DATA: 18 luglio2007
TITOLO: "Getsemani" di PierGiorgio Pulisci
FONTE: www.thrillermagazine.it

In una città del Mediterraneo, nel luogo dove un tempo sorgeva un uliveto secolare, una lottizzazione selvaggia ha creato un quartiere residenziale, chiamato Getsemani: villette, prati all'inglese, qualche piscina, un centro commerciale e, ovviamente, una minuscola banca. Ed è proprio qui che inizia il romanzo: con un tentativo di rapina e una donna armata che tiene sotto tiro tre ostaggi, fuori, c'è la polizia pronta a intervenire. Ma se esiste un posto in cui l'apparenza non risponde mai alla realtà quello è Getsemani: la scena della rapina rappresenta infatti, emblematicamente, la "vocazione" del quartiere, dove tradire ed essere traditi è ormai la norma.
Apparire, apparire, apparire. Questa è la linfa vitale di Getsemani. Mostrarsi per come non si è veramente. Mostrarsi all’altezza degli altri, e possibilmente più ricchi, più belli, più fortunati degli altri; poco importa se per farlo bisogna scendere a compressi o vendere l'anima, l'importante è ergere la propria testa sopra quelle degli altri, far vedere che siamo perfetti, che stiamo cavalcando l'onda e che non ci siamo fatti travolgere. Non fermarsi. Rincorrere gli dei del tubo catodico, rincorrere la perfetta forma fisica, fare mambassa di status-symbol. Apparire…
Cagliari. Un caldo assassino. Un'umidità che cresce a dismisura e t'intasa la mente, che ti incasina i pensieri. Difficile vivere in una città così. Ancora più difficile vivere in un quartiere residenziale come il complesso Getsemani dove si vive recitando un copione, un copione che non corrisponde alla vita reale; un copione fatto di bugie, di apparenza, di sfarzo, di segreti inconfessabili, di un passato da riscattare. Se ti mostri per quello che sei, Getsemani non è il posto adatto per te; ma se invece reciti una parte, magari quella di un imprenditore facoltoso e ambizioso, per cui il primo comandamento è "fai di tutto perché gli altri ti invidino", allora il quartiere Getsemani, capitale delle falsità, ti accoglierà a braccia aperte.
Questo romanzo tagliente e ben scritto è un romanzo di storie. Storie che s'intrecciano tra loro con un'agilità felina, da contorsionisti ben affiatati. Ogni storia rivela uno specchio di realtà che a volte fa ridere per la sua ridicolaggine, e a volte fa piangere per la sua tragica verosimiglianza. Abate scrive così, dritto al cuore. Può farti piangere o ridere con la stessa semplicità, e spesso nella stessa pagina. La sua è una scrittura sanguigna, scevra di fronzoli. Abate non scrive. Abate taglia. Taglia le pagine col suo stile secco e incisivo. Abate viviseziona la realtà per farci capire dove stiamo andando. La sua mano è ben ferma, e i suoi occhi sono attenti.
Le storie di Getsemani, dei vari abitanti di questo quartiere alla moda, sono maledettamente verosimili. Molte persone riconosceranno in Antonio, costretto a correre ogni santa mattina per smaltire la pancetta e far contenta sua moglie, qualche vicino o amico, riconosceranno nella snob Leida qualche amica di liceo, riconosceranno nel manager di gestione del tempo qualche bastardo presso cui l'azienda ci ha mandato a fare qualche ridicolo stage, e riconosceranno in ognuno dei personaggi qualche viso conosciuto. Il lettore non riconoscerà soltanto i personaggi, ma anche la voglia di riscatto, le pulsioni, i bisogni e i desideri che spingono i personaggi. Quella voglia di riscatto, quelle pulsioni che a volte diventano incontrollabili fino a farci deragliare dai nostri binari, per portarci verso strade pericolose e da cui non si può tornare indietro…
Francesco Abate scrive la realtà. Mette a nudo i vizi, le debolezze e le contraddizioni di una società di consumisti, schiavi della televisione, impero dell'apparire. Il talento di Abate è quello di raccontarci la realtà senza annoiarci. Le sue parole scivolano via che è un piacere, soprattutto quando le storie si intersecano, i nodi si fanno troppo stretti, ed è pressante la voglia di sapere cosa succederà, perché comunque questo romanzo ha una natura fatta di tensione, un'anima noir, e il lettore vuole arrivare alla fine sbranando le pagine. E quando alla fine del libro vi arriverà, la rivelazione finale sarà una bella botta.
Questo è il terzo libro di Francesco Abate, scrittore e giornalista cagliaritano. Dopo Mr. Dabolina e Il Cattivo cronista, lo scrittore sardo ci regala un'opera ancora più innovativa dei libri precedenti. Lo stile sferzante e ironico di Abate si fa ancora più vivace e veloce, e ascoltare le sue parole è sempre un piacere.
Questo è un libro da leggere per capire cosa stiamo diventando, o cosa vogliono farci diventare, perché alla fine Getsemani non è soltanto un quartiere: Getsemani è la realtà, è uno stato di coscienza, è una sorta di Matrix.
Non perdetevi in Getsemani.







DATA: 11 dicembre 2006
TITOLO: "Getsemani" di Davide Tolu
FONTE: www.davidetolu.it

Come ogni estate, dal mare del litorale di Cagliari riemerge una misteriosa croce di marmo a ricordare un morto il cui nome non si legge più. Ma attenzione, la Sardegna di Abate non è quella che si immagina, la terra incantata e stereotipata nei suoi miti e leggende. La Cagliari di Gestemani è moderna e spietata, confondibile con una qualsiasi città del nord. Moderni e spietati sono pure i suoi abitanti, naufraghi alla deriva senza ideali a cui aggrapparsi.
La storia si apre con una rapina in una banca a Getsemani, un ricco quartiere residenziale sorto dove un tempo si stendeva un uliveto secolare. Un nome che non promette nulla di buono, dice uno dei personaggi. Qui una donna armata tiene sotto tiro tre ostaggi. Ma neppure questo è quel che si immagina. Abate è stato maestro nello smontare supposizioni e pregiudizi. Le vite di uomini e donne molto diversi tra loro ma ugualmente disperati si incrociano e si intrecciano, e questo strano sodalizio costituirà la salvezza per tutti loro. Abate descrive il goffo Antonio schiavizzato da una moglie sanguisuga, e il giovane e bello Efrem con la medesima simpatia e bonarietà, e fa tirare i fili della storia ad una donna intelligente e marionettista consapevole, l’avvocato Martina Moro. Parte come un poliziesco, si sviluppa come un giallo, infine diventa romanzo psicologico e generazionale. Dal Mister Dabolina, suo romanzo d’esordio, il talento narrativo di Abate non ha fatto altro che migliorare, lanciandosi coraggiosamente anche nell’utilizzo di un linguaggio originale, scolpito e lapidario.







