| DATA:
18 luglio2007
TITOLO: "Getsemani" di PierGiorgio Pulisci
FONTE: www.thrillermagazine.it |
In
una città del Mediterraneo, nel luogo dove un tempo sorgeva
un uliveto secolare, una lottizzazione selvaggia ha creato un
quartiere residenziale, chiamato Getsemani: villette, prati
all'inglese, qualche piscina, un centro commerciale e, ovviamente,
una minuscola banca. Ed è proprio qui che inizia il romanzo:
con un tentativo di rapina e una donna armata che tiene sotto
tiro tre ostaggi, fuori, c'è la polizia pronta a intervenire.
Ma se esiste un posto in cui l'apparenza non risponde mai alla
realtà quello è Getsemani: la scena della rapina
rappresenta infatti, emblematicamente, la "vocazione"
del quartiere, dove tradire ed essere traditi è ormai
la norma.
Apparire, apparire, apparire. Questa è la linfa vitale
di Getsemani. Mostrarsi per come non si è veramente.
Mostrarsi all’altezza degli altri, e possibilmente più
ricchi, più belli, più fortunati degli altri;
poco importa se per farlo bisogna scendere a compressi o vendere
l'anima, l'importante è ergere la propria testa sopra
quelle degli altri, far vedere che siamo perfetti, che stiamo
cavalcando l'onda e che non ci siamo fatti travolgere. Non fermarsi.
Rincorrere gli dei del tubo catodico, rincorrere la perfetta
forma fisica, fare mambassa di status-symbol. Apparire…
Cagliari. Un caldo assassino. Un'umidità che cresce a
dismisura e t'intasa la mente, che ti incasina i pensieri. Difficile
vivere in una città così. Ancora più difficile
vivere in un quartiere residenziale come il complesso Getsemani
dove si vive recitando un copione, un copione che non corrisponde
alla vita reale; un copione fatto di bugie, di apparenza, di
sfarzo, di segreti inconfessabili, di un passato da riscattare.
Se ti mostri per quello che sei, Getsemani non è il posto
adatto per te; ma se invece reciti una parte, magari quella
di un imprenditore facoltoso e ambizioso, per cui il primo comandamento
è "fai di tutto perché gli altri ti invidino",
allora il quartiere Getsemani, capitale delle falsità,
ti accoglierà a braccia aperte.
Questo romanzo tagliente e ben scritto è un romanzo di
storie. Storie che s'intrecciano tra loro con un'agilità
felina, da contorsionisti ben affiatati. Ogni storia rivela
uno specchio di realtà che a volte fa ridere per la sua
ridicolaggine, e a volte fa piangere per la sua tragica verosimiglianza.
Abate scrive così, dritto al cuore. Può farti
piangere o ridere con la stessa semplicità, e spesso
nella stessa pagina. La sua è una scrittura sanguigna,
scevra di fronzoli. Abate non scrive. Abate taglia. Taglia le
pagine col suo stile secco e incisivo. Abate viviseziona la
realtà per farci capire dove stiamo andando. La sua mano
è ben ferma, e i suoi occhi sono attenti.
Le storie di Getsemani, dei vari abitanti di questo quartiere
alla moda, sono maledettamente verosimili. Molte persone riconosceranno
in Antonio, costretto a correre ogni santa mattina per smaltire
la pancetta e far contenta sua moglie, qualche vicino o amico,
riconosceranno nella snob Leida qualche amica di liceo, riconosceranno
nel manager di gestione del tempo qualche bastardo presso cui
l'azienda ci ha mandato a fare qualche ridicolo stage, e riconosceranno
in ognuno dei personaggi qualche viso conosciuto. Il lettore
non riconoscerà soltanto i personaggi, ma anche la voglia
di riscatto, le pulsioni, i bisogni e i desideri che spingono
i personaggi. Quella voglia di riscatto, quelle pulsioni che
a volte diventano incontrollabili fino a farci deragliare dai
nostri binari, per portarci verso strade pericolose e da cui
non si può tornare indietro…
Francesco Abate scrive la realtà. Mette a nudo i vizi,
le debolezze e le contraddizioni di una società di consumisti,
schiavi della televisione, impero dell'apparire. Il talento
di Abate è quello di raccontarci la realtà senza
annoiarci. Le sue parole scivolano via che è un piacere,
soprattutto quando le storie si intersecano, i nodi si fanno
troppo stretti, ed è pressante la voglia di sapere cosa
succederà, perché comunque questo romanzo ha una
natura fatta di tensione, un'anima noir, e il lettore vuole
arrivare alla fine sbranando le pagine. E quando alla fine del
libro vi arriverà, la rivelazione finale sarà
una bella botta.
