in coma, ed ora sono
trascorsi…
Undici anni di buio. Quando tutti avevano ormai perso le speranze,
Rudy si risveglia. Sembra un miracolo. Non è un miracolo.
Non sono stati santi, preghiere o interventi divini a destare
il miglior cronista della Sardegna. Non è stato Dio.
È stato l’odio. L’odio mischiato ad una
bella dose di vendetta. Quella vendetta che è insita
nel genoma umano dei sardi. E Rudy non fa eccezione. Ha un
debole per la vendetta. Però, il cattivo cronista è
cambiato. Questi undici anni l’hanno cambiato sia nel
fisico – è preda di un divertentissimo e al tempo
stesso tragico tic alla mano destra – che nell’animo.
L’hanno reso apparentemente più debole e più
buono. Forse il fatto di avere una figlia di dieci anni c’entra
qualcosa. Sì, perché sono parecchie le novità
dopo undici anni di nulla. Primo, la sua ragazza di un decennio
prima, Angela, non è più la sua ragazza. Anzi,
si è fidanzata con suo cugino, ed è in procinto
di sposarsi. Inoltre, non è più una poliziotta,
ma è diventata un magistrato. Un altro piccolo particolare:
ha partorito sua figlia, Flavia, che ora ha dieci anni ma
si comporta come se ne avesse ventidue. Ma le novità
non finiscono qui. Filippo, uno dei suoi amici più
sinceri e stimati non è più suo amico. Quel
ragazzotto semplice a cui Rudy aveva insegnato il mestiere
ora è diventato il direttore del Giornale, e si è
incarognito. Si è incarognito così tanto che
appena Rudy torna operativo lo spedisce in esilio ad Olbia,
la sede più lontana e isolata del giornale di Rudy.
E il giornalista reduce da questo lunghissimo blackout cerebrale
non può che ubbidire; lui che ha sempre vissuto ad
una velocità da ritiro immediato della patente, lui
che era temuto e rispettato dai colleghi, ora è inerme
e spaesato, costretto a muoversi con un badante moldavo che
lo accompagna e lo aiuta a riprendersi dagli strascichi fisici
di questa lunghissima degenza. Come l’uomo che compare
nella bella copertina del libro, Rudy tenta di ripararsi dall’acquazzone
di guai e brutte notizie che gli piovono addosso, ma invano,
perché finisce col bagnarsi fino alle ossa. Eppure
è proprio lì, nel nord Sardegna, che Rudy cercherà
di riaffilare i suoi denti e tornare ad essere la carogna
più bastarda della città, l’unico e solo
cattivo cronista. Perché il lungo periodo di oblio
l’avrà cambiato certamente nel fisico, ma non
nella mente: quella mente diabolica creata per scovare notizie
e scriverle nel modo migliore possibile. È lì,
in un’Olbia paradisiaca descritta con una sensibilità
da far venire i brividi, Rudy metterà in piedi passo
dopo passo la sua vendetta.
Come le radici ingorde di una quercia, la realtà spunta
dal terreno d’inchiostro coltivato da Abate, e lo scrittore
sardo aiuta queste radici di realtà a venire alla luce.
Smuove la terra. Scava. E alla fine il risultato è
ottimale, ma anche inaspettato e doloroso, perché la
realtà, la verità non filtrata, fa male. È
difficile da digerire come un purè di pietre, perché
non viviamo in una favola. Ma uno scrittore ha il dovere morale
di dirlo, di gridarlo. E se poi a descrivere la realtà
è uno come Rudy Saporito, allora c’è solo
da mettersi comodi ed ascoltarlo, perché è proprio
Rudy ad avere le chiavi dell’archivio dove sono custoditi
tutti i segreti della sua città. Rudy. Il cattivo cronista.