DATA: 10 giugno 2006
TITOLO: "Getsemani" di Sara Dellabella
FONTE: Rivista

Ci sono luoghi che sembrano essere marchiati da un destino. Nomi che portano già scritti la loro fine. C'è qualcosa di innato in ciascuno, una condanna che dall'esistenza porta ad una fine annunciata da sempre. Questo è Getsemani. Un quartiere della nuova Cagliari, quella del trionfo edilizio che ha tentato di sanare l'arsura della provincia con centri commerciali ed un quartiere di villette a schiera chiamato La Palma. Ma Getsemani in aramaico è il frantoio ai piedi dell'uliveto dove il nostro signore Gesù fu tradito, bastonato ed incatenato. L'orto dei tradimenti è anche questo quartiere della provincia. Ai segni bisogna stare attenti, il destino non è solo una questione di fortuna.
Elena (Velena), Mara, Antonio, Efrem e Renzo sono i protagonisti di questa storia che ricostruisce attraverso continui flash back le vicende e gli incastri di queste anime che si troveranno tutti ad affrontare un destino di serie B, difficile e senza pietà. Sacerdote e confessore di queste anime è l'avvocato Moro, dove ognuno si ritrova a scrutare lo sguardo dell'altro con curiosità e sospetto. L'avvocato- regista delle pene di ciascuno ha capito che per risolvere le ferite di questi suoi "pazienti" è necessario provocargli un trauma uguale e contrario. L'ha capito bene che per quanto la vita di questi poveri cristi non avesse nulla di speciale, è comunque, tutto quello che loro vogliono recuperare. A qualunque costo, anche quello della vita.
Sono ricordi, scene, leggende, interpretazione dei segni che dettano il ritmo di questo romanzo, scarno nelle descrizioni ma che rende bene i toni spesso tragici della vicenda che sembra non lasciare molte speranze ai suoi protagonisti. In una narrazione ciclica che parte dalla fine sarà un film di ricostruzione della realtà che è sempre differente da ciò che può sembrare. Una "madonna" in ginocchio al centro di Getsemani, il centro commerciale, e la ricomposizione amara di un passato che in certi casi non restituisce anche un futuro. Un amaro lieto fine che non lascia il sorriso, ma solo una profonda inquietudine.






DATA: 10 giugno 2006
TITOLO: "Vite rampanti e delusioni lavorativo-sentimentali" di Sergio Pent
FONTE: La Stampa/Tutto libri

Una pennellata di noir è sufficiente per determinare l'entità corale del nuovo romanzo di Francesco Abate, Getsemani (Frassinelli, pp. 248, €15). Nessuna trama trascinante né colpi di scena dosati a misura di lettore, ma un ritmico, grottesco tentativo di raccontare la sfiducia generalizzata del nostro tempo, in quella dimensione di perenne falsità che caratterizza le nuove generazioni di arrivisti. Getsemani è il quartiere di lusso sorto sulla geografia rurale di una località del Mediterraneo - echi ben vivi di Mamma Sardegna - abitato da ricchi invisibili come nei romanzi di Ballard Cocaine Nights e Super-Cannes. Le conflittualità che nascono all'interno e all'esterno di Getsemani riguardano un gruppo eterogeneo di personaggi aggrovigliati in vite rampanti e persi in delusioni lavorativo-sentimentali. L'ingegner Cremaschi che tradisce la moglie con la sorella gemella di lei, l'edicolante Antonio, lo studente diabolico Efrem, la segretaria d'avvocati Elena Velena… Ritrovarli tutti alle prese con una rapina che finisce nel sangue è quasi inevitabile,così come è inevitabile che - per certuni – le cose tornino a posto, in un mondo assurdo quanto fasullo, dove la mancanza di ideali è il passaporto per ogni nefandezza. E' un mondo artificiale in cui ci si annulla, come nel lusso fittizio di tutti i «Getsemani» destinati a esibire la vacuità dell'uomo moderno.



DATA: 16 maggio 2006
TITOLO: "Ostaggi e tradimenti" di Santo Piazzese
FONTE: Cooperazione

«Getsemani»: un mondo di perdenti e una rapina in banca nel riuscito giallo di Francesco Abate.
C'è un destino nei nomi, sostiene qualcuno, ma talvolta sembra sia la prefigurazione di un destino a determinare la scelta del nome. Il Getsemani, che dà il titolo al romanzo di Francesco Abate, è il nome scelto per battezzare un quartiere residenziale ricavato spianando un antico uliveto con vista mare, nei dintorni di una città innominata che molti lettori non avranno difficoltà a identificare con la fascinosa Cagliari. L'incipit del romanzo richiama la tecnica di certi film americani, nei quali sagome nerovestite si muovono a scatti tra penombra e lampi di luce, come in un salto di fotogramma. Nelle prime pagine di Getsemani, una donna che sembra circonfusa da un'aura di spietatezza ammiccante tiene in ostaggio i clienti e gli impiegati della banca locale, assediata dalla polizia, nel corso di una rapina. Segue un fitto reticolo di flash back, accompagnati da una puntuale quanto allusiva scansione meteo, che mettono a fuoco ruoli, trame e collusioni, fino a ricostruire quello che Sciascia avrebbe definito il contesto (Cagliari come metafora?).
E al contesto di Getsemani non può essere estraneo il tradimento. Ma anche lí - come nei luoghi fisici e metafisici di molti noir di qualità - niente è come appare, e nel ribaltamento finale risulterà chiara la vera distribuzione dei ruoli: chi è Cristo, chi Giuda, chi Ponzio Pilato, fino ai soldati che si contendono ai dadi le vesti di Cristo. Abate è l'ennesima conferma che oggi la Sardegna è forse la regione italiana piú interessante dal punto di vista della produzione letteraria. Ma Getsemani è tuttaltro che un romanzo «sardo». Anzi, potrebbe essere spostato pari pari in un qualsivoglia contesto italico. E ciò lo rende ancora piú inquietante.