Questo è il terzo libro di Francesco Abate, scrittore
e giornalista cagliaritano. Dopo Mr. Dabolina e Il Cattivo cronista,
lo scrittore sardo ci regala un'opera ancora più innovativa
dei libri precedenti. Lo stile sferzante e ironico di Abate
si fa ancora più vivace e veloce, e ascoltare le sue
parole è sempre un piacere.
Questo è un libro da leggere per capire cosa stiamo diventando,
o cosa vogliono farci diventare, perché alla fine Getsemani
non è soltanto un quartiere: Getsemani è la realtà,
è uno stato di coscienza, è una sorta di Matrix.
Non perdetevi in Getsemani.
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| DATA:
11 dicembre 2006
TITOLO: "Getsemani" di Davide Tolu
FONTE: www.davidetolu.it |
Come
ogni estate, dal mare del litorale di Cagliari riemerge una
misteriosa croce di marmo a ricordare un morto il cui nome non
si legge più. Ma attenzione, la Sardegna di Abate non
è quella che si immagina, la terra incantata e stereotipata
nei suoi miti e leggende. La Cagliari di Gestemani è
moderna e spietata, confondibile con una qualsiasi città
del nord. Moderni e spietati sono pure i suoi abitanti, naufraghi
alla deriva senza ideali a cui aggrapparsi.
La storia si apre con una rapina in una banca a Getsemani, un
ricco quartiere residenziale sorto dove un tempo si stendeva
un uliveto secolare. Un nome che non promette nulla di buono,
dice uno dei personaggi. Qui una donna armata tiene sotto tiro
tre ostaggi. Ma neppure questo è quel che si immagina.
Abate è stato maestro nello smontare supposizioni e pregiudizi.
Le vite di uomini e donne molto diversi tra loro ma ugualmente
disperati si incrociano e si intrecciano, e questo strano sodalizio
costituirà la salvezza per tutti loro. Abate descrive
il goffo Antonio schiavizzato da una moglie sanguisuga, e il
giovane e bello Efrem con la medesima simpatia e bonarietà,
e fa tirare i fili della storia ad una donna intelligente e
marionettista consapevole, l’avvocato Martina Moro. Parte
come un poliziesco, si sviluppa come un giallo, infine diventa
romanzo psicologico e generazionale. Dal Mister Dabolina, suo
romanzo d’esordio, il talento narrativo di Abate non ha
fatto altro che migliorare, lanciandosi coraggiosamente anche
nell’utilizzo di un linguaggio originale, scolpito e lapidario.
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| DATA:
10 giugno 2006
TITOLO: "Getsemani" di Sara Dellabella
FONTE: Rivista |
Ci
sono luoghi che sembrano essere marchiati da un destino. Nomi
che portano già scritti la loro fine. C'è qualcosa
di innato in ciascuno, una condanna che dall'esistenza porta
ad una fine annunciata da sempre. Questo è Getsemani.
Un quartiere della nuova Cagliari, quella del trionfo edilizio
che ha tentato di sanare l'arsura della provincia con centri
commerciali ed un quartiere di villette a schiera chiamato La
Palma. Ma Getsemani in aramaico è il frantoio ai piedi
dell'uliveto dove il nostro signore Gesù fu tradito,
bastonato ed incatenato. L'orto dei tradimenti è anche
questo quartiere della provincia. Ai segni bisogna stare attenti,
il destino non è solo una questione di fortuna.
Elena (Velena), Mara, Antonio, Efrem e Renzo sono i protagonisti
di questa storia che ricostruisce attraverso continui flash
back le vicende e gli incastri di queste anime che si troveranno
tutti ad affrontare un destino di serie B, difficile e senza
pietà. Sacerdote e confessore di queste anime è
l'avvocato Moro, dove ognuno si ritrova a scrutare lo sguardo
dell'altro con curiosità e sospetto. L'avvocato- regista
delle pene di ciascuno ha capito che per risolvere le ferite
di questi suoi "pazienti" è necessario provocargli
un trauma uguale e contrario. L'ha capito bene che per quanto
la vita di questi poveri cristi non avesse nulla di speciale,
è comunque, tutto quello che loro vogliono recuperare.
A qualunque costo, anche quello della vita.