Abate non assoggetta la realtà: Abate si assoggetta
ad essa. Lui, e le sue parole, diventano un tramite per dare
voce alla realtà, per mettere in guardia; così
come in suoi precedenti lavori – come Getsèmani
e Mi fido di te – l’autore cagliaritano veste
i panni di una sorta di “oncologo della società”,
perché è questo che fa: studia, osserva, e descrive
la cancrena che ammorba le nostre città, e in particolare
la Sardegna settentrionale, specchio ed esempio calzante di
corruzione e marciume. E in questo libro l’autore sardo
focalizza la sua attenzione e la sua indagine su quelle società
di prestito e finanziarie di vario genere che concedono mutui
ai piccoli imprenditori della Costa Smeralda: una facciata
del tutto legale e linda, dietro cui, invece, si nasconde
qualcosa di guasto. Tuttavia questo romanzo non tocca soltanto
questo fenomeno, ma anche, per esempio, l’inumana spettacolarizzazione
della morte, del crimine feroce, a scopi commerciali; descrive
in modo toccante e ironico il rapporto tra padre e figlia,
o la bella amicizia che si viene a creare col suo badante
moldavo, con due lauree alle spalle e costretto a trasferirsi
in Italia per cercare di costruirsi una vita dignitosa, per
non parlare dell’analisi spietata dei meccanismi spesso
corrosi della redazione di un grosso quotidiano, descritto
da Abate come una sorta di marchingegno di controllo delle
masse.
Sono tanti gli spunti che Abate offre al lettore, e glieli
propone in un modo del tutto succulento, perché ogni
portata è servita dallo stile Abate, quello stile ironico,
graffiante, sanguigno e senza filtri. Con una sola frase riesce
a farti smascellare dal ridere o farti venire la pelle d’oca.
Tutto con la stessa semplicità. Forse è proprio
questo l’aspetto più interessante di questo libro,
ma anche di tutti gli altri lavori dello scrittore sardo.
Lo stile. La sensibilità e l’amore verso le parole.
Perché Abate è uno scrittore che affila le parole
prima di usarle, e conosce esattamente il momento in cui utilizzarle:
quando fanno male. Quando prendono il lettore per la gola.
E queste parole, questo fraseggio secco e ritmato, vanno a
costituire una trama robusta, dall’intreccio ben oliato.
Se ci fossero degli autovelox deputati al controllo della
velocità delle trame, Così si dice sarebbe uno
dei libri più multati che abbia mai letto, perché
le pagine di questo libro schizzano via ad una velocità
illegale. Questo libro ti si pianta addosso come i denti metallici
di una tagliola, e l’unico modo per liberarsi è
finire questo bel romanzo, ascoltare Rudy Saporito fino alla
fine, che speriamo sia soltanto un nuovo inizio.
|
| DATA:
16 aprile 2008
TITOLO: "Così si dice, ma è tutto vero"
di Andrea Tramonte
FONTE: Il Sardegna |
Il nuovo romanzo di Francesco Abate
– scrittore e giornalista cagliaritano - segna il ritorno
di uno dei suoi personaggi più riusciti: quel Rodolfo
Saporito noto Rudy che fu protagonista de Il cattivo cronista
(Il Maestrale) e fece una sua breve ma significativa apparizione
in Mi fido di te, romanzo scritto insieme a Massimo Carlotto
e uscito l’anno scorso su Einaudi Stile Libero. Nel
nuovo romanzo, Così si dice (sempre su Stile Libero),
Rudy si sveglia da un coma di undici anni e trova le cose
un po’ cambiate. Prima di finire all’ospedale
era un giornalista cinico e disinvolto, ora si ritrova con
un buco di undici anni, una figlia di dieci, le stempiature
che avanzano, una ex fidanzata ex poliziotta ora magistrato
rampante che sta per sposarsi col cugino Nanni, un ex collaboratore
di nome Filo che è diventato il direttore “Caro
Filippo” e che lo accoglie spedendolo alla redazione
di Olbia per tenerlo ai margini. Lì Rudy, insieme al
suo badante moldavo, cerca di ritrovare il filo della sua
esistenza e si troverà al centro di una indagine che
riguarda il rapporto tra prestiti, imprese, società
turistiche, riciclaggio di denaro sporco. Scoprirà
che è difficile diventare un uomo nuovo, e che per
rimanere a galla è necessario essere il solito bastardo
di sempre. Il libro sarà presentato venerdì
al Teatro Alfieri di Cagliari con Valerio Mastrandrea, Celestino
Tabasso e Carlotto (più selezione musicale di Alex
P e Guido Sainas).
Una delle tesi del
libro è che la Sardegna terra di turismo rischia di
diventare terra di riciclaggio di denaro sporco. Non si tratta
di finzione, giusto?