DATA: 5 maggio 2006
TITOLO: "Getsemani" di Fabio Zucchella
FONTE: Pulp

Getsemani è, in apparenza, uno dei tanti non luoghi, postmoderni che ormai da anni stanno infestando anche l'Italia: centro residenziale e commerciale, crocevia di vite che scorrono su binari prestabiliti dell'ordinarietà, nesso di inconsci colonizzati dalla macchina masmediologica. Niente a che fare però con l'anodina, avveniristica brutalità delle Super-Cannes ballardiane: a Gestemani "non bastono i miliardi ma servono tutti i miliardi e il potere su tutto e tutti". E' la roba, il motore che manda avanti le vite di questa simil-oasi di un'immaginaria città del Medireanneo - ma che in controluce potrebbe benissimo essere Cagliari.
Dopo la strana rapina a mano armata di inizio libro, lo sguardo di Abate si incentra sulle vicende dei vari protagonisti: Antonio, ex promessa del rugby appesantita da anni di lavoro nella sua edicola, vessato dalle pericolose manie di grandezza della moglie Leida; l’avvocato Martina Moro e la sua segretaria Velena; Mara, la laureata di belle speranze ridottasi con un marito in galera; Renzo come Antonio ex ragazzo di strada che ha avuto il merito di sposare la donna giusta. Vite parallele che in apparenza sembrano distanti fra di loro, ma che invece sono accomunate da un passato che ritorna inesorabilmente, ma soprattutto dai tradimenti, la miccia pronta a fare esplodere le contraddizioni, in una specie di gioco al massacro in cui a poco a poco si scoprono i veri interessi reconditi (fino alla sorpresa finale…)
Forte di un montaggio cinematografico (Short Cuts di Altman O forse Il giudizio universale di De Sica?) che dribbla con estrema eleganza il rischio di sparpagliare nel romanzo le solite minutaglie paratattiche di tanta cosiddetta narrativa noir (e non solo quella), Getsemani è un continuo dioco di rimandi speculari, di circolarità conchiuse. Francesco Abate già autore di altri tre libri (Mister Da bolina, Ultima di campionato e Il cattivo cronista), con Getsemani ci regala una salutare tragicommedia all’italiana, il ritratto di un microcosmo cialtrone e brutale, totalmente incapace di accorgersi della propria drammatica ridicolaggine.



DATA: 3 maggio 2006
TITOLO: "Varianti dell'infedeltà in una città impazzita" di Piero Sorrentino
FONTE: Stilos

Un’ombra sottile e flessuosa si allunga sul bordo di una piscina che si indovina ampia e profonda alla pari della casa che deve crescerle intorno: un’immagine di solidità borghese, di sereno tran tran da ricchi increspata da quell’ombra femminile che incombe, silenziosa e terribile, sul basso della copertina di Getsemani (Frassinelli/ Il Maestrale, pagg. 248, 15 euro), quarto romanzo di Francesco Abate, che stilos ha intervistato.
Entriamo nel libro dalla porta principale (dalla “soglia”, direbbe Genette), cioè dal titolo. Getsemani è un riferimento molto forte, connotato, dalla identità robusta. Su cosa si è basata la scelta?
Ovviamente il riferimento è biblico. Getsemani, l’orto degli ulivi dove Gesù fu venduto per tre denari. Quindi il luogo del tradimento per definizione. Ora, dato che questo è un romanzo basato sull’inganno, la truffa, il voltafaccia mi sembrava una buona scelta far svolgere le vicende in un quartiere che avesse un nome che lo marchiasse per vocazione chiaramente fin dall’inizio. Il titolo non deve però trarre in inganno: questa non è una storia biblica né a sfondo religioso, forse morale.
Ti va di provare, impresa improba vista la complessità, a riassumere l’articolato plot del romanzo?
E’ la storia di una città impazzita e catapultata verso un vortice di disgrazie che prendono corpo, ma solo apparentemente, con una serie di debacle coniugali. Un anno della vita di due quartieri: Getsemani e La Palma, confinanti ed enormemente differenti. Uno ricco e residenziale, l’altro popolare. E’ fra questi due mondi (che danno su una spiaggia chiamata il Golfo degli Angeli all’ombra di una rocca dal sinistro nome, La Sella del diavolo) che si svolge l’ascesa e la caduta dei personaggi. Gli inetti e i prepotenti, i remissivi e i combattivi. Ci sono i perdenti come Antonio, dall’alba a vendere giornali, e i lupi affamati come Renzo, imprenditore rampante. Le nuove sante: Elena, suicide girl, e le finte Madonne. Nessuno comunque è ciò che appare. Se all’inizio può sembrare che l’unico legame ad unire i protagonisti sia la collocazione geografica andando avanti si scoprirà che a accomunarli è ben altro: un doppio filo cucito con la menzogna e l’inganno.
E' come se i personaggi fossero funzioni dei quartieri nei quali vivono, e non viceversa. Sembra quasi che tu sia stato posseduto da una sorta di determinismo topografico: è un'impressione corretta? Volevi lavorare su questo?
Non avevo mai riflettuto su un determinismo topografico ma è una definizione che calza bene. Nella mia mente aveva fissato una dimensione organica. Come se i quartieri fossero un corpo e i personaggi i diversi organi. Quindi comunque funzioni. E ci sono dei chiari riferimenti a questo rapporto. Antonio, che ha problemi di incontinenza, è lo stomaco, Renzo, che non disdegna l’uso di amplificatori sensoriali, i nervi, Elena il sangue, l’avvocato Martina Moro il cervello, Efrem, prestante e istintivo, i muscoli.
Il tema del tradimento è un vero e proprio filo rosso che trama tutto il libro. Mi ha colpito molto il modo in cui hai esemplificato, per mezzo delle vicende dei vari personaggi, tutte le possibili forme del tradimento. Come hai lavorato in fase di stesura?
Volevo dare corpo a tutte le forme di tradimento. Non solo quello sentimentale o quello della debolezza, o della sfrontatezza, della carne. Mi piaceva declinare l’infedeltà in tutte le varianti. Tutto nel tritacarne: l’amicizia, l’etica professionale, la solidarietà, i legami familiari, persino i rapporti di vicinato. Tutto sacrificato in nome del proprio soddisfacimento personale, del raggiungimento dei propri scopi. Senza scrupoli né ripensamenti. Ad ogni personaggio ho legato un tradimento fatto e subito. E’ stato quasi un esercizio matematico. Persino Getsemani è un luogo di inganno ma a sua volta un posto tradito: dove una volta sorgeva un uliveto secolare ora ha preso posto una lottizzazione selvaggia.
Quali sono i padri (letterari e cinematografici) di Getsemani? Io butto lì, tra i tanti, Robert Altman. Continua tu.
Certamente “Short Cuts” di Altman e “Magnolia” di Paul Thomas Anderson sono i riferimenti cinematografici più evidenti. Ma c’è un altro padre ispiratore di questo libro: il film “Giudizio universale” di Vittorio De Sica scritto da Cesare Zavattini. Nella Napoli di inizio anni ’60 una voce annuncia la fine del mondo e la cinepresa racconta tanti quadri di altrettanti individui che si preparano a comparire davanti al Creatore per rendere conto della propria esistenza. Ognuno porta con se debolezze, timori, certezze, segreti, paure o spavalderie. Quasi nessuno si preoccupa di ciò che sarà dell’umanità, ognuno pensa: cosa sarà ora di me? In Getsemani accade quasi lo stesso: davanti a un avvenimento inaspettato e ingovernabile, che rischia di irrompere nella vita dei protagonisti e di comprometterla per sempre, emerge il meglio e il peggio degli uomini e delle donne che abitano questa vicenda. Letterariamente c’è Carver, che non a caso ispirò Altman, ma stravolto in una chiave mediterranea con il gusto per una certa commedia, ovviamente nera e cinica. Dove la storia dei singoli non è manierismo minimalista ma la cartina tornasole di una situazione globale. Se nulla funziona ai massimi livelli è perché già nelle relazioni personali, nella gestione del quotidiano tutto è improntato sulla sopraffazione, la furberia, il tradimento. Tutto è ammesso, che vinca il peggiore.
Come influisce, se influisce, il lavoro di giornalista sulla tua scrittura di fiction?
Non influisce nello stile. Semmai negli stimoli. Fare il cronista significa stare per la strada a contatto con le mille facce della società: i forti e i deboli, i perdenti e quelli così così, i giovani e i vecchi, i potenti e gli invisibili. Il mestiere mi offre una sollecitazione continua. Mi fa prudere le mani, mi fa debordare le storie al di là del mio impegno quotidiano per il giornale. Mi riempie la testa di esortazione a raccontare.
Stai lavorando a un altro romanzo? Ti va di accennarne trama e temi?
E’ appena uscito per la collana “Due thriller per due autori” dell’Aliberti un mio racconto nel libro “Catfish” scritto con Massimo Carlotto. E credo, anzi spero, che questa nostra collaborazione non si esaurirà qui. Sto lavorando a due nuovi plot per il mio prossimo romanzo ma non so ancora quale dei due svilupperò per primo. Sono due storie completamente diverse: una sui giovani degli anni Ottanta che travolti dall’edonismo di quell’epoca si persero e non riuscirono a vedere il nuovo millennio. L’altra è una vicenda nera ambientata agli inizi degli anni Sessanta quando tutto sembrava possibile e il boom economico faceva sperare in un futuro scintillante per tutti. Ma così non fu.