Sono ricordi, scene, leggende, interpretazione dei segni che
dettano il ritmo di questo romanzo, scarno nelle descrizioni
ma che rende bene i toni spesso tragici della vicenda che sembra
non lasciare molte speranze ai suoi protagonisti. In una narrazione
ciclica che parte dalla fine sarà un film di ricostruzione
della realtà che è sempre differente da ciò
che può sembrare. Una "madonna" in ginocchio
al centro di Getsemani, il centro commerciale, e la ricomposizione
amara di un passato che in certi casi non restituisce anche
un futuro. Un amaro lieto fine che non lascia il sorriso, ma
solo una profonda inquietudine.
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| DATA:
10 giugno 2006
TITOLO: "Vite rampanti e delusioni lavorativo-sentimentali"
di Sergio Pent
FONTE: La Stampa/Tutto libri |
Una
pennellata di noir è sufficiente per determinare l'entità
corale del nuovo romanzo di Francesco Abate, Getsemani (Frassinelli,
pp. 248, €15). Nessuna trama trascinante né colpi
di scena dosati a misura di lettore, ma un ritmico, grottesco
tentativo di raccontare la sfiducia generalizzata del nostro
tempo, in quella dimensione di perenne falsità che caratterizza
le nuove generazioni di arrivisti. Getsemani è il quartiere
di lusso sorto sulla geografia rurale di una località
del Mediterraneo - echi ben vivi di Mamma Sardegna - abitato
da ricchi invisibili come nei romanzi di Ballard Cocaine Nights
e Super-Cannes. Le conflittualità che nascono all'interno
e all'esterno di Getsemani riguardano un gruppo eterogeneo di
personaggi aggrovigliati in vite rampanti e persi in delusioni
lavorativo-sentimentali. L'ingegner Cremaschi che tradisce la
moglie con la sorella gemella di lei, l'edicolante Antonio,
lo studente diabolico Efrem, la segretaria d'avvocati Elena
Velena… Ritrovarli tutti alle prese con una rapina che
finisce nel sangue è quasi inevitabile,così come
è inevitabile che - per certuni – le cose tornino
a posto, in un mondo assurdo quanto fasullo, dove la mancanza
di ideali è il passaporto per ogni nefandezza. E' un
mondo artificiale in cui ci si annulla, come nel lusso fittizio
di tutti i «Getsemani» destinati a esibire la vacuità
dell'uomo moderno.
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| DATA:
16 maggio 2006
TITOLO: "Ostaggi e tradimenti" di Santo Piazzese
FONTE: Cooperazione |
«Getsemani»:
un mondo di perdenti e una rapina in banca nel riuscito giallo
di Francesco Abate.
C'è un destino nei nomi, sostiene qualcuno, ma talvolta
sembra sia la prefigurazione di un destino a determinare la
scelta del nome. Il Getsemani, che dà il titolo al romanzo
di Francesco Abate, è il nome scelto per battezzare un
quartiere residenziale ricavato spianando un antico uliveto
con vista mare, nei dintorni di una città innominata
che molti lettori non avranno difficoltà a identificare
con la fascinosa Cagliari. L'incipit del romanzo richiama la
tecnica di certi film americani, nei quali sagome nerovestite
si muovono a scatti tra penombra e lampi di luce, come in un
salto di fotogramma. Nelle prime pagine di Getsemani, una donna
che sembra circonfusa da un'aura di spietatezza ammiccante tiene
in ostaggio i clienti e gli impiegati della banca locale, assediata
dalla polizia, nel corso di una rapina. Segue un fitto reticolo
di flash back, accompagnati da una puntuale quanto allusiva
scansione meteo, che mettono a fuoco ruoli, trame e collusioni,
fino a ricostruire quello che Sciascia avrebbe definito il contesto
(Cagliari come metafora?).
E al contesto di Getsemani non può essere estraneo il
tradimento. Ma anche lí - come nei luoghi fisici e metafisici
di molti noir di qualità - niente è come appare,
e nel ribaltamento finale risulterà chiara la vera distribuzione
dei ruoli: chi è Cristo, chi Giuda, chi Ponzio Pilato,
fino ai soldati che si contendono ai dadi le vesti di Cristo.
Abate è l'ennesima conferma che oggi la Sardegna è
forse la regione italiana piú interessante dal punto
di vista della produzione letteraria. Ma Getsemani è
tuttaltro che un romanzo «sardo». Anzi, potrebbe
essere spostato pari pari in un qualsivoglia contesto italico.
E ciò lo rende ancora piú inquietante.
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