No, si tratta di un’intuizione
mia supportata da un’indagine della procura di Milano
di cui sono venuto a conoscenza dopo la stesura del libro,
e che ha portato alla custodia cautelare di 9 persone collegate
alla ‘ndrangheta. Sempre più la malavita utilizza
gli investimenti immobiliari per riciclare denaro sporco.
La questione dei casinò che viene richiamata nel libro
è tra queste. Nel romanzo il magistrato fa una relazione
che esiste veramente e di cui sono venuto in possesso.
Ma non è meglio
denunciare questi fatti attraverso una inchiesta giornalistica
rigorosa?
Esistono mezzi di comunicazione
e pubblici diversi. I lettori che puoi raggiungere con i libri
non sono gli stessi che tocchi attraverso l’articolo
di giornale. La fascinazione della letteratura può
far arrivare il messaggio in maniera più incisiva.
L’esempio è Mi fido di te, che ha portato all’attenzione
della stampa il problema della sofistificazione alimentare.
Quindi tra narrativa
e giornalismo sceglie la prima?
Si, ma soltanto perché
mi stimola e diverte di più. Consente anche di non
attenersi alla realtà dei fatti, alle pezze giustificative
che devi avere facendo il giornalista. Citando Pasolini, con
la letteratura puoi dire “io so anche se non ho le prove”.
Ma Abate è
un “cattivo cronista”? Cosa c’è dell’autore
nel personaggio?
Diciamo che vorrebbe essere
un cattivo cronista, ma non ce la fa. In Saporito c’è
solo ed esclusivamente il ritorno alla vita. Non c’è
altro.
Non crede di aver
calcato un po’ la mano sul cinismo, a volte?
Nella seconda parte del libro
ci sono delle esagerazioni. Servono a creare un contrasto
con la prima parte, dove Rudy cerca di diventare un uomo migliore.
Man mano però capisce che per mantenersi a galla deve
essere organico ad una società che è profondamente
incarognita. Non credo che ci sia esagerazione nel rappresentare
un mondo simile. La società nostra è veramente
così. Ogni ambiente è corrotto, inquinato.
Al riguardo, il mondo
del giornalismo sardo non ne esce benissimo.
Non voglio fare un’analisi
del giornalismo sardo. In questo libro c’è uno
spaccato del peggio dell’intera categoria. Il giornale
di Rudy è il peggiore giornale possibile. Ma nel libro
c’è anche un richiamo a Report: non c’è
solo il peggio.
Cagliari fa sempre
da sfondo ai suoi romanzi, anche se qui in misura minore.
Qual è la Cagliari più convincente che ha letto
finora?
Cagliari c’è
anche qui, è punto di partenza e di arrivo. Ma c’è
anche Olbia, non in quanto luogo geografico ma in quanto terra
di nuovi affari. Per quanto riguarda la Cagliari dei romanzi,
direi che Sergio Atzeni è il faro, lui della città
ha capito proprio tutto. Ma citerei anche quella di Pintor.
Definirebbe noir questo
romanzo?
Secondo me è una commedia
cinica. Citerei La donna della domenica di Fruttero
e Lucentini, che attraverso un fatto criminale cercava di
raccontare la società di allora. A me piace raccontare
l’Italia di oggi.
La prima cosa che
si legge nel risvolto è che lei viene dalla Sardegna.
La Sardegna è diventato un brand letterario?
Si, credo di si. Poi però
sta all’onestà intellettuale dello scrittore
dimostrare che ci sia di più della questione di marketing.
I lettori sono furbi, sanno dove c’è genuinità
e qualità. Oggi non corriamo questo rischio, perché
tutti gli scrittori hanno una loro storia e onestà.
Non si stanno cercando tra i funghi solo perché funghi
sardi. Gli scrittori valgono davvero.
Questo riguardo il
punto di vista degli scrittori. Ma perché un “Sardegna”
in copertina o sul risvolto richiama così tanta attenzione
del pubblico?
Ci sono due possibili spiegazioni.
Mi diceva il mio primo editore, Castelvecchi, che la Sardegna
è un luogo metafisico, richiama il lettore e dà
la possibilità di creare luoghi magici e fantastici.
E poi c’è un marchio di qualità, una tradizione
letteraria che non è nata oggi. Ci sono dei maestri
a cui ispirarsi. Faccio un esempio. La Londra musicale di
ieri era un luogo di incontro e di confronto incredibile,
c’era un humus che consentiva il fiorire delle band.