DATA: 5 maggio 2006
TITOLO: "Getsemani" di Marcella Catignani
FONTE: PrimaLibri

Il romanzo di Francesco Abate Getsemani inizia descrivendoci una rapina e si conclude raccontandocene la conclusione. Solo alla fine il lettore capisce chi sia stato in realtà l’artefice, il “deus ex machina” che sapientemente ha saputo tirare i fili delle azioni dei personaggi, ma più che di un colpo di scena si tratta di un rovesciamento, di un mutamento di prospettiva. In mezzo ci sono i personaggi e le loro storie, presentati e poi raccontati attraverso il procedimento di retrospezione, in una dimensione contemporaneamnte sincronica e diacronica, che apparentemente non hanno niente in comune ma che in realtà sono legati in maniera diretta. Solo nel momento dello scioglimento narrativo si ricostituisce l’unità, e si tratta di un’unità negativa.
Nel romanzo non c’è un unico centro, i punti di vista sono molteplici così come sono diverse le voci narranti (sempre esterne alla storia, tranne che in un caso, e a focalizzazione interna),tante quanti sono i protagonisti. Ma alla frammentazione del punto di vista corrispondono, come elementi unificanti e come nuclei forti, i luoghi fisici, cioè i due quartieri, La Palma e Getsemani, in cui si svolgono le vicende, che non rappresentano solo una cornice ma hanno un’importante funzione narrativa e simbolica. E' una costante dell’agire umano, il tradimento, inteso non solo come infedeltà coniugale ma come emblema di una dimensione del vivere caratterizzata dalla solitudine, dalla mancanza di ideali e prospettive e da rapporti interpersonali mai profondi e sinceri.
I due quartieri sono diversi solo in apparenza; La Palma vorrebbe assomigliare a Getsemani perchè quest’ultimo rappresenta lo status symbol di coloro che sono “arrivati”, che ce l’hanno fatta e che si sono emancipati, ma solo da un punto di vista economico e sociale e non morale. L’arrivismo, la mancanza di valori, l’infelicità e lo sradicamento sono presenti allo stesso modo nei due quartieri, che voltano le spalle ai quartieri storici di Cagliari e guardano verso il mare, verso il Golfo degli angeli che forse, come dice una leggenda, non è solo degli angeli ma anche dei diavoli.
In tutto il libro c’è una forte attenzione nei confronti degli eventi atmosferici:ogni capitolo si apre con la data e le condizioni climatiche. Le cose peggiori capitano d’estate, il caldo condiziona negativamente i protagonisti e la negatività emerge “quando le saline e lo stagno stanno evaporando, e con loro tutte le carogne che ci sono finite dentro durante l’inverno”.
Il taglio cinematografico della narrazione procede dai singoli fotogrammi alla foto finale di gruppo, in cui diventa chiaro al lettore che tutti i personaggi, come Renzo, l’ingegnere arrivista, Andò, il marito ingenuo e beffato, o Velena, la segretaria visionaria sempre attenta all’interpretazione dei segni e dei numeri, sono perdenti. E anche quelli che potremmo definire positivi, quelli che alla fine si riscattano decidendo di agire per amore, come Efrem, o di prendere in mano il proprio destino, come Mara, la donna che ha sempre subito la sua sorte con rassegnazione, sono ugualmente sconfitti.
Allo sguardo impietoso e disincantato con cui l’autore si rivolge alla materia narrata corrisponde uno stile stringato, tagliente e diretto, in cui si evita di utilizzare troppo semplicisticamente dialettismi o gergalismi, e in cui si alternano scene dialogate e pause descrittive caratterizzate dalla brevità.
Getsemani, che si legge tutto d’un fiato, rappresenta una novità nel panorama della nostra narrativa. E’ nuovo nella struttura, nello stile e nel modo di raccontarci le miserie umane dei nostri tempi, consentendo a noi lettori di avvicinarci con completa libertà di giudizio a un’isola non più stereotipata, mitica o mitizzata, ma finalmente vera e reale.