La Sardegna letteraria – ma non solo – sta vivendo
un momento del genere.
|
| DATA:
12 aprile 2008
TITOLO: "Cronaca canaglia" di Lara Crinò
FONTE: D-La
Repubblica |
Rudy Saporito, il protagonista di Francesco
Abate, è scaltro, simpatico, e decisamente accattivante;
ma è anche ambiguo, egoista, "una vera carogna
organica al sistema". Al termine della sua prima avventua,
Il cattivo cronista (Maestrale, 2003) l'avevamo lasciato
fra la vita e la morte, dopo le sprangate del "fidanzato
gelosetto" di una sua amante. Poi l'avevamo intravisto,
in un ruolo minore, in Mi fido di te (Einaudi, 2007)
scritto da Abate con Massimo Carlotto. In questo Così
si dice lo troviamo al centro della scena, dopo 11 anni di
coma a causa di quel pestaggio. Si risveglia, il giornalista
cagliaritano rampollo di una genia di avvocati massoni, e
scopre di essere rimasto indietro "come un secondo gemello2:
Nel quotidiano per cui lavora c'è un nuovo direttore
che lo odia; l'ex fidanzata Angela gli ha dato una figlia
ormai adolescente che non conosce; la sua Sardegna è
retta da altri giochi di potere. Per torglierselo dai piedi
il direttore lo spedisce in Costa Smeralda ad aspettare l'estate
dei vip. el frattempo Rudy, ancora incerto sulle gambe e accompagnato
da un badante moldavo, tralascia la cronaca mondana per mettere
a nudo l'intreccio tra società finanziarie e criminalità
organizzata.
"Commedica cinica", come
la definisce Abate, lui stesso giornalista in un quotidiano
di Cagliari, il romanzo allude "alle dinamiche del crimine
che spesso si intuiscono ma non si possono provare",
mostrando non senza ironia "una Sardegna terra di conquista,
dove in nuovi padroni rischiano di essere la mafua russa o
la 'ndragheta calabrese per le quali il turismo di lusso è
una gigantesca lavatrice di denaro sporco". Che a scopire
i nuovi giochi sia Saporito, tutt'altro che un cavaliere senza
macchia e senza paura, è la chiave intrigante del romanzo.
Perché la verità non sempre è nella mano
dei giusti; a maneggiarla sono in molti casi quelli come Rudy
"decisi a restare comunque a galla2 e dare al lettore
ciò che vuole, sia pure il sapore dell'inchiesta, solo
per un posto al vertice.
|
| DATA:
12 aprile 2008
TITOLO: "Così si dice" di PierGiorgio Pulisci
FONTE: www.paesedombre.org |
Uscito
da un coma di 11 anni, Rudy scopre che Angela, poliziotta e
sua fidanzata, non è più né poliziotta
né sua fidanzata: è diventata magistrato e sta
per sposare uno di famiglia, che non è lui. Scopre anche
che da lei ha una figlia di 10 anni. E che il suo collaboratore
e amico Filo è diventato il direttore del giornale per
cui Rudy lavorava, e non è più suo amico. Solo
il "muso di faina" di suo padre e la "faccia
da sciacallo" di suo fratello sono rimasti identici. Purtroppo.
Rudy gira con un badante moldavo e fa fatica a rimettersi in
carreggiata. Pensa di non essere più il donnaiolo di
un tempo, ma la bellissima Gaia Sapegno, glaciale manager di
una finanziaria che concede mutui ai piccoli imprenditori della
Costa Smeralda, gli fa cambiare idea. E se tutti sono convinti
che non sia più lo spregiudicato cronista di una volta,
saranno obbligati a ricredersi. Attore non protagonista in "Mi
fido di te", torna, principe della scena, Rudy Saporito:
spietato ma ingenuo, cinico e divertente. Tra tic linguistici,
nuraghe e progetti di eliporti, racconta una Sardegna tutt'altro
che tradizionale e stereotipica: saccheggiata dal turismo, cosmopolita
e provinciale, antica e contaminata. Dove molti sognano un riscatto
economico e troppi vanno in rovina. Dove troppi sono corrotti
e quasi tutti scendono a patti. Una Sardegna che è lo
specchio dell'Italia.