DATA: aprile 2006
TITOLO: "Getsemani"
FONTE: Reset Magazine

Un classico quartiere residenziale italiano: villette, prati curati e piscine, macchine eleganti nei garage, un centro commerciale e una minuscola banca. Getsemani è un agglomerato sardo che congloba i tanti vizi e le poche virtù di un’umanità superficiale e materialista sotto una parvenza di rispettabilità e normalità. Il romanzo inizia con un tentativo di rapina nella banca del quartiere con conseguente presa d’ostaggi per contrastare la polizia pronta ad intervenire; un banale fatto di cronaca nera che qui assurge a parabola per descrivere questa micro-società basata sull’apparenza e il possesso. Getsemani come tutti quartieri borghesi d’Europa, dove egoismo e chiusura sono le coordinate principali, entro le quali è arduo sconfinare. Francesco Abate, con la sua scrittura scabra e dinamica riesce a scoperchiare la realtà di queste dinamiche con rigore, raccontando storie minime nelle quali non sarà difficile riconoscersi. Abate è giornalista professionista e pure affermato dj nei club della Sardegna col nome di Frisco. Come scrittore ha pubblicato nel 1998 Mister Dabolina, edito da Castelvecchi. Nel 2003 è la volta de Il cattivo cronista edito dalla casa editrice Maestrale, e nel 1999 vince il premio Solinas con il soggetto Ultima di campionato, che verrà pubblicato sotto forma di romanzo nel 2004, sempre da Maestrale. Un autore attuale e graffiante, da scoprire assolutamente.


DATA: 21 aprile 2006
TITOLO: "Abate e un romanzo spietato come la cronaca" di Francesco Mannoni
FONTE: La Provincia di Como (Lecco e Sondrio)

Francesco Abate, cagliaritano, classe 1964, è narratore di eccezionali qualità. Era facile rendersene conto sin dai primi romanzi: “ Il cattivo cronista “ e “ Ultima di campionato “, editi da Il Maestrale, piccola ma attiva casa editrice di Nuoro.A darne piena conferma è oggi questo “GETSEMANI “ (pagine 248, € 15,00) edito da Frassinelli, insieme con Il Maestrale.
Getsemani, avverte il risvolto di copertina, è un quartiere residenziale creato da una lottizzazione selvaggia in una città del Mediterraneo, dove un tempo sorgeva un uliveto secolare. E’ anche, anzi, e soprattutto: “ l’orto dei tradimenti, il quartiere degli intrighi “come lucidamente lo definisce uno dei personaggi, che conclude: “cosa vuoi che esca da un posto che ha un nome così?”
E’ una delle rarissime occasioni in cui Francesco Abate cede alla tentazione di intervenire, e ancora indirettamente, a dare un giudizio dei suoi personaggi e del piccolo cosmo di cui si è fatto spietato narratore.
Tutto il resto del tempo, a incominciare dal folgorante incipit, rifiuta qualsiasi compromesso con le tecniche del romanzo tradizionale: “le lamiere lucide brillano sotto il sole cocente, riflettono strani giochi di luce che neppure gli occhiali, scuri e grossi, riescono a sopportare”.
E’ in atto la rapina “a uno sputo di banca”, resa con l’efficacia dei fotogrammi che in certi films sono fatti precedere ai titoli di testa per anticipare allo spettatore un crescendo destinato a non cedere più sino all’apparizione sullo schermo del fatidico “fine”.
In quella prima scena, i vari personaggi di questo Getsemani presi, lasciati, ripresi, non strapperanno mai all’autore un giudizio, una condanna esplicita, neppure quando i loro piani, la molla delle loro azioni, la viltà dei loro compromessi risultano francamente deplorevoli.
Attuale sino a imitare l’impassibilità della cronaca, il racconto, partito dalla rapina di cui si è detto e dal fallimento di tale rapina, indaga intrighi disparati, li collega con momenti di intensa suspense, ne rende con straordinaria efficacia la particolare temperie.
Il linguaggio, coerente all’impegno narrativo, si adegua (con felice misura) alla brutalità del parlato di oggi, vibra della sottintesa ironia di cui si è dato almeno un esempio, asseconda modi gergali, echeggia intonazioni regionali, ma senza mai cedere a tentazioni folcloristiche.
Piuttosto, a momenti, come se si aprisse una finestra, la pagina è invasa dall’evocazione che si è fortemente tentati di identificare: “Sono bastati un paio di giorni perché la terra si asciugasse, prendesse persino fuoco che ora si sente l’odore della cenere che arriva dai campi bruciati, dagli ultimi boschi che crepitano tra le fiamme”.
Così si è presentato, desolante, il paesaggio devastato del Getsemani, ma è inevitabile pensare che potrebbe essere quello di tanti altri luoghi devastati da infiniti altri Getsemani, dei quali siamo ridotti a portare il lutto da anni.