Acido solforico. Le parole di Francesco Abate sono acido solforico
puro: corrodono e squagliano la patina smaltata di quella
Sardegna che d’estate diventa zoo di lusso della fauna
da Costa Smeralda. Con la sua feroce schiettezza, uno dei
tratti distintivi della sua scrittura, Abate svela cosa e
chi si nasconde dietro la tanto patinata Sardegna, mostrandoci
che anche il Paradiso può essere popolato da diavoli.
Ad inondare di acido il quadretto perfetto fatto di vallette,
attori, ricchi imprenditori, alberghi e locali di lusso, ci
pensa Rudy Saporito, uno dei personaggi più originali
e divertenti di questi ultimi anni, già protagonista
dell’ottimo Il cattivo cronista e attore non protagonista,
ma determinante, nel romanzo di successo Mi fido di te. E
Così si dice, è una sorta di ponte tra i due
romanzi sopra citati; infatti, dove finisce Il cattivo cronista
inizia questo nuovo romanzo di Abate, che si collega infine
a Mi Fido di te, ambientato dopo questa nuova avventura di
Rudy. Ma chi non ha avuto modo di leggere i romanzi sopra
citati non deve preoccuparsi: questo romanzo può essere
benissimo letto anche come un fuori serie; difatti la vicenda
narrata ha un suo inizio ed una conclusione, e la lettura
non è inficiata dal non aver letto gli altri romanzi,
perché la storia è talmente serrata e coinvolgente,
e il personaggio creato così ad arte che sembra di
conoscerlo da sempre. Per chi, invece, ha già avuto
modo di leggere gli altri due lavori, questo libro sarà
davvero molto prezioso perché si troveranno a che fare
con un Rudy molto diverso da quello che conoscevano, perché
nel primo romanzo avevano lasciato Rudy in coma, ed ora sono
trascorsi…
Undici anni di buio. Quando tutti avevano ormai perso le speranze,
Rudy si risveglia. Sembra un miracolo. Non è un miracolo.
Non sono stati santi, preghiere o interventi divini a destare
il miglior cronista della Sardegna. Non è stato Dio.
È stato l’odio. L’odio mischiato ad una
bella dose di vendetta. Quella vendetta che è insita
nel genoma umano dei sardi. E Rudy non fa eccezione. Ha un
debole per la vendetta. Però, il cattivo cronista è
cambiato. Questi undici anni l’hanno cambiato sia nel
fisico – è preda di un divertentissimo e al tempo
stesso tragico tic alla mano destra – che nell’animo.
L’hanno reso apparentemente più debole e più
buono. Forse il fatto di avere una figlia di dieci anni c’entra
qualcosa. Sì, perché sono parecchie le novità
dopo undici anni di nulla. Primo, la sua ragazza di un decennio
prima, Angela, non è più la sua ragazza. Anzi,
si è fidanzata con suo cugino, ed è in procinto
di sposarsi. Inoltre, non è più una poliziotta,
ma è diventata un magistrato. Un altro piccolo particolare:
ha partorito sua figlia, Flavia, che ora ha dieci anni ma
si comporta come se ne avesse ventidue. Ma le novità
non finiscono qui. Filippo, uno dei suoi amici più
sinceri e stimati non è più suo amico. Quel
ragazzotto semplice a cui Rudy aveva insegnato il mestiere
ora è diventato il direttore del Giornale, e si è
incarognito. Si è incarognito così tanto che
appena Rudy torna operativo lo spedisce in esilio ad Olbia,
la sede più lontana e isolata del giornale di Rudy.
E il giornalista reduce da questo lunghissimo blackout cerebrale
non può che ubbidire; lui che ha sempre vissuto ad
una velocità da ritiro immediato della patente, lui
che era temuto e rispettato dai colleghi, ora è inerme
e spaesato, costretto a muoversi con un badante moldavo che
lo accompagna e lo aiuta a riprendersi dagli strascichi fisici
di questa lunghissima degenza. Come l’uomo che compare
nella bella copertina del libro, Rudy tenta di ripararsi dall’acquazzone
di guai e brutte notizie che gli piovono addosso, ma invano,
perché finisce col bagnarsi fino alle ossa. Eppure
è proprio lì, nel nord Sardegna, che Rudy cercherà
di riaffilare i suoi denti e tornare ad essere la carogna
più bastarda della città, l’unico e solo
cattivo cronista. Perché il lungo periodo di oblio
l’avrà cambiato certamente nel fisico, ma non
nella mente: quella mente diabolica creata per scovare notizie
e scriverle nel modo migliore possibile. È lì,
in un’Olbia paradisiaca descritta con una sensibilità
da far venire i brividi, Rudy metterà in piedi passo
dopo passo la sua vendetta.