DATA: 20 aprile2006
TITOLO: Getsemani
FONTE: Estemporanee.com

In un uliveto si compì il tradimento di Giuda ai danni di Gesù il nazzareno. Questo luogo prende il nome di Getsemani. A 2006 anni di distanza da allora, c'è un altro Getsemani, un terreno che un tempo, prima dell'intensivo sviluppo edilizio, era un uliveto, ed oggi è un comune quartiere residenziale di una cittadina che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Il nuovo Getsemani è un posto da benestanti, da persone che sono arrivate a raggiungere uno standard di vita che li ha portati via per sempre dalla miseria del loro quartieri storici,poveri e malandati. Cosa eredita questo squarcio di forsennata mondanità contemporanea dal vecchio Getsemani bibblico? Il tradimento. Come Giuda tradì Cristo, gli abitanti del quartiere residenziale Getsemani tradiscono i loro affetti, mariti e mogli, amici e amanti.
In un rimescolamento di indizi e consulenze sul diritto di famiglia, la voce narrante prende per mano il lettore che a salti ben calcolati affronta le vite di gente di tutti i giorni, disperata,che si scorna con la vita e si strappa la pelle con le sue stesse mani. L'autore crea un piccolo affresco, una ricostruzione bonsai, di come vanno le cose in questa città del sud, forse città isolana... La descrizione porta all'inevitabbile affarismo che generà la commistione di classi benestanti e altolocate con la criminalità locale. La giustizia si muove spinta da interessi privatistici o addirittura personali e la matassa si sbroglia quando anche un solo cristo rimane a terra. E non si rialzerà mai più.
La costruzione della struttura e dell'intreccio fanno di questo romanzo, già al secondo posto nella classifica del mese di marzo di Farenheit, una spirale che sempre più veloce arrotola su se stessa la vita dei suoi protagonisti. C'è chi vince, chi perde, chi rimane spettatore attonito di una società che ormai non si riesce più a controllare. La prosa utilizzata da Abate affonda le radici nella cultura della sua terra, la Sardegna, ed è degno di un indimenticabile Sergio Atzeni.


DATA: 28 marzo 2006
TITOLO: "Tradimenti nel quartiere Vip in riva la mare" di Giovanni Pacchiano
FONTE: Domenica - Il Sole 24 Ore

Oggi il thriller è il genere di romanzo che, pur nell’inflazione dei titoli, sa meglio narrarci ciò che è la società italiana. Al gruppetto elettivo dei migliori, che, negli ultimi tempi, hanno attirato la nostra passione di divoratori di gialli (Carofiglio, Degli Antoni, Fogli, Marco Vespa, Piazzese; e, un po’ indietro nel tempo Gaetano Cappelli di Floppy Disk, il thriller più bello degli ultimi vent’anni), si aggiunge ora il cagliaritano Francesco Abate, classe 1964, con Getsemani. Storia di un quartiere di lusso, appunto Getsemani (come il giardino del Monte degli Ulivi, dove Giuda tradì), e dei suoi abitanti. In riva al mare, in una città del Mediterraneo che potrebbe essere Cagliari. Quartiere chic, oltre le apparenze pettinate, si celano nidi di vipere.
C’è Antonio, 40 anni, edicolante, un ex palestrato sovrappeso, che, fatto qualche soldo riciclando denaro sporco insieme al coetaneo Renzo (più intelligente, più carrierista, più furbo, più tutto) fatica a tenere a freno le smanie di bella vita della moglie Leida, Lei, sexy e disinvolta, si fa scoprire dal marito al letto con due uomini insieme. Disastro e separazione: lui rimane senza casa e senza un quattrino.
Renzo, che si è sistemato con un matrimonio di interessi. Ora gestisce insieme al cognato, Mario, un’impresa di costruzioni, quella che ha creato dal niente Getsemani. Hanno sposato due gemelle. Tanto identiche perché Renzo abbocchi nella trappola che la cognata Celina gli ha preparato…
Mara, splendida, laureata, anni scialati con un marito che, un giorno, i carabinieri porteranno via. L’accusa è grave: associazione a delinquere. Mentre la vita della donna se ne va a rotoli: un monolocale condiviso con un’altra; un lavoro di commessa in una tabaccheria. C’è la ragazza Elena, detta Velena: segretaria di giorno, ragazza dark di notte, alla discoteca Magnolia…
Esce, dai problemi e dal disordine di questo mondo, l’idea di una rapina in banca. Semplice e geniale. Non raccontiamo altro, se non che Abate, ci pone di fronte a figure di losers, di perdenti. Tranne una mente eccellente che lavora nell’ombra in un mondo in cui, come si suol dire, il più pulito ha la rogna.
Getsemani ci conquista. Non solo per la bravura con cui l’autore conduce una storia complessa, polifonica, fatta di tanti piccoli quadri con alternanze di figure e voci e situazioni (ricorda un poco il magnifico film altmaniano Short Cuts – 1993- per il secco gioco d’incastri delle vicende narrate), ma anche per la calibrata alternanza di più stili. Il tratto epico-lirico (dominante profonda del libro e suo punto di forza), che, nonché nella pagina iniziale che apre la storia, ritorna periodicamente. A voler dichiarare la distanza del narratore dal cumulo di miserie morali e sporcizie e opacità dell’animo che via via si sta profilando; e, assieme, il soffocamento, e la claustrofobia dello spirito di chi nel romanzo, migliore degli altri, per debolezza cede. Travagli simbolicamente alimentati dal caldo di un vento che leva il respiro o (nell’arco di un anno si svolge la trama) da scrosci di pioggia, mari mossi, e un umido che penetra ovunque. Il tratto, poi, di una scrittura realistica svelta, attenta a mettere a fuoco apparenti minuzie, particolari fisici, vestiti. C’è, infine, una terza scrittura, quella dell’io-narrante che appare, scompare, riappare. Voce che pare rivolgersi direttamente al lettore per incantarlo con un suo punto di vista. Sincero? Ce lo dirà il finale a sorpresa.

DATA: 14 marzo 2006
TITOLO: "Le anime disperate di Getsemani, dove tradire è d’obbligo" di Paolo Merlini
FONTE: La Nuova Sardegna