Come le radici ingorde di una quercia, la realtà spunta
dal terreno d’inchiostro coltivato da Abate, e lo scrittore
sardo aiuta queste radici di realtà a venire alla luce.
Smuove la terra. Scava. E alla fine il risultato è
ottimale, ma anche inaspettato e doloroso, perché la
realtà, la verità non filtrata, fa male. È
difficile da digerire come un purè di pietre, perché
non viviamo in una favola. Ma uno scrittore ha il dovere morale
di dirlo, di gridarlo. E se poi a descrivere la realtà
è uno come Rudy Saporito, allora c’è solo
da mettersi comodi ed ascoltarlo, perché è proprio
Rudy ad avere le chiavi dell’archivio dove sono custoditi
tutti i segreti della sua città. Rudy. Il cattivo cronista.
Abate non assoggetta la realtà: Abate si assoggetta
ad essa. Lui, e le sue parole, diventano un tramite per dare
voce alla realtà, per mettere in guardia; così
come in suoi precedenti lavori – come Getsèmani
e Mi fido di te – l’autore cagliaritano veste
i panni di una sorta di “oncologo della società”,
perché è questo che fa: studia, osserva, e descrive
la cancrena che ammorba le nostre città, e in particolare
la Sardegna settentrionale, specchio ed esempio calzante di
corruzione e marciume. E in questo libro l’autore sardo
focalizza la sua attenzione e la sua indagine su quelle società
di prestito e finanziarie di vario genere che concedono mutui
ai piccoli imprenditori della Costa Smeralda: una facciata
del tutto legale e linda, dietro cui, invece, si nasconde
qualcosa di guasto. Tuttavia questo romanzo non tocca soltanto
questo fenomeno, ma anche, per esempio, l’inumana spettacolarizzazione
della morte, del crimine feroce, a scopi commerciali; descrive
in modo toccante e ironico il rapporto tra padre e figlia,
o la bella amicizia che si viene a creare col suo badante
moldavo, con due lauree alle spalle e costretto a trasferirsi
in Italia per cercare di costruirsi una vita dignitosa, per
non parlare dell’analisi spietata dei meccanismi spesso
corrosi della redazione di un grosso quotidiano, descritto
da Abate come una sorta di marchingegno di controllo delle
masse.
Sono tanti gli spunti che Abate offre al lettore, e glieli
propone in un modo del tutto succulento, perché ogni
portata è servita dallo stile Abate, quello stile ironico,
graffiante, sanguigno e senza filtri. Con una sola frase riesce
a farti smascellare dal ridere o farti venire la pelle d’oca.
Tutto con la stessa semplicità. Forse è proprio
questo l’aspetto più interessante di questo libro,
ma anche di tutti gli altri lavori dello scrittore sardo.
Lo stile. La sensibilità e l’amore verso le parole.
Perché Abate è uno scrittore che affila le parole
prima di usarle, e conosce esattamente il momento in cui utilizzarle:
quando fanno male. Quando prendono il lettore per la gola.
E queste parole, questo fraseggio secco e ritmato, vanno a
costituire una trama robusta, dall’intreccio ben oliato.
Se ci fossero degli autovelox deputati al controllo della
velocità delle trame, Così si dice sarebbe uno
dei libri più multati che abbia mai letto, perché
le pagine di questo libro schizzano via ad una velocità
illegale. Questo libro ti si pianta addosso come i denti metallici
di una tagliola, e l’unico modo per liberarsi è
finire questo bel romanzo, ascoltare Rudy Saporito fino alla
fine, che speriamo sia soltanto un nuovo inizio.
|
| DATA:
11 aprile 2008
TITOLO: "Così il giornalista-dj racconta un cinico
cronista"
FONTE: Il Venerdì di Repubblica |
Francesco
Abate è un giornalista cagliaritano a molti noto sotto
il nome di Frisko, con cui si presenta alla consolle da dj nei
club dell'isola. A molti è noto per i suoi libri, i ritratti
crudi della sua terra, e personaggi indimenticabili. Tra questi
spicca Rudy Saporito, cronista dotato di un cinismo nobile,
quello che nasce dall'autenticità. L'avevamo già
incontrato in Il cattivo cronista e sullo sfondo di
Mi fido di te, scritto a quattro mani con Massimo Carlotto.
Torna ora, svegliandosi dopo undici anni di coma, in Così
si dice (Einaudi Stile Libero, pagine 267, euro 15.50, in libreria
dal 14 aprile). Troverà che poco è rimasto come
un tempo tranne il malaffare degli esseri umani. E la sua sfida
al mondo si intreccerà con una sfida molto personale:
come ritrovare se stesso.
|
| DATA:
11 aprile 2008
TITOLO: "Così si dice" di Gianluca Floris
FONTE: Recensire
|
Duecentossessantatre
pagine che ti tengono stretto fino alla fine: "Così
è andata. E diversamente non sarebbe potuta andare"
sono le parole finali di questo romanzo. E' la storia del giornalista
Rudy Saporito, non nuovo alla penna di Abate. Qui Saporito si
risveglia da un coma più che decennale ed il racconto
è quello del suo tentativo di tornare in sella, di riconquistare
al giornale (una testata di fantasia) una posizione importante
come quella che aveva prima dell'"incidente" che gli
ha causato l'assenza dalla vita per dodici anni.
L'escamotage di far risvegliare il personaggio dopo un coma
ha nobili lombi letterari perché permette di evidenziare
come il mondo sia cambiato, permette di descrivere il personaggio
in contrasto con quello che era prima, permette di descrivere
cambiamenti e maturazioni, se ce ne sono stati. Questa formula
è utilizzata da Abate in maniera efficace e, unita al
suo stile linguistico sempre personale pieno di realismo e di
inventiva, funziona appieno.
E l'escamotage di Abate permette di raccontare, senza peccare
di didascalismo, tutto il "dietro le quinte" del
mestiere di giornalista. Con le fascinazioni e le nefandezze,
con i giochi di potere più o meno meschini. Ancora
un buon escamotage è quello di avere come protagonista
un giornalista, perché il mestiere di giornalista è
quello di farsi le domande e di capire la realtà. Quindi,
attraverso Rudy, in questo romanzo scaviamo nel torbido mondo
degli affari indicibili di una Costa Smeralda tutta tappeti
preziosi sotto ai quali si nasconde un putridume pluriennale,
anzi più che decennale. Attraverso Rudy ci chiediamo
che fine abbia fatto il romantico mestiere di cronista, quello
del film "prima pagina" con la Remington che ticchetta
fino a tarda ora con la cenere di mille sigarette fra i tasti.
Il mondo giornalistico nel quale torna ad agire Rudy è
fatto di meschinerie, di intrecci di interessi personali e
molto più grandi, di purulenze che non risparmiano
imprenditori, magistrati e poliziotti.
Tutto il mondo dentro il quale nuota Rudy Saporito, è
in realtà compromesso, marcio. Anche i momenti positivi
della crescita del protagonista si susseguono utilizzando
le regole marce del mondo di oggi che corrompe qualsiasi ambiente
e qualsiasi personalità, anche la più apparentemente
integra.
Ed eccoci al dunque della mia critica al bel libro di Abate:
siamo sicuri che non sia giunto il momento per Rudy Saporito,
voglio dire per tutti i protagonisti dei libri della contemporaneità,
di prendere una posizione differente? Mi spiego ancora meglio:
in questo periodo storico dove l'ignoranza e la protervia
non sono peccati da nascondere ma addirittura delle virtù
da ostentare, non sarà il caso di iniziare a raccontare
una storia dove una volta tanto, vince l'onestà? Secondo
me non sarebbe piaggeria consolatoria ma presa di posizione
dell'intellettuale scrittore "contro" il mondo di
oggi, "contro" l'interesse privato negli affari
pubblici, "contro" la corruzione, "contro"
la commistione di interessi personali affaristici con il ruolo
di editore di testate giornalistiche.