La città, anche se il suo nome non viene mai pronunciato e potrebbe essere una qualsiasi del Mediterraneo, è sempre Cagliari. E’ una città di mare costantemente percorsa dal vento, dove il caldo e l’umidità avvolgono la vita degli abitanti di un quartiere residenziale dal nome infausto: Getsemani. Per il titolo del suo quarto romanzo, Francesco Abate ha scelto il luogo in cui Gesù fu arrestato dopo il tradimento di Giuda. Ed è proprio il tradimento il leit motiv del libro: non solo quello coniugale, che fa da sfondo alle vicende di quasi tutti i protagonisti, ma anche quello dell’amicizia e degli ideali, e dunque un po’ il tradimento di se stessi.
Lo stesso Getsemani, inteso come il quartiere in cui è ambientata la vicenda, è un luogo tradito: dove c’era un uliveto secolare oggi c’è un piccolo ghetto dorato fatto di ville costruite secondo i dettami della moda feng shui, con piscine che dichiarano di ispirarsi al principio yin/yang e improbabili giardini zen. Fuori di quelle case sono parcheggiati suv dalle ruote enormi, immancabilmente neri. Perché l’apparenza domina, a Getsemani, paradiso a pagamento che è sorto nel giro di pochi mesi con capitali sospetti, e che è solo la prima pietra di ciò che aspira a diventare uno stile di vita: è già pronta la costruzione di un Getsenami 2, e così di seguito. E anche qui sorgeranno negozi, una piccola banca, lo studio di un avvocato pronto alla bisogna (che a Getsemani, e non potrebbe essere altrimenti, è specializzato in divorzi). E’ un po’ un American Beauty all’italiana, il mondo descritto da Abate. Dove abiti firmati, soldi a palate e droghe alla moda sono l’anestetico di un’umanità incapace di affrontare il mondo altrimenti. Un’umanità che tradisce ed è tradita, e che anzi fa di questo la propria bandiera. Ma a Getsemani non tutti vivono allo stesso modo, ovviamente, perché i proprietari di quelle case hanno bisogno di giardinieri, i negozi di commesse, le banche di impiegati, gli avvocati matrimonialisti di segretarie. E la vita di questi personaggi di secondo piano, spettatori di quel B-movie che gli scorre davanti, si intreccia fatalmente con quella dei primattori. Non solo perché anche loro faranno del tradimento la propria religione, ma perché in qualche caso vengono dallo stesso ambiente: sono cresciuti insieme nel vicino quartiere popolare La Palma (che a Cagliari esiste realmente), hanno frequentato la stessa scuola e la stessa parrocchia, hanno giocato sugli stessi campetti. Poi, c’è chi ha fatto fortuna, con lo spaccio di droga o sposando la figlia di un ricco impresario edile, e ha la casa feng shui con il suv nero all’entrata. E c’è chi ha avuto sorte peggiore, e ora passa il tempo a lucidare quell’auto nera dalle ruote enormi del suo ex amico d’infanzia. A unirli, come abbiamo già visto, è il tradimento. Che a Getsemani è quasi un dovere sociale, un mezzo per secondi fini più che di godimento personale. Ma i protagonisti del romanzo li ritroviamo insieme anche in una rapina alla banca del quartiere, l’episodio che apre il romanzo che prosegue con tanti piccoli flashback: una donna ha in ostaggio tre uomini, il colpo è fallito perchè la polizia non si sa come è già arrivata sul posto. Si tratta la resa. Poi qualcuno morirà, mentre per i più fortunati sarà un delitto senza castigo. Perché a Getsemani - dove si ostentano i tradimenti e, nel timore che vengano contaminati, si nascondono gli amori puri - non potrebbe accadere altrimenti. Tutto succede con uno straordinario colpo di teatro, ma i lettori di Francesco Abate - da Mister Dabolina (Castelvecchi) a Il cattivo cronista e Ultima campionato (Il Maestrale) - questo lo immaginano sin dall’inizio del libro. Il più crudo, e anche per questo il più bello, di uno scrittore che guarda il mondo con humor nero.

DATA: 14 marzo 2006
TITOLO: "Amori e disamori tra gli Angeli e il Diavolo" di Alessandra Menesini
FONTE: L'Unione Sarda

È cresciuto tra gli Angeli e il Diavolo del golfo di Cagliari, il quartiere Getsemani. Con le piscine, il centro commerciale, i prati vera erba e i box privati e confinante, molto confinante, col più popolare rione La Palma. Sulle relazioni pericolose di due quartieri in osmosi, lo scrittore cagliaritano Francesco Abate costruisce il suo quarto romanzo, Getsemani, edito da Il Maestrale- Frassinelli (pagine 247, euro 15) e intitolato, a tradimento perché spiazzante, come l’evangelico Orto dei tradimenti.
È una storia intrecciata e complessa, molto ben condotta tra gli scarti temporali e i primi piani ravvicinati di un congegno narrativo che dosa tensione e leggerezza e tiene il lettore incollato alla pagina. Non si dilunga, lo scrittore, sui suoi protagonisti. Fa in modo che essi si svelino a poco a poco nel crescendo di una trama che sembra svirgolare da ogni parte e inizia con una rapina in banca e prosegue, sghemba, in tante direzioni diverse quanti sono i personaggi che vi si agitano dentro. Fino a quando Francesco Abate tira le fila del suo ordito e si avvia a un epilogo che potrebbe essere l’inizio di altri sviluppi, di ulteriori snodi e convergenze.
Cristallina la scrittura, stile secco e contemporaneo in un periodare veloce, incalzante come lo sgranarsi dei capitoli forniti di titolo e notazioni crono meteorologiche con l’indicazione di vento, umidità e temperature del giorno. Peraltro, piove quasi sempre su questa città mediterranea. Piove sul mare e sugli stagni e sulla spiaggia sotto la montagna scura. Piove sulle anime prave e sulle anime belle (decisamente poche), sugli intrighi e sulle alleanze, sugli amori e sui disamori di uomini e donne disegnati col bulino, ovvero a punta fine.
Gente normale, come Antonio l’edicolante figlio di edicolante, un remissivo con scarse pretese e scarse vedute. Renzo l’ingegnere, figlio della maestra, testa pensante e muscoli d’acciaio. Suo cognato Mario e il loro esimio suocero Mario il Vecchio, preside della facoltà di Ingegneria, patriarca di polso con un avo normanno e uno saraceno. Mara la vedova bianca che al parlatorio in carcere, a trovare suo marito, ci va di giovedì col polpettone e il cambio stirato. Pellecchia Armando, impiegato in sovrappeso e il giovane Efrem ed Elena Velena, ragazza dark che di notte balla al Magnolia e di giorno fa la segretaria dell’Avvocato Moro, divorzista che sulla targa del suo studio ha scritto “Riparazioni matrimoniali”.
Ognuno ha un passato a Getsemani, e un incerto avvenire e un burrascoso presente. Tutti o quasi, sono stati compagni di scuola o di merende nell’infanzia passata per strada nel rione La Palma. Quelli che la fortuna l’hanno aiutata e quelli che si contenterebbero di poco ma proprio non riescono ad acciuffarlo. Quelli che sono soci del “Gruppo d’ascolto mariti separandi” e si ritrovano la sera nell’ex sezione Vladimir Lenin a lamentarsi delle mogli e delle amanti.
Ci sono i ridicoli e i prepotenti, gli imbelli e i combattivi. Le acque chete e le finte sante. Le slavate e le vistose. Ci sono anche i perdenti come Antonio, dalle sei del mattino a vendere giornali, e i vittoriosi come Renzo, professionista rampante, rapace avvoltoio di soldi, donne e potere. E quelli che stanno in mezzo, ghiaino da cortile calpestabile a piacere, capaci però di esiziali rivolte. Nessuno comunque è veramente come sembra, nessun ruolo è definito per chi è nato a La Palma e non vuole restarci per sempre. Il sol dell’avvenire risplende a Getsemani, tra le case trilivelli, i mobili da giardino, le siepi ben curate e i ragguardevoli inviti a cena. Il fatto è che molto di quel denaro elegante conserva parecchi nessi col limitrofo rione da
poveracci chiamato La Palma.
Francesco Abate racconta con grande abilità una vicenda dal cuore nero servendosi in esatta misura di dialoghi e silenzi, di omissioni e di acclaramenti. L’umorismo entra nella tragedia, e viceversa, a innervare un’umana commedia ugualmente moderna e feroce. È uno dei molti pregi del suo libro, mescolare umori e atmosfere, sparigliare caratteri e destini con una sorta di pietoso cinismo. Ai fatti e misfatti dei suoi eroi di carta, Abate sottende la salda rete di una struttura letteraria affine al montaggio cinematografico. Parole sospese, frasi brevi, incisi, stacchi frequenti, virgole in modica quantità.
Immagini che si compongono assieme, in modo felice, in virtù di un uso senza tentennamenti della lingua italiana, con qualche motivata apertura allo slang cagliaritano. Che fa colore e appartenenza.
Giornalista de L’Unione Sarda, nonché noto Dj, Francesco Abate ha esordito nei panni di scrittore nel 1998 con il romanzo Mister Dabolina (edito da Castelvecchi), affondo tra le aure notturne e metropolitane di acidi giovani qualunque. Ha poi pubblicato per Il Maestrale Il cattivo cronista, ritratto dolceamaro di Rudy, redattore di nera sbruffone e ciarliero. In Ultima di campionato, edito, sempre da Il Maestrale, nel 2004, si narra di un asso del pallone con l’inguaribile cuore di poeta,
lettore segreto e centravanti per forza. Un soggetto che è valso ad Abate il Premio Solinas 1999 per la migliore sceneggiatura. Storie, le precedenti, tutte abbastanza unitarie, frantumate ora in questo romanzo nelle ascese e nelle discese di Getsemani, il bel campo d’ulivi in cui Gesù Cristo fu tradito.

DATA: 10 marzo 2006
TITOLO: Intervista a Fahreneith di Marino Sinibaldi
FONTE: Radio RaiTre

Getsemani è stato il libro del giorno di Fahreneith su Rai Radio 3. Ascolta, sul sito Rai, se l'hai persa, l'intervista che Marino Sinibaldi ha fatto ad Abate: www.rai.radio.it


DATA: 9 marzo 2006
TITOLO: "Nel quartiere senza cuore" di Francesca Mulas
FONTE: Il Sardegna

A Getsemani non può uscire nulla di buono. Lo sai meglio di me, Efrem, non può funzionare in un posto con un nome così. Cosa vuoi che esca di buono da un posto che ha un nome così?". Perché l'orto in cui Gesù fu bastonato e incatenato, tradito dai suoi discepoli, ha dato il nome all'ultimo quartiere prima del mare, nella città del Golfo degli Angeli, villette con prato e piscina, banca-farmacia-centro commerciale. Getsemani è l'ultimo romanzo di Francesco Abate, uscito da pochi giorni nelle librerie per Il Maestrale-Frassinelli, che verrà presentato sabato dalle 19 allo spazio Odissea di viale Trieste.
Cagliaritano, 42 anni, da tempo Abate affianca il lavoro di giornalista a quello di scrittore: ha esordito nel '98 per Castelvecchi con Mister Dabolina, ha pubblicato con Il Maestrale Il Cattivo Cronista e Ultima di Campionato (vincitore del premio Solinas nel '99). Ha scritto insieme a Carlotto i soggetti per una produzione RAI, 10 episodi ambientati a Cagliari tra il giallo e il noir, e per i primi di aprile uscirà L'isola dei misteri per le edizioni Aliberti, anticipazione della serie tv che andrà in onda la prossima stagione. Nessun eroe nelle sue storie, i protagonisti vengono dalla vita vera. Persone con debolezze e passioni, vizi e virtù direttamente dal reale, dalla cronaca quotidiana che si legge sui giornali, dal mondo dei locali notturni (che Abate conosce bene, per anni è stato dj della Cagliari by night con il nome di Frisko). E Getsemani non fa eccezione: miseria e sfortuna, amicizia e amore accanto a inganni e tradimenti. Le umane debolezze concentrate nel microcosmo di un quartiere che è un po' periferia, un po' città con negozi, centro commerciale e lo studio legale dell'avvocato Martina Moro, unica trama che tesse insieme i fili di vite diverse. Si intrecciano le vicende di Mara e Velena, Efrem e Antonio, Armando e Renzo, il cane Pea. Storie di tutti i giorni, il tradimento, i debiti, le ambizioni, vite un po' ammaccate qua e là che cercano di aggiustarsi e quasi quasi ci riuscirebbero se non fosse che a Getsemani nulla cambia veramente. Neanche con una rapina in banca, gesto estremo per risollevare le sorti di storie segnate da vento, pioggia e una dose eccessiva di sfortuna. Ma non ha dubbi Elena-Velena, croci e crocefissi e unghie laccate di nero, il destino di ognuno di noi si legge nei segni, soprattutto in questo golfo che ha ospitato un'antica battaglia tra angeli e demoni.
Al di la del canneto, la sabbia che le onde hanno a poco a poco portato via; e sul bagnasciuga, ogni estate spunta dalle acque una croce, "croce inquietante e sfrontata che decide di riemergere quando la spiaggia da il meglio di sé; viene alla luce, come le cose peggiori di questo mondo, con la canicola".


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