Dico questo perché anche chi scrive queste righe ha
il gusto di osservare tutto il marcio che lo circonda e le
brutture ormai palesi in tutti i campi, ma posso senz'altro
dire che non tutto il mondo è così. Io conosco
imprenditori onesti, magistrati che hanno sacrificato molto
della loro esistenza per fare con scrupolo il loro mestiere,
medici che non pensano solo a quanti denari devono incassare,
conosco dipendenti pubblici che fanno bene il loro mestiere
e che non hanno mai ricevuto gratifiche diverse dai loro colleghi
fannulloni. Io ho conosciuto insegnanti che ancora si portano
a casa i compiti da correggere in cucina alla luce al neon
e conosco anche dei netturbini che non si imboscano mai e
dei baristi che traggono soddisfazione dal fare ottimi cappuccini
anche se hanno contratti a termine che non verranno mai rinnovati.
Io la conosco la gente così e credo che la visione
del mondo che traspare da quest'ultimo libro di Abate sia
eccessivamente spostata verso il "è tutto marcio,
sono tutti ladri, sono tutti marci". Non tutto il mondo
è così e sono sicuro (ma è una mia convinzione
personale e sono pronto ad argomentarla) che il mondo non
è mai stato "bello" e "giusto".
Le meschinerie sono parte dell'umana natura
come lo sono anche il coraggio e la lealtà. La domanda
è: non sarà giunto anche il momento di raccontare
anche la speranza?
|
| DATA:
11 aprile 2008
TITOLO: "Dopo anni di coma Rudy ritrova la vita, perde
se stesso"
FONTE: Ansa |
Un cronista di nera, un giornalista che, per
mestiere o per missione, si occupa degli altri, soprattutto
quando ciò che fanno cancella i limiti imposti dalle
leggi. Un cronista che dà fastidio e che, come un moscerino
insistente, viene schiacciato non con il palmo della mano,
ma con alcuni colpi di mazza ben assestati tra schiena e testa.
E la mazzata alla testa, anche se non lo uccide, lo spedisce
nel limbo del coma in cui resta sospeso per undici anni, lunghissimi,
interminabili. Poi, con il corpo ancora passato da tubicini
che gli consentono di non intraprendere la traversata dello
Stige, un barlume di vita si ripropone in lui riportandolo
sulla Terra. Ma che Terra ritrova dopo undici anni
trascorsi senza la percezione di come la vita prosegue, anche
senza di lui?
Rudy Saporito - il protagonista di "Così si dice",
di Francesco Abate, che lo scorso anno con Massimo Carlotto
ha firmato "Mi fido di te" - svegliandosi forse
pensa che il mondo lo abbia aspettato, che la vita si sia
cristallizzata intorno a lui, al suo letto d'ospedale, alla
sua malattia. Ma gli altri non lo hanno aspettato. Nessuno
degli altri ha dato credito alla possibilità che lui
potesse tornare. Ed invece Rudy, quasi terrorizzando l'infermiera
che assiste al suo lento rientro sulla scena di questo mondo,
cerca di riprendersi la vita. Ma quelli che erano i suoi punti
di riferimento si sono, via via, persi. Non ritrova più
Angela, la sua fidanzata, che, lasciata la divisa di poliziotta,
è diventata un magistrato, sta per sposarsi e ha con
sé una bambina di dieci anni, la figlia di Rudy, nata
dopo l'aggressione. Non trova più il "vecchio"
Filo, il suo collaboratore del giornale che, sorprendendolo,
ne è diventato il direttore. E non ritrova più
altri, che sono pure rimasti,
ma che il tempo li ha resi per lui irriconoscibili.
Rudy Saporito il cronista, il difensore della verità
ad ogni costo, non vuole farsi sconfiggere né dalla
lentezza della ripresa fisica, né dall'abbattimento
per la perdita dei suoi pochi capisaldi. Anche la presenza
di una donna - dai modi spicci, determinati, certo tanto diversi
da quelli che lui cercava, un tempo, nelle sue compagne -
lo aiuta. Alla fine lui, che per essere integerrimo e coraggioso
ha rischiato di morire, si accorge di essere cambiato anche
lui è cambiato e questa, forse, è la cosa che
più lo angoscia.
"Così si dice" porta alla ribalta un personaggio
che, in "Mi fido di te", stava quasi defilato, ma
che era riuscito a conquistarsi una simpatica attenzione.
Rudy vivo, poi quasi morto, quindi vivo - si fa per dire -
ancora scandisce la sua nuova vita tra passato e presente,
cercando comunque sempre di
essere se stesso. Nonostante il fatto che ormai il mondo che
aveva lasciato è forse scomparso per sempre, con le
sue certezze, le sue speranze, le sue illusioni.